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Improvvisare un pranzo o una cena è senza dubbio ben più difficile che non improvvisare un caffè o un aperitivo. Le varianti sono infatti numerose: un menu estivo è diverso da uno invernale, un pranzo è meno impegnativo di una cena e aggiungere un posto a tavola non è la stessa cosa che aggiungerne quattro. Infine, molto dipende dallo stile di vita e di cucina di chi invita. Per questi motivi, è praticamente impossibile proporre un elenco di indispensabili che possa andare bene per tutti: molto democraticamente, vi dirò cosa tengo abitualmente io, che cucino in modo decisamente classico. L’obiettivo è di mettere in tavola – in un contesto di totale improvvisazione – al massimo nel giro di un’ora un menu di tre portate: primo, secondo e contorno, dolce. E ovviamente un leggero aperitivo, per cui vi rimando al post precedente.

Piatto forte sarà, ovviamente, il primo, motivo per cui in dispensa non dovranno mai mancare pasta e riso. Se la prima è gradita praticamente a tutti, il secondo è anche a prova di intolleranze; inoltre un buon risotto si può preparare praticamente con qualunque verdura, o anche lasciare in bianco, e risolve tre quarti di un menu. Da me non manca mai ciò che serve per prepararlo: cipolla, vino o brandy, parmigiano, due grandi classici come zafferano e porcini secchi (ma come si diceva, quasi ogni verdura può andar bene), e una scorta di brodo congelato. Quest’ultimo non è tassativo: anche se abitualmente non lo uso, in caso di emergenza può andar bene anche il brodo di dado. Sul fronte pasta, improvvisare un sugo è talmente semplice e nelle corde di noi italiani che non c’è davvero bisogno di dare consigli. Per chi invece preferisce un primo più leggero, segnalo altri due articoli da tenere presenti come scorta tattica: patate e piselli che, con l’aggiunta dell’immancabile cipolla, consentono di impiattare in pochissimo tempo un’ottima crema di verdura adattabile a tutte le stagioni. Va da sé che disporre della verdura fresca è molto meglio: tuttavia, visto che qui si parla di situazioni d’emergenza, per i piselli ci si può anche accontentare del surgelato.

Più ostico il fronte dei secondi. Qui, salvo non aver appena fatto la spesa, la cosa più semplice è ripiegare su alimenti freddi stile “comprato e mangiato”: il che, s’intende, non vuole dire mettere in tavola schifezze. Se, come nel mio caso, vivete con dei grandi mangiatori di formaggio, riuscirete senza sforzi a metterne insieme un piatto di tutto rispetto, da abbinare a miele, mostarda, gelatina di limoni, composta di cipolle rosse. Utile anche tenere in frigo un trancio di bresaola, speck o salamino: sono appetitosi, durano abbastanza a lungo e hanno il vantaggio di poter essere tagliati anche a coltello. Per chi non amasse latticini o carne è bene tenere sempre a disposizione del tonno, rigorosamente in filetti sottovetro. Tuttavia, in tema di secondi – allergie permettendo – il vero jolly sono le uova: pronte in un attimo, versatili nella cottura come nessun altro cibo, si prestano ad una varietà di interpretazioni culinarie che non ha eguali. Per quel che mi riguarda, impensabile averne in frigo meno di 12.

Il pane, purtroppo, non si può preparare espresso. Se non vi piace tenerne una scorta in freezer, l’unica alternativa è ricorrere a grissini o altri prodotti da forno secchi. Per fortuna, cercando con un po’ di pazienza, anche nella grande distribuzione se ne trovano di interessanti e non banali.

Sul fronte contorno, la mia prima scelta sono le patate: lessate e servite tiepide in insalata o arrostite, calde e croccanti, piacciono quasi a tutti e si fanno praticamente da sole. In alternativa, si può ricorrere alle carote, che pure hanno il pregio di conservarsi a lungo: cotte a vapore, brasate con burro o olio oppure fresche in insalata, sono buone, si abbinano a quasi tutti i piatti e danno alla tavola quel tocco di colore che non guasta.

Infine, il dolce. Qui secondo me la maggiore risorsa è il gelato. Nel mio freezer non mancano mai un barattolo alla vaniglia ed uno al cioccolato. Secondo la stagione e l’occasione, li abbino a: liquore (cognac per la vaniglia, cherry o cointreau per la cioccolata); frutta sciroppata (pesche per la vaniglia, pere per la cioccolata); salsa ai frutti di bosco (fatta espressa con quelli surgelati, che pure ho sempre in casa); salsa calda al cioccolato; caffè.

Non potrà poi mancare una minima dotazione di vini. Se non siete esperti bevitori (nel qual caso avrete certo una cantina ben fornita), un bianco secco, un rosso leggero ed uno più corposo – direi locali, che le risorse in Italia non ci mancano – direi che possono bastare.

Un buon caffè o una tisana completeranno egregiamente un menu che, con un po’ di pratica, ci consentirà di conciliare senza stress convivialità e sopravvivenza. Se chiudere la cena offrendo una scelta di superalcolici, lo lascio decidere a ciascuno, ma invitando alla saggezza: sono proprio quelli a portare il tasso del sangue oltre il livello per cui si rischia il sequestro della patente, o peggio.

Finiamo con due parole sul servizio. La tavola sarà la stessa che suggerivo qui, alla voce “Volersi bene”: semplice ma curata, con doppio bicchiere e, potendo, doppia forchetta. Consiglio solo di fare uno sforzo in più e usare per tutte le portate piatti e posate di servizio, senza cedere alla tentazione di impiattare: per quanto informale sia l’occasione, è un tocco che fa la differenza.