Pasqua, Pic nic, Ricevere

Filosofia del pranzo all’aperto

Come si diceva nei commenti allo scorso post, con il giorno di Pasquetta si apre la stagione dei pranzi all’aperto. In teoria. Perché in pratica, stando alle attuali previsioni, il tempo sarà più che autunnale su gran parte dell’Italia, e non saranno quindi molti a poter godere del tradizionale appuntamento con il desinare agreste.

Aspettando fiduciosi la primavera, ne approfitterei comunque per una veloce carrellata sulle diverse tipologie possibili di pranzo all’aperto, in modo da non farci trovare impreparati all’arrivo – si spera non troppo lontano – della bella stagione, quando affronteremo nel dettaglio organizzazione e gestione delle differenti possibilità.

Direi che possiamo sostanzialmente identificare quattro diverse situazioni: il pranzo vero e proprio, la grigliata, la colazione al sacco e il picnic.

Nel primo caso si parla semplicemente di un pranzo, seduto o a buffet, ambientato fuori casa, di solito su un terrazzo o in un giardino privato. Niente di troppo diverso da una normale situazione domestica, se non per le attenzioni che lo stare all’aperto comporta, sia in termini di confort che di igiene e di gestione pratica.

Nel secondo caso, stretto parente del precedente, le caratteristiche principali sono una irrinunciabile informalità e – per una volta – una netta prevalenza maschile ai fornelli. Le problematiche, in questo caso, sono prevalentemente in tema di sicurezza: responsabilità e attenzione all’ambiente circostante vengono prima di tutto. Letteralmente, con il fuoco non si scherza.

Nel terzo caso abbiamo invece un pranzo da consumare in una situazione di poco confort e discreta improvvisazione: una gita, il più delle volte, ma anche una colazione in ufficio. L’obiettivo principale è nutrirsi in modo pratico, leggero e gustoso mentre si sta facendo altro: un’escursione, la visita di una città d’arte, ma anche – appunto – lo svolgimento della propria attività lavorativa. L’accento non sarà quindi posto sull’aspetto conviviale ma sulla gestibilità.

Nell’ultimo caso abbiamo invece l’apoteosi del mangiare all’aria aperta: scopo dell’occasione è infatti proprio mangiare bene, mollemente adagiati su un prato fiorito e circondati delle maggiori comodità possibili. L’obbiettivo sarà quindi regalarsi pietanze deliziose e allo stesso tempo attrezzare una zona che consenta di consumarle in piacevole confort. E’ chiaramente la situazione più difficile da gestire: gli spazi a disposizione sono pochi (nelle nostre città ci sogniamo i parchi pubblici, mentre i prati sono il più delle volte privati e di difficile accessibilità) e raggiungibili con fatica. Non so a voi, ma a me l’idea di caracollare per sentieri impervi carica di cesti, coperte, cuscini e quant’altro demotiva quanto mangiare sul curvone a due metri dalla macchina: ma non riesco a rinunciarvi, perché la volta che si riesce a creare la situazione ideale, il picnic ha una magia che non ha eguali.

11 pensieri riguardo “Filosofia del pranzo all’aperto”

  1. Io amo mangiare all’aperto. Soprattutto mi diverte preparare una favolosa grigliata , un bel pò di vinello e via… Purtroppo si è persa un pò quest’abitudine che ritorna perlopiù nel periodo della pasquetta.

    1. Intanto ciao, benvenuto e complimenti per il tuo blog, che è davvero interessante! Sulla grigliata mi trovi perfettamente d’accordo: conviviale, divertente, e molto più varia di quel che si pensi: non si griglia solo la carne! Ne riparleremo, ne riparleremo…

  2. Ho davvero voglia di un pranzo all’aperto ma come dici tu ci sara’ da attendere ancora un po’ e se il tempo non si sistema in fretta potrei non avere piu’ occasione perche’ poi inizia il mio lavoro estivo e il sabato e la domenica saro’ impegnata…invece vorrei cimentarmi in un pic nic leggero visto che nelle nostre usanze c’e’ invece la tendenza ad esagerare con il cibo e che poi ci ritroviamo a mangiare sempre piu’ di quel che abbiamo bisogno!

    1. Il tempo è veramente deprimente 😦
      Sul fronte picnic sono d’accordo, si finisce sempre per mangiare troppo: d’altronde diciamolo, cose buone e relax sono la quintessenza di questo genere di appuntamenti 😉

      1. Comunque ho gia’ avuto occasione di farne uno circa un mese fa in una calda quanto rara domenica….soli io e mio marito nella vicina macchia di s.Rossore…un plaid, 2 vasetti di macedonia, qualche sfogliatina alle mele fatte da me, birra, succo di frutta e caffe'(nel thermos ma poco buono)….peccato che siamo arrivati un po’ tardi e il sole se ne e’ andato presto!

  3. I pic nic mi rimandano subito alle immagini della carovana che metteva in moto la bisnonna per assicurare un adeguato servizio anche in queste occasioni: certo non proponibile oggigiorno.
    Per una mia personale idiosincrasia ai movimenti in (e di) massa, per il giorno di Pasquetta prediligo contro-invitare chi si avanza con tali proposte a passare la giornata nel parco di casa: si può avere il piacere del contatto con l’erba e il tenue riparo della rada ombra formita dalle prime foglie sui rami (se la Pasqua non cade troppo presto, come quest’anno), senza per questo rinunciare ad alcun comfort. Per le vettovaglie, pur non potendo disincentivare le offerte di collaborazione, preferisco predisporre tutto il necessario (il rischio di trovarsi con trenta colombe è reale…) per una rustica merenda all’aperto: e durante la giornata non manchi mai il profumo del vino.

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