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Volersi bene, capitolo 5. La colazione del dì di festa

Abbiamo visto qui quanto poco basti per rendere più piacevole la colazione quotidiana. Con solo un piccolo sforzo in più, possiamo far sì che l’appuntamento con il risveglio domenicale sia ancora migliore. Anche qui, senza stress e ansie da prestazione: semplicità e organizzazione sono tutto quello che ci serve.

Prima di parlare di cibarie, chiariamo qualche aspetto di base. Se la vostra domenica ideale prevede  lo stare sotto le coperte fino a mezzogiorno e poi andare direttamente a pranzo, passate pure oltre. L’idea è infatti di condividere qualche proposta per una colazione in coppia, o in famiglia, gustosa e coccolosa, da godersi in tutta calma e per cominciare la giornata con serenità e buonumore: tuttavia, poiché festa è anche sinonimo di riposo, non proporrò assolutamente nulla che richieda alzatacce.

Ma veniamo al dunque. L’obiettivo è di mettere in tavola qualcosa di diverso dal solito, ma restando nei confini della classica colazione italiana, dove è il dolce a farla da padrone. Può essere una sana e vecchia torta, in tutte le sue declinazioni, oppure delle cupcakes o meglio ancora dei muffins (pure in numerose varianti possibili) purché rigorosamente di grande formato: tutte queste cose hanno il vantaggio che si possono preparare prima, e piacciono sempre. Personalmente però preferisco qualcosa di diverso, da fare espresso, mentre l’acqua per il tè si scalda e la moka borbotta sul fornello: il più delle volte, la mia scelta cade su crêpes, pancakes o (passione dell’ultimo anno) waffles.

Le prime sono piuttosto semplici da preparare (soprattutto se si ha l’apposita piastra), sono un classico e vanno sempre a ruba. Servite con vari tipi di marmellata e/o crema alla nocciola, esili come sono deliziano il palato senza appesantire eccessivamente.

I pancakes invece mi piacciono perché mi fanno tornare la bambina che sognava di assaggiare le misteriose “frittelle” di cui erano così golosi Qui, Quo e Qua: quando mi hanno regalato “Il Manuale di Nonna Papera”, mio primo e indimenticabile libro di cucina, sono stati la prima cosa che ho preparato. Adesso utilizzo un’altra ricetta, ma la sensazione di essere un po’ a Paperopoli ogni volta che li mangio mi è rimasta! Persino più facili da preparare delle crêpes, sono golosissimi con una colata di sciroppo d’acero ma si abbinano benissimo anche alla marmellata o al cioccolato fuso.

Infine, i waffles. Richiedono più tempo, più programmazione e soprattutto l’apposita piastra: ne esistono di magnifiche e molto costose, e altre decisamente più proletarie. Al momento ho una delle seconde, che ho preso per curiosità in un discount non pensando che il risultato mi sarebbe piaciuto così tanto: non è il massimo, ma mi accontento. Se fare i waffles è un po’ complicato, ci vuole anche una certa pianificazione per avere la disponibilità degli ingredienti di contorno. Sciroppo d’acero e cioccolato fuso vanno benissimo (in estate, anche il gelato), ma per me il trionfo dei waffles è dato da una copertura di panna montata (vera, mi raccomando) e frutta, in particolare frutti di bosco: fragole, lamponi, more o mirtilli, van bene tutti, da soli o in compagnia, purché rigorosamente freschi.

Chiudiamo con il solito cenno al servizio. Il maggior tempo a disposizione, sia per preparare che per consumare la nostra colazione, invogliano a curare la tavola più che nel quotidiano, tanto nelle stoviglie che nel decoro. Quanto di più, dipende solo da noi. Per quanto mi riguarda, si può arrivare a mettere mano alle cose più belle, non dico sempre, ma almeno in qualche occasione speciale: un compleanno, un anniversario, o semplicemente un giorno in cui ne abbiamo voglia. Non dimentichiamolo mai: siamo noi, i nostri ospiti più importanti.

14 pensieri riguardo “Volersi bene, capitolo 5. La colazione del dì di festa”

  1. “La colazione è il pasto più importante della giornata” ormai è risaputo! e come ho già detto mi sveglio la mattina e già sento i crampi della fame :(ogni tanto tento di mettere insieme la famiglia per questa occasione ma è sempre più difficile, gli orari di risveglio sono molto diversi anche la domenica, intanto il marito è un cacciatore perciò nel periodo di caccia si alza troppo presto per partecipare, e le figlie facendo le ore piccole per uscire preferiscono stare a letto un po’ più a lungo, però quando erano più piccole adoravano (come del resto ora) le pancake. Me le fece conoscere quasi 30 anni fa una signora che venne a casa di mia madre per fare la dimostrazione delle pentole AMC, lei le chiamava “focaccine del mattino” ed io non sapevo ancora che esistessero! Comunque è sempre molto quotato anche il pane tostato con burro e marmellata! L’attrezzo per i waffel da 19 euro ce l’ho anch’io e funziona benissimo però è raro che lo usi per la colazione! A tal proposito…hai la tua ricetta da darci per farli?

    1. Inutile mentire, la ricetta è quella della macchinetta proletaria, con qualche variazione: meno zucchero, solo a velo, e non vanigliato; in compenso ho aggiunto l’essenza di vaniglia (non la vanillina!).
      Volentieri la condivido, nella dose per 6 waffles (sempre della medesima macchinetta, che li fa quadrati e – ahimè – ne fa solo due alla volta).
      2 uova – 100 gr di burro a temperatura ambiente – 100 gr di zucchero a velo – 200 gr di farina auto lievitante – 150 ml di latte – essenza di vaniglia.
      Montare a neve il burro, aggiungere zucchero, uova, farina. Aggiungere poco alla volta il latte e quindi l’essenza di vaniglia, sbattendo bene con la frusta elettrica per far gonfiare l’impasto. Cuocere e servire – secondo i gusti – con panna montata e frutta, sciroppo d’acero o cioccolato fuso.
      Ne esistono versioni più elaborate ma io preferisco questa proprio perché basica e quindi più eclettica.

          1. e poi si è già stufata anche Csaba di questa! forse l’enorme spesa non è giustamente ripagata…meglio iniziare con qualcosa di più umile.

          2. mmm… ogni anno sono tentata di comprarmi il fratellone originale, ma davvero sono troppi troppi soldi.
            perció aspetto che la piastra x i waffle arrivi su qualche sito di vendite on line che frequento, o da lidl, che spesso ha ottimi arnesi a prezzi ragionevoli 🙂

  2. dove si compra quella proletaria? mi hanno detto che si trovano comunementre a Bruxelles ma qui da noi?
    Per quanto riguarda la colazione domenicale io di solito mi vizio in pasticceria… io e mio marito davanti a caffè tè pasticcini e giornali letti per una volta in tutta calma…ma qualche rara volta mi è capitato anche di farla a casa (pochissime a dire il vero) in quelle occasioni ho riproposto la nostra classica colazione settimanale però apparecchiando con la tovaglia da tè ricamata di mia nonna e non con le mie classiche americane colorate e si lo ammetto ho sempre reciso una rosellina dal mio balcone mettendola in un semplice bicchiere…patetico ne sono consapevole ma è solo 1 anno e 2 mesi che siamo sposati e mi sembrava una cosa tanto romantica…ora invece mi sembra quasi di fare outing….ps anche per me il manuale di nonna papera è stato il mio primo libro di cucina…ma quanto era buono il salame dolce?!! baci baci baci ale

    1. La mia l’ho presa qui, ma era una di quelle offerte temporanee che fanno ogni tanto. Forse però cercando su Internet la trovi. Ah il salame dolce me l’ha ordinato la figlia per il compleanno con le amiche. E’ come il little black dress: un grande classico che non passa mai di moda 😀 !

  3. Accidenti quante cose mi sono persa su quel manuale!!! io avevo quello delle giovani marmotte invece e ne ero affascinata! Non ricordo neppure che ci fosse anche quello di nonna papera ma le Apple pie che metteva a freddare sulla finestra avrei sempre voluto assaggiarle! ….mi ci sono voluti un po’ di anni prima di riuscire a farlo 😦 “Me tapina!”

    1. Ah io li avevo entrambi (sempre stata accanita fan dei paperi). Quello di Nonna Papera ce l’ho ancora, e – udite udite – ogni tanto lo uso pure! Uno dei miei must da colazione è ancora il “ciambellone di Achille” 😀

      1. La redattrice del manuale di Nonna Papera è attualmente ai vertici dell’agenzia nazionale di valutazione della produzione scientifica universitaria (ANVUR), Non scherzo… Gli schemi che ha predisposto sono infatti stati ribattezzati dai critici e detrattori come “le ricette di Nonna Papera”.

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