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Come ho già scritto, mi piace che l’alternarsi delle stagioni si rifletta nel volto della casa. Mese per mese, grandi e piccoli dettagli che mutano, e che dicono: ecco, l’anno scorre.

Ottobre è per me il mese degli ultimi raccolti, e della consapevolezza che, d’ora in avanti, la terra sarà meno generosa: e allora diventa quasi doveroso fare festa con i suoi frutti, siano funghi, pannocchie, zucche, cachi, giuggiole, castagne, noci o nocciole.

Impensabile non trasferire questa atmosfera magica e allo stesso tempo malinconica non solo in ciò che si prepara ma anche nel decoro della tavola, che mai come in questo periodo sa prendere i toni del tramonto e della terra: si veste di tessuti meno sgargianti, si arreda con forme più essenziali, si avvolge di luci più soffuse. E, per una volta, chiama a decorarla non tanto i fiori, quanto i frutti: pannocchie con le loro foglie; piccole zucche ornamentali nelle sfumature del giallo, dell’arancio e del verde; castagne che fanno capolino dai loro ricci. Semplicemente poggiati in un cestino, daranno un effetto più rustico e familiare; disposti in composizioni più complesse e preziose, saranno perfetti per una tavola cittadina.

Quanto ai sapori, è il momento giusto per riscoprire – magari attualizzandoli, ma senza snaturarli – tanti piatti della nostra tradizione contadina, capaci di trarre dallo stesso ingrediente di base zuppe, polente, secondi e dolci. Un patrimonio infinito di flessibilità e saggezza di cui, davvero, non dovremmo smettere di fare tesoro.