Bambini, Occasioni, Ricevere

Ricevere coi bambini. Premessa. Educare alla tavola

“I bambini imparano ciò che vivono” è il titolo di una bellissima poesia che molti reparti di maternità regalano alle neomamme (se non la conoscete, potete leggerla qui). Ed è proprio vero, in tutti i campi, compresi il mangiare e lo stare a tavola. Anche questo fa parte dell’educazione, e va curato con pazienza, attenzione e – appunto – buon esempio.

Un rapporto sano ed equilibrato con il cibo è infatti fondamentale per il benessere dei nostri piccoli: pessime abitudini alimentari tollerate, se non addirittura incoraggiate, nella prima infanzia diventano difficili da sradicare, e possono purtroppo avere pesanti ripercussioni sulla salute già in età scolare. E poiché una buona relazione col cibo non si costruisce solo mangiando in modo sano ed equilibrato, ma anche vivendo il pasto come momento di piacevole condivisione, mi sento di caldeggiare – compatibilmente con le nostre possibilità, ovviamente – la presenza dei bambini alla tavola quotidiana fin da piccolissimi.

Ancora minuscoli, se sono svegli possono stare nella carrozzina prima e nella sdraietta poi mentre mamma, papà ed eventuali fratellini pranzano o cenano assieme. In età da seggiolone, anche se hanno già mangiato possono comunque restare a tavola con un giochino o un libro, e magari un cucchiaino con cui – volendo e potendo – fare qualche incursione nel piatto dei grandi. Non sembra, ma anche solo immergersi nei profumi della tavola familiare è un modo per educare il gusto.

Il prima possibile, poi, passeranno direttamente a consumare i pasti con il resto della famiglia: e anche se questo inevitabilmente implicherà per qualche tempo menu almeno in parte separati, aiuterà i nostri cuccioli ad assorbire in modo assolutamente naturale le regole di base del buon stare a tavola. Certo, saremo comunque costretti a salmodiare per anni raccomandazioni tipo “mastica a bocca chiusa, parla a bocca vuota, pulisci la bocca prima di bere, metti le posate sul piatto”: ma vedere che mamma e papà fanno abitualmente così sarà senz’altro il primo e più importante stimolo per comportarsi in modo appropriato.

Per lo stesso motivo, anche l’apparecchiatura andrà il più possibile adeguata al resto della famiglia, fino a  portare – non più tardi dei sei anni –  a sostituire stoviglie infrangibili e bavaglini con piatti, bicchieri e tovaglioli uguali a quelli di mamma e papà. In particolare, non neghiamo loro l’uso del coltello (ovviamente di misura appropriata) temendo chissà quali catastrofi: bambini delle elementari che non sanno tagliare il cibo non si possono proprio vedere!

Il discorso fatto fin qui vale ovviamente, e soprattutto, anche per il gusto: più li abitueremo da piccolissimi al sapore vero delle cose – e ancora, quale miglior esempio di una tavola dove si mangia sano, variato, e con piacere? – più facile sarà sottrarli alla schiavitù alimentare dei prodotti pronti. Non sembra, ma l’appiattimento dei sapori causato dall’abuso di aromi (naturali o artificiali che siano) rende difficile accettare – per fare un esempio banale – che le mele abbiano ciascuna il proprio sapore, e non tutte il medesimo gusto dolciastro: risultato, far mangiare molti alimenti diventa un’impresa.

Quel sant’uomo del mio pediatra (normalissimo medico di base, mica chissà che luminare) mi ha categoricamente vietato di svezzare con liofilizzati e omogeneizzati: latte (se possibile materno) fino al sesto mese compiuto, qualche settimana di integrazioni a base di frutta grattugiata e creme vegetali e poi via di carne e pesce veri, cotti a vapore e frullati. Per un motivo di maggiore salubrità e di migliore controllo dell’insorgenza di eventuali intolleranze, innanzi tutto, ma anche per educare precocemente alla diversità dei sapori e alla differente consistenza delle pappe rispetto al latte.  Ottimi consigli, che mi hanno consentito di superare la delicatissima fase dello svezzamento senza particolari difficoltà: e vista la fatica di tante amiche nel traghettare i figli dalle pappette al cibo vero, non gli sarò mai abbastanza grata…

13 thoughts on “Ricevere coi bambini. Premessa. Educare alla tavola”

  1. L’educazione al gusto, come giustamente rileva Donna Bianca, deve essere coltivata come pratica quotidiana fin dalla più tenera età. Perché, in fondo, sono proprio i profumi dell’infanzia che definiscono il nostro imprinting e dunque la nostra capacità futura di saper scegliere, apprezzare e godere. E tutto questo a vasto raggio, senza fissarsi ossessivamente sulle madaleins.

    1. Che buffo, con tutte le mamme che leggono questo blog mi va a commentare un dichiarato scapolone impenitente 🙂 Ovviamente sono d’accordo: non è mai troppo presto per educare alla tavola, intesa sia come corretta alimentazione che come momento conviviale. Con te mi pare abbiano fatto un ottimo lavoro 😉

      1. Cara Bianca, concordo pienamente con te. Anche io, nel mio piccolo, ho fatto cosí. Cibi semplici fatti da me e da subito a tavola con noi; anche grazie alla fantastica sedia/seggiolone di Stokke, che le ha consentito di stare efgettivamente a tavola, mangiando, o comunque interagendo, proprio sul medesimo tavolo. Risultato: mangia qualunque cosa purchè non sia “da bambini”, è curiosa per ogni cibo; abituata a mangiare dolci fatti in casa, ogni tanto chiede le merendine che vede in televisione o dai compagni di asilo, ma poi,quando gliele prendo perchè le provi , … non le mangia perchè non le piacciono (e finisce per mangiarle la mamma, di sera e di nascosto, ma questo è… un altro discorso e un altro post!!!)

        1. Le tue merendine sono i miei cornflakes: anche quelli chiesti su suggestione della pubblicità (mannaggia a ‘ste api canterine…), assaggiati e lasciati lì. Purtroppo però non piacciono nemmeno a me e a mio marito, quindi son proprio finiti nella pattumiera. Esperimento non ripetuto, comunque, anche perché fortunatamente entrambi i miei figli hanno molta diffidenza verso i cibi con colori e aspetto “innaturali”. Speriamo che duri 😉

          1. Se ti tocca riprendere i cornflakes, ci sono dei buonissimi biscotti da fare e con il riso soffiato… ricicla per cioccolati croccanti!

      2. Proprio perché “scapolo impenitente” sono molto interessato al comportamento a tavola dei giovani e giovanissimi. Non c’è niente di peggio che dover sopportare una serata da amici funestata da noiosi comportamenti inappropriati che diventano il centro dell’attenzione. Al contrario, è un grandissimo piacere quando la tavola è rallegrata dalle idee e dall’entusiasmo di giovani ben educati e dalla loro capacità di meravigliarsi di fronte alle proposte culinarie.

  2. Fortunatamente, almeno per ora, il motto di mio figlio (che ha due anni e mezzo) è “io assaggio!” che esclama con grande entusiasmo non appena vede arrivare a tavola qualcosa di nuovo. Gli piacciono anche cose un po’ particolari, ad esempio adora la pasta al tartufo (però gliela faccio appena assaggiare perchè i funghi non sono molto indicati per i bambini) ed i cibi etnici, compresi quelli speziati o piccanti.

  3. Rileggevo i post bambini perché ….poi vi racconto e le opinioni esposte coincidono con le mie idee voi siete riuscite anche ad applicarle…spero di riuscirci anche io
    Poi vi farò sapere

    1. Non è impresa facile, bisogna ammetterlo, anche perché il contesto (scuola, amici etc.) spesso rema contro. Però, mettendo in conto alti e bassi, alla fine ce la si fa 🙂

  4. Ciao Bianca
    ho quasi finito un atto e prima di andare a casa ti pongo un ( o meglio una lunga serie di ) quesito?
    Come si insegna ad un bambino a restare a tavola almeno il tempo di mangiare una portata?
    Il mio cucciolo ha la tendenza ad alzarsi spesso, soprattutto a casa dei nonni. Non ti dico mia madre ….che non ha mai avuto bambini degni di questo nome ( da piccola stavo molto con la nonna per il suo lavoro)
    Aggiungi i racconti della cugina nonna adorante di un bambino più piccolo (2 anni e mezzo) che a suo dire dorme o sta seduto fermo??? a guardare qualcosa ( boh…) ed ecco che il nipote diventa l’incarnazione dell’anticristo…
    Io sono abbastanza contenta a casa, mangia e poi vorrebbe la frutta in poltrona ma solo per poter guardare i cartoni animati (durante i pasti la tv è spenta)
    Per il cibo sono contenta, ha fatto molti progressi e mangia anche la pasta con il pomodoro o la carne con il pomodoro ultimo scoglio la pizza, forse perché è buona calda e lui non ama i piatti caldi hai qualche consiglio?
    A che età si lasciano convincere a mangiare la verdura come accompagnamento a carne o pesce? lui ha rifiutato l’insalata e mangiato poi una carota cruda intera (se la taglio e la condisco no) nemmeno le patate lo intrigano comunque io continuo a insistere anche perché se non ricomincio a mangiare secondi con verdura diventerò un bolide
    Quali verdure invernali potrebbero intrigarlo forse il finocchio magari gratinato ( con il prosciutto cotto potrebbe diventare un piatto unico?) il cavolfiore nella pastasciutta non lo ha scartato ma lessato ……
    Le verdure verdi le aborrisce forse un cuore di verza tagliato molto sottile
    Ama la consistenza croccante nei cibi
    Scusa la lunghezza e non sentirti obbligata a rispondere ma sono stufa di madri che guardano con compatimento il mio bimbo dall’alto della (supposta) perfezione del loro pargolo e mi dicono “si deve abituare” sottintendendo “cosa vuoi arriva da chissà dove…” ed inoltre ritengo che molti concepimenti hanno comportato meno investimento emotivo e desiderio del suo arrivo a casa nostra. Detto questo voglio educarlo bene senza alibi e l’educazione a tavola è importante
    Scusa la lunghezza e lo sfogo
    P.S sto rileggendo tutti i tuoi post in successione cronologica e per argomenti e sei sempre più fantastica ( che non si dice ma rende l’idea)

    1. Carissima, per cominciare rivolgerei un affettuoso invito alle madri di pargoli apparentemente perfetti: ma mollateci!!! Non sono teorica della madre imperfetta, intesa come quella che “per non perdere se stessa” dimentica i figli a scuola, non va alle recite, non organizza feste di compleanno e smolla i figli a terzi appena può, ma non reggo nemmeno le madri giudicanti, che oltretutto in molti casi dovrebbero ripassare la parabola evangelica della pagliuzza e della trave.
      Ciò premesso.
      E’ ovviamente più semplice crescere fin dall’inizio un bambino con certe abitudini che insegnargliele più avanti. Non ho esperienza diretta di questa situazione ma ho diverse amiche che l’hanno vissuta, e per quel che ho visto la ricetta è una sola: pazienza, amore e buon esempio. E poi ancora pazienza.
      Nessun bambino – salvo non lo si ipnotizzi – sta volentieri a tavola, soprattutto se i tempi sono lunghi, magari sta scomodo, e i grandi fanno discorsi che non lo coinvolgono. Per abituarlo a vivere il pasto come un momento piacevole, oltre a mediare tra dieta equilibrata e gusto, bisogna che sia fisicamente a suo agio (sedia alla giusta altezza, stoviglie a misura etc.) e che un pochino si diverta. Il che ovviamente non vuol dire trasformare la tavola in un circo equestre, ma coinvolgerlo raccontando storie, facendo giochi di parole, discutendo con lui dei suoi amici (ma forse è ancora piccolo) oppure dei giochi o dei programmi preferiti. Non sai le avventure che ci inventavamo io e mio marito quando i ragazzi erano piccoli, protagonista quel che avevano nel piatto! Loro ascoltavano, partecipavano, aggiungevano e… mangiavano! I discorsi “da grandi”, per capirci, erano riservati ai momenti tra adulti: se a tavola c’erano bambini, si conversava di cose a loro portata. In questo modo almeno il pericolo della noia, sempre ovviamente se si conteneva lo stare a tavola in tempi accettabili (massimo mezz’ora) era scampato.
      E passiamo alle amate/odiate verdure. Ecco, su questo tema sono l’ultima che può parlare. Ho due figli educati allo stesso modo, la verdura in tavola c’è sempre (spesso più di una) ma uno ci vivrebbe e l’altro la guarda a malapena. E allora anche qui: in primo luogo è questione di gusto personale, che nel caso del tuo bimbo probabilmente è stato anche “imprintato” con sapori diversi da quelli che trova ora a tavola, e con cui un po’ alla volta deve fare amicizia. Prova con la tecnica dell’esempio. Se a te piace la verdura, portala sempre in tavola: vedendo che la gusti con piacere, magari piano piano si incuriosirà anche lui. Nel frattempo, visto che gli piace la consistenza croccante, vai di verdure crude che scrocchiano: carota, finocchio, insalata iceberg, se ti piace osare anche cetriolo e peperone. Prova a proporglieli in pinzimonio, di solito ai bambini piace anche perché si può mangiare con le mani. Non sarà una gran scelta, ma è per cominciare. Poi andando avanti si vedrà…

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