Volersi bene

Volersi bene, capitolo 4. Mangiare sul divano

Ecco un gesto che può essere un po’ malinconico come decisamente gratificante, secondo il modo in cui decidiamo di gestirlo. E visto che qui si parla di volersi bene, alzando gli standard che ci riserviamo abitualmente, non ci sono dubbi su quale sarà l’obiettivo: trasformare il più potenzialmente fantozziano dei comportamenti domestici in un gesto di amore per noi stessi; come sempre, ovviamente, in semplicità e senza stress.

L’idea è quella di concederci una tantum qualcosa di veramente piacevole e fuori dai nostri schemi abituali. Si, perché secondo me il mangiare sul divano, sia leggendo un bel libro che guardano in santa pace la tv, dovrebbe essere una situazione eccezionale, e non un’abitudine quotidiana: altrimenti che trasgressione è? Quindi bando alla pigrizia, e concediamoci questo momento solo quanto abbiamo davvero voglia di coccolarci un po’.

La situazione ideale prevede: un po’ di tempo libero prima e dopo, da dedicare solo e soltanto a noi; assenza di coinquilini molesti di qualsivoglia età, sesso, legame di parentela che ci consenta silenzio, padronanza dell’intero divano e – se vogliamo guardare la tv – dominio assoluto sul telecomando; frigo e dispensa forniti per la preparazione di un piatto che ci piaccia in modo particolare.

Le tappe potrebbero essere queste: cucina (ma vale anche ordinare la pizza); bagno o doccia rilassante con successiva adozione di abbigliamento comodo ma non per questo trascurato (qualche ottimo suggerimento qui); parcheggio sul divano, dove avremo organizzato le cose in modo da doverci alzare il meno possibile.

Cosa predisporre? Vicino al divano, tutti abbiamo un tavolino: lì sistemeremo il nostro pranzo/cena, che sarà all’insegna del semplice ma gratificante; secondo i nostri gusti, potrà essere una zuppa, un sandwich, una pizza, una bella insalatona, o qualsiasi altra cosa che ci faccia sentire bene. Ovviamente alle pietanze si affiancheranno una caraffa d’acqua e un bicchiere di buon vino o una bibita. Da non dimenticare un tocco di dolce: non necessariamente un prodotto di pasticceria, può andare benissimo anche della frutta, magari tagliata a fette e arricchita con una spolverata di zucchero e una spruzzata di limone o – perché no? – di maraschino.

A questo punto non potrà mancare un vassoio con supporto, per intenderci di quelli da colazione a letto: lo correderemo di tovaglietta e lo apparecchieremo con ogni cura, se pur limitandoci al minimo indispensabile, quindi ce lo piazzeremo comodamente sulle ginocchia, facendone il nostro tavolo. Se il nostro menu prevede più portate, ulteriori piatti e posate ci aspetteranno sempre accanto al divano. Allungandoci appena, potremo così tranquillamente servirci di quello che aspetta solo di essere gustato, e goderci in santa pace un meritato pasto in tutto relax.

20 pensieri riguardo “Volersi bene, capitolo 4. Mangiare sul divano”

  1. mmmmh! non mi piace proprio mangiare sul divano….lo trovo scomodissimo e anche un po’ da malati…credo di non averlo mai fatto così come la colazione a letto, non fanno proprio per me…ha avuto modo in questi ultimi 3 giorni di stare un po’ da sola e anche se ho fatto tutto il resto che proponi (bagno rilassante, abbigliamento comdo, telecomando, libro)ho sempre cenato al tavolo comoda comoda coccolandomi pure con piatti e mise en place 🙂 però ho visto di recente un vassoio apposito per queste cose, praticamente ha attaccato sotto un sacco pieno di palline di polistirolo che puoi appoggiare direttamente sulle ginocchia così prende la forma adatta per stare dritto e fermo. Mi sono spiegata bene?

    1. Sulla colazione a letto sono della tua stessa idea, anche a me fa malato o, al limite, bambino piccolo (la servo solo ai miei figli il giorno del compleanno). Invece mangiare sul divano mi piace proprio: forse perché non mi capita praticamente mai di restare a casa da sola, le rare volte che succede me la godo proprio!
      ps non ho mai visto il vassoio che descrivi, ma temo che rischierei di farci la fine di Fracchia con la poltrona 😦

  2. Personalmente trovo fantozziano non tanto il sedersi sul divano a mangiare, quanto il fatto di programmarlo in anticipo.

    Trovo abbastanza risibile, per fare un esempio, decidere in questo momento (lunedi sera) che mercoledi all’una consumerò il pasto sul divano, con tanto di estenuanti preparativi per la cerimonia, che includono frigo ben fornito, abbigliamento comodo ma dignitoso, vassoietti e tovagliette, piattini, tazzine, posatine e via discorrendo.

    Io credo che l’aver voglia di sedersi sul divano a mangiare sia una decisione per così dire estemporanea da effettuarsi, appunto, eccezionalmente ( e si spera non una tantum, che significa “una sola volta” ) giusto per stravaccarsi sul divano in tuta e calzettoni e ruttare in piena libertà, sennò che momento di relax è ???

    1. io invece penso che si possa anche programmare…mi spiego meglio, se in genere la situazione non lo permette, vuoi perchè c’è una famiglia da accudire, vuoi perchè il divano non è libero, se si intravede un qualsiasi giorno predisposto alla cosa, perchè non programmarlo? a me succede con il bagno nella vasca ( e non vi dico che tipo di vasca, ahahahaha) dato che è uno dei momenti che adoro di più lo scelgo con cura specialmente quando so che nessuno in casa può disturbarmi e poi accendo candele, spengo la luce e mi prendo pure un libro anche se la luce è fioca, ma mi da proprio un senso di coccola calda 😉

  3. Io ho due versioni della cena sul divano. Una e’ da sola quando Stefano e’ via x lavoro; metto a letto le bimbe e mi preparo alla mia serata che spesso prevede una confortante minestrina di dado (lo so… Pero’ mi fa star bene e mi coccola), qualche avanzo gustoso e certamente cioccolato. Uso un grande cuscino come base visto che non ho il vassoio “da letto” e sistemo tutto l’occorrente su un tavolino; tisana e maschera di bellezza per finire. Poi c’e’ la versione a due, di domenica, quando siamo stanchi e c’e’ qualcosa che voglio vedere in tv io mi piazzo sul divano e il marito prepara le leccornie: stuzzichini, bruschettine, magari qualche avanzo dal pranzo, plateau di formaggi, un buon bicchiere di vino. Adoro queste serate, ancora piu’ belle se non troppo frequenti, altrimenti diventa sciatteria

    1. Sulla minestrina di dado, direi che – gastronomicamente parlando – ognuno ha le sue perversioni: anzi, potremmo fare un post di outing collettivo…
      Sulla cena a due, noi abbiamo da sempre l’abitudine di cenare coi bambini e le rare volte che siamo senza… fuggiamo al ristorante! In compenso spesso ci regaliamo dei dopocena sfiziosi, prevalentemente a base di dolci e liquore (pochissimo, cosa credete): e anche da noi lo specialista è il marito 😉

      1. Ecco la mia più grave perversione: adoro il purè fatto a regola d’arte (mia nonna lo faceva squisito, bello gonfio, e anche io lo riesco a fare molto buono), ma ogni tanto devo assolutamente farmi un po’ di quello in busta…delizioso!!!

  4. Anche se la tentazione di un desinare sui triclini potrebbe risultare accattivante, poiché rifuggo e dall’uno (il divano) e dall’altra (la televisione), devo dire che è una situazione che non mi si prospetta.
    Preferisco ricercare la comodità in altri modi, ma concordo sulla necessità di non venir mai meno alle regole fondamentali del buon vivere: un gentiluomo usa le pinze per lo zucchero anche quando beve il tè da solo.

    1. Chissà perchè immaginare una di noi che prende un tè/caffè da sola mi da un senso di relax….invece la tua frase sul gentiluomo mi ha messo tristezza 😦
      P.S. ma cosa sono i “triclini”? ( che poi avevo letto e scritto triCIclini!)

      1. @Blasé: immaginavo non fossi il tipo che mangia sul divano. Tieni però conto che, per chi passa la giornata a correre a destra e a sinistra, compresi intermezzi automobilistici nel caotico traffico cittadino, può diventare un evento memorabile.
        Ci tengo però a precisare che io, sul divano, mangio seduta: il mio amore per la classicità non arriva a tanto 😉

        @Katia: i triclini erano appunto i letti stesi sui quali si mangiava nell’antichità. Però mi spieghi perché un gentiluomo che, pur se da solo, non perde l’eleganza dei modi ti mette tristezza? A me sembra una gran bella cosa, invece.

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