Ricevere, Stile

“Ho visto cose che voi umani…”, ovvero inviti & gaffes

Abbiamo già parlato qui e qui di come sia frequente che un invitato, nella pur lodevole intenzione di comportarsi educatamente, per  non presentarsi a mani vuote (cosa che peraltro in molte occasioni si può benissimo fare) incappi in scelte che ottengono esattamente l’effetto opposto.

Il caso tipico è quello di portare ad una cena una pietanza o un vino non concordati con i padroni di casa e aspettarsi che siano messi in tavola, ma sono comunque molte le occasioni in cui il pensiero gentile rischia di trasformarsi in gaffe. E del resto, la propensione agli scivoloni di stile investe spesso e volentieri anche i padroni di casa: insomma, è un argomento decisamente bipartisan.

A questo proposito, ho pensato di raccogliere una piccola scelta di episodi che mi sono sembrati particolarmente divertenti, alcuni capitati a me personalmente, altri raccolti da fonti assolutamente attendibili. Li propongo in primo luogo per sdrammatizzare (una risata seppellirà persino le gaffes più disastrose), ma anche per ricordare che comunque certe cose, oggettivamente, è meglio non farle.

A un tè pomeridiano di inizio ottobre, un ospite si presenta con un panettone evidentemente retaggio dell’anno precedente, avendo peraltro cura di precisare che “non è scaduto”. Commento integrativo della moglie “sai, mio marito è un professionista, ogni Natale i clienti gli regalano un mare di roba, e noi mica possiamo mangiarci tutto”. Amico mio, mia pattumiera.

Cena genere “ognuno porta qualcosa”. Una signora arriva con una torta alla quale manca una fetta. “Scusate – spiega –  l’avevo lasciata sulla tavola e mio figlio, non sapendo che era per stasera, ci ha fatto merenda”. Di sicuro non è avvelenata.

A una cena dove la padrona di casa è un’ esperta del settore ristorazione, un’ospite si presenta con una confezione di lasagne surgelate industriali, di quelle proprio da mensa, curandosi anche di precisare (farà la differenza?) l’ingrosso dove le ha acquistate. Se portare un dolce non sta bene…

A un pranzo d’ufficio partecipa un collega notoriamente appartenente ad una religione che non ammette il consumo di carne suina. Il capo, artefice dell’evento: “e come piatto unico, una specialità: stinco di maiale!”. Losing (your) religion.

Una signora, invitata per la prima volta a cena da conoscenti, invia anticipatamente un mazzo di fiori alla padrona di casa con il biglietto “Ringraziando per il cortese invito”. Alla sera, presentandosi, scopre che non la aspettavano più, avendo interpretato i fiori come un gesto di scuse per non poter partecipare. Galateo, chi era costui?

Come sempre, se avete qualche aneddoto divertente da aggiungere alla collezione, dall’uno e dall’altro fronte, lo spazio dei commenti è aperto.

16 pensieri riguardo ““Ho visto cose che voi umani…”, ovvero inviti & gaffes”

  1. Non so se ridere o piangere XD ma… le lasagne surgelate?!!!!

    ne ho alcuni pure io da aggiungere:

    A merenda a casa di una coppia, mia madre porta una torta di mele. Al momento dei saluti, la padrona di casa le dice di portare via la torta, che hanno ancora un sacco di dolci dal giorno precedente e sono a dieta. Mia mamma, un po’ basita, se ne va e il cane inizia a seguirla e uggiolare. La padrona di casa: “Ecco, solo il cane è dispiaciuto perché porti via la torta!”

    Sempre la signora di cui sopra:
    – a Natale, porta in regalo a mia mamma e un’altra amica un sacchetto di plastica con dentro degli stracci per pulire “Sono utilissimi”
    – tortellata a casa nostra, lei si era impegnata a portare i tortelli. Prima di andarsene: “Cara, ho visto che sono rimasti un po’ di tortelli, non è che me li metti su un vassoietto che li riporto a casa?”

    Poi ci sarebbe il weekend col moroso ospiti da un amico, in cui abbiamo dovuto comprare uova/burro/piatti/tovaglioli/latte/sale/caffè/eccetera oltre tutti gli alimentari (e cucinavo solo io) e i vari doni portati per ringraziare dell’ospitalità, perché la roba in frigorifero/dispensa/eccetera era sua 🙂

    1. 😯
      L’amica di tua mamma è un mito!!! Quella del cane è fantastica…
      Anche l’amico vostro non è niente male, il padrone di casa perfetto 😉
      E poi mi chiedono “ma a cosa vuoi che serva un blog sul ricevere?” Non so, vedete voi…

      1. Quella donna (è la moglie dell’amico dei miei genitori, ce tocca sopportarla) è una sagoma, OGNI VOLTA ne combina una, ha un repertorio di perle che collezioniamo XD

        A me hanno insegnato l’ospitalità come valore fondamentale, ma non per tutti è così. C’è gente che sembra infastidita proprio dai principi dell’ospitalità, però non capisce che questo si ripercuote anche sui rapporti 🙂 Dall’amico in questione non andrò più e, considerando pure che negli anni è stato invitato a infinite cene a casa mia, non penso sarà così spesso invitato con piacere… Oppure gli consiglio il tuo blog! 😛

  2. Mi ha colpito molto il racconto della signora che ha inviato il mazzo di fiori venendo fraintesa….proprio ieri commentavo il post di n esperta di galateo dicendo che mi pare inutile conoscerne le regole se hai di fronte persone completamente all’oscuro sulla cosa….qui credevo che a sbagliare fosse stata la signora che ha ricevuto i fiori ma in realta’ e chi li ha mandati che avrebbe dovuto farlo il giorno seguente la cena no? Un mio amico invece e’ stato invitato a cena da uno chef e pensando di far cosa gradita ha portato una torta tipica della sua zona ma lo chef aveva preparato un dessert molto invitante che pero’ per rispetto al gesto fatto non ha voluto presentare in tavola lasciando che venisse mangiata la tora tipica…..il mio amico si sta ancora mangiando le mani per non aver potuto assaggiare quel dessert!

    1. Giustissima osservazione Katia, inutile applicare una regola se l’altro non la conosce: si rischia un clamoroso fraintendimento! Nel caso in questione, la signora che ha mandato i fiori era nel giusto, perché secondo il galateo i fiori precedono gli invitati proprio per consentire alla padrona di casa di sistemarli con suo comodo. Evidentemente l’altra signora non lo sapeva, da qui l’impiccio.
      Del resto diciamolo, è un’usanza abbastanza desueta, e infatti personalmente la consiglio solo nelle situazioni veramente formali (oppure con conti e duchi, se ne frequentiamo – io, per dire, no 😉 )

      1. Ma sei sicura? Pensavo che dovessero essere mandati il giorno dopo 😦 devo studiare meglio.il.galateo. …repliche su repliche de ” Il mondo di….” e poi non ho ancora imparato niente…
        P.S. Ti piacciono i R.E.M.? ~_^

        1. Confermo, si dovrebbero mandare prima, come segno di gratitudine per l’invito e indipendentemente dalla riuscita della serata. In compenso il giorno dopo si dovrebbe telefonare per ringraziare (e spettegolare un po’, ma questo il galateo non lo prevede 😉 )
          Ps si che mi piacciono, è musica della mia giovinezza…

  3. Che divertente!
    me ne vengono in mente talmente tante!
    Per cominciare, a proposito di duchi e conti: prima di laurearmi, a casa di uno dei nostri abituali compagni di studio, il papà, gentilissimo, propose al gruppetto di habitués di fermarsi “a colazione” l’indomani. A colazione? cioè fare visita al nostro amico alle sette e mezza del mattino per prendere il caffé?
    Un veloce consulto a casa chiarì: trattandosi di principi (ebbene sì, esistono e vivono con noi) chiamavano il pranzo “colazione”, bastava andare a mezzogiorno e mezzo!
    A proposito di abitudini, come dire… originali, una delle mie più care amiche (posso ancora considerarla così?) da qualche anno mi gira suoi regali non graditi, o addirittura suoi oggetti personali usati. Passo su libri evidentemente già letti, e di nessun interesse (ma cambiarli in libreria, no?), su tazze chiaramente estratte da servizi completi e forse ormai spaiati, private del loro piattino e regalate singolarmente (“dato che ami tanto il té”), per arrivare al capolavoro di questo Natale: mia figlia di cinque anni e mezzo ha ricevuto in dono una confezione di mutandine (e dico mutandine) taglia quattro anni, senza scontrino per un eventuale cambio, accompagnate dalla frase “Non mi dire che non le entrano!”
    Le voglio bene lo stesso, e con mio marito ci viene talmente da ridere che ormai una delle cose più belle delle feste è attendere i suoi inenarrabili regali!

    1. La tua amica è simpaticissima!!! Davvero, ci sono persone che sembrano irreali, ma – se non esistessero – bisognerebbe inventarle!
      Sul fronte “la nobiltà è tra noi”, mi hai fatto mettere a fuoco che in effetti, negli anni, ho lavorato con due conti, un barone e un marchese: duchi e principi, però, niente 😦 A meno che non fossero in incognito, ovviamente 😉

      1. Della nobiltà che è viva e lotta insime a noi ho fatto esperienza in Italia e in Francia.
        In entrambi i casi, ho notato sempre un grande agio, una scioltezza in ogni situazione che io davvero me la sogno. Poi, anche, una certa estetizzazione dell’abbandono: nell’impossibilità economica di mantenere dimore, palazzi, a volte piccoli castelli, che se vanno lentamente in rovina, si siedono sul prato e contemplano, mentre qualcuno gioca a tennis. Uno di loro neanche si compra più i vestiti: se ne va in giro con la stessa giacca lisa e le stessa scarpe vecchie con la scioltezza di cui sopra!!!

          1. Trovo superfluo investire cifre consistenti in vestiario (lascio ad altri surrogare con questi escamotages), ma giacche lise non ne ho… Diciamo comunque che l’importante è avere il vestito adatto alla situazione. Anche questo è, in fondo, un codice di comunicazione, al pari dei casi citati sopra, per cui il rischio di gaffes è sempre dietro l’angolo.
            Un esperto di formazione (esistono pure questi personaggi) ricordava come durante una lezione il docente dovesse chiedere “mi sono spiegato?”, e non dire mai “avete capito?”, per sottolineare la propria disponibilità a essere sempre in dialogo con i discenti e a non farli sentire in condizione minoritaria. Anche nel caso delle buone maniere, forse, sarebbe il caso di accertarsi di essere stati capiti, ovvero di aver utilizzato un codice comunicativo comune (se non altro per non trovarsi qualcuno vestito da Blues Brothers avendo letto sull’invito “cravatta nera”…).
            Oppure è forse arrivato il tempo di ricominciare a dire, come i vecchi maestri, “hai capito o sei de coccio?”

  4. @Blasé: intanto bentornato! Sul resto, sarà che essermi presa l’influenza a maggio dopo averla scapolata tutto l’inverno mi mette di pessimo umore, ma oggi voto decisamente per la seconda 😉

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