Tag

, , ,

Daffodil Spring Meadow by J-StuartPasquetta è stata decisamente inclemente, dal punto di vista del meteo, e molti di noi hanno dovuto per forza rimandare l’apertura della stagione dei picnic. Oggi, alle soglie del 25 aprile (altra data topica per questo genere di iniziative), possiamo finalmente parlare di questo incantevole modo di mangiare all’aperto con buona speranza che alla teoria possa seguire la pratica.

Il primo e più importante problema per chi volesse organizzare un picnic è: dove? Poche sono le città italiane che offrono parchi dove si possa mangiare sull’erba senza incappare in bisogni canini, bottiglie rotte, siringhe e altra spazzatura di varia qualità. A quei fortunati posso dire soltanto: beati voi, approfittatene! Gli altri sono infatti costretti a pellegrinare fuori porta alla ricerca di un prato dall’erba di altezza accettabile, non troppo assolato e soprattutto raggiungibile senza eccessive peripezie.

Infatti, dopo il dove, si pone il problema del come raggiungere la meta. Il picnic perfetto richiede – per fortuna, direi –  un contesto difficilmente raggiungibile in auto, più spesso a piedi o al massimo in bicicletta. Va da sé che cibo e attrezzature dovranno adeguarsi: la giornata dev’essere piacevole, non certo un tour de force con i partecipanti trasformati in portatori himalayani.

Certo, tutti sogniamo un picnic all’inglese: un elegante plaid steso a terra, una bella tovaglia, un cesto di vimini attrezzato di tutto punto con piatti e posate vere e un altro cesto termico (magari sempre in vimini, anche se non è così facile da trovare) per cibo e bevande.  Tuttavia, per non rischiare di trasformare il nostro sogno in un incubo, valutiamo bene che la cosa sia fattibile: in alternativa, facciamo buon viso a cattivo gioco e ripieghiamo su qualcosa di più pratico.

Le soluzioni non mancano. In primo luogo (ma questo può valere sempre) privilegiare cibi che non necessitino di essere refrigerati e prepararli in monoporzione: oltre ai classici sandwich, qualunque  quiche, focaccia o torta può essere fatta in versione singola. Allo stesso modo, le insalate (siano di pasta, riso o frutta) si possono predisporre in barattoli monodose, magari già provvisti di posata. Le stesse bevande si possono portare in bottiglietta, da bere con l’aiuto di una bella cannuccia. In tutti i casi, avremo così la possibilità – se del caso – di rinunciare senza problemi a piatti e bicchieri, e all’ingombro conseguente: basteranno un bel plaid, possibilmente rivestito in materiale impermeabile, una tovaglia in tinta, dei tovaglioli anche di carta e il picnic è servito.

Se anche il cesto è di troppo, niente paura: scegliamo dei sacchetti (anche in carta da pane, ma belli e solidi), magari personalizzandoli per ciascun commensale, riempiamoli con un singolo pasto e via nello zaino. Ideale per le gite che richiedono percorsi a piedi un po’ lunghi, questa soluzione consente di girare abbastanza leggeri senza rinunciare ad un tocco di disinvolta eleganza.

I ciclisti sono più fortunati. Esistono in commercio appositi cesti da picnic pensati per la bicicletta, pratici e veramente belli, alcuni persino comprensivi di tavolino: una soluzione forse non tradizionale, ma comoda e divertente.

Per una versione fotografica di questi spunti, e molte altre idee, vi rimando come sempre al mio Pinterest.

Qualunque sia la nostra scelta, non dimentichiamo ovviamente le regole base del picnicqueur educato: in primo luogo, ciò che si porta si riporta a casa, resti di cibo compresi: “tanto è biodegradabile” non autorizza a seminare spazzatura! Poi, massimo rispetto per la natura circostante: non accendiamo fuochi fuori dagli spazi appositamente deputati, non raccogliamo inutilmente fiori, e occhio alle pallonate contro gli alberi, specie se da frutta; per finire, se abbiamo con noi il cane, attenzione a che non si perda o non insidi nidi e tane.

Quanto a cosa gustare nell’occasione, ne parleremo prossimamente.