Tag

, , , ,

L’ideale in una casa dove si riceve spesso sarebbe avere almeno tre servizi di piatti: uno per l’uso quotidiano, un secondo per le occasioni informali e un terzo per quelle davvero speciali. Tuttavia, visto che questi sono post dedicati al corredo essenziale, direi che in effetti ci si può benissimo giostrare anche con due servizi: uno per l’uso quotidiano ed uno per le occasioni speciali.

Il servizio da tutti i giorni dovrebbe comprendere una pezzatura minima sufficiente a coprire due pasti nell’arco della giornata, con – se possibile – una piccola riserva che consenta di utilizzarlo in caso di inviti improvvisati o per un’eventuale tavola dei bambini. Questo significa almeno sei coperti se siamo in due o tre, almeno otto/dieci se siamo in quattro e dodici/quattordici se siamo in cinque o sei: quanto ai pezzi, direi che per l’uso familiare non serve andare oltre il classico trio fondo-piano-dessert; per servire, un piatto ovale, una insalatiera e un piatto da dolce.

Come ho già scritto in precedenza, considero indispensabile riservare alla quotidianità la stessa cura che si mette nell’avere ospiti: quindi sceglieremo piatti semplici ma allo stesso tempo piacevoli e di qualità. Non mortifichiamo la nostra tavola abituale con piatti malconci o, peggio, di dubbia provenienza: marca non significa necessariamente costo elevato, ma in compenso è garanzia di qualità; oggigiorno ci sono moltissime situazioni, anche nella grande distribuzione, che consentono di mettere insieme servizi davvero carini a prezzi più che accessibili, senza per questo rischiare di incappare in materiali di anonima provenienza e magari – nel caso peggiore – di incerta salubrità.

Per quanto concerne invece il servizio delle feste, l’ideale – spazio permettendo – sarebbe prendere comunque per dodici (anche diciotto, se abbiamo grandi spazi e relative possibilità), con almeno un coperto di scorta che ci consenta di ammortizzare senza panico eventuali rotture in corso d’opera. Qui è davvero indispensabile scegliere una marca nota, preferibilmente una manifattura che produce direttamente i suoi pezzi, e non si limita a marchiarli e commercializzarli: questo dovrebbe non solo consentirci di riassortire nel tempo pezzi che dovessero andare rotti o perduti, ma anche darci la possibilità di ampliare negli anni il nostro servizio.

Una volta il servizio “bello” prevedeva per ogni posto tavola una fondina, due piatti piani, un piatto da frutta e uno più piccolo per il dolce. Oggi direi che ci si può tranquillamente limitare anche qui alla triade fondo-piano-dessert, salvo non si abbia l’abitudine di servire antipasti particolarmente impegnativi, o si preferisca non usare la fondina per la pasta (a me fa tanto ristorante, ma in molte case è d’abitudine): in questo caso infatti un secondo piatto piano diventa necessario, soprattutto se non abbiamo l’abitudine di utilizzare il sottopiatto. Quanto ai pezzi a servire, l’indispensabile mi sembrano un paio di piatto ovali, uno tondo, un paio di insalatiere di diverse dimensioni e un piatto da dessert. Se lo spazio lo consente, non trascurerei di valutare un’alzata per la frutta, molto gradevole anche come centrotavola, mentre terrei davvero come sfizio la zuppiera: per quanto bellissima, è davvero ingombrante e anche molto delicata.

Quanto a fogge, colori e fantasie, beh, qui è davvero questione di gusto personale. In linea generale, direi che se non si ha la possibilità di pensare ad un ciclico ricambio del nostro corredo, conviene evitare di cadere nell’eccessivamente modaiolo, tanto per forma che per colore e decoro: il rischio che ci venga rapidamente a noia è purtroppo concreto. Personalmente, caldeggio colori neutri, forme non eccessivamente bizzarre e decori non troppo vistosi. I primi consentiranno di cambiare volto alla tavola ogni volta che vorremo, semplicemente giocando con tovagliato e accessori. Le seconde e i terzi, ahinoi, sono come le rughe: dichiarano immediatamente l’età di un servizio!  E poiché il nostro obiettivo è massimizzare il risultato e minimizzare lo sforzo (anche economico), ecco che evitare un rapido effetto demodé è senz’altro un aspetto da tenere ben presente.