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cork by v hujerQuante volte ci è capitato di organizzare una festa per qualcuno che amiamo? Tante, diciamolo: spesso però quando si ha famiglia si tende a concentrarsi sui festeggiamenti per i figli, finendo non di rado con il trascurare gli adulti di casa. Per questo ho trovato bellissimo che il marito della nostra amica Katia abbia organizzato una festa a sorpresa per il loro anniversario: chi non lo vorrebbe, un uomo cosi?

Ora Katia vorrebbe ricambiare festeggiando alla grande il prossimo compleanno della sua dolce metà, e mi chiede di affrontare l’argomento delle feste per i nostri amati compagni. Lo faccio più che volentieri, anche perché mi sembra un tema che viene spesso liquidato tra i due estremi “birra, salsicce e rutto libero” e “ghe pensi mi” gestito all’insegna di tutto quello che piace alle donne ma che molti uomini – ahimè – non sopportano. Il mio sarà naturalmente un discorso generale. Starà poi a ciascuno personalizzare la faccenda come meglio si adatta al protagonista.

Si, perché la parola chiave è appunto “personalizzare”: le feste in onore di qualcuno gli vanno cucite addosso come un vestito di alta sartoria, e gli devono corrispondere in tutto e per tutto. Insomma, bando a ciò che piace a noi: anche se siamo organizzatori, cuochi e intrattenitori, dobbiamo semplicemente sparire dietro il festeggiato. La scena è sua, e su questo non si discute.

Quindi la prima domanda da farsi è: cosa gli piace davvero? Mettiamoci nei suoi panni, magari anche intervistandolo – con discrezione, se l’idea è di fare una sorpresa, o esplicitamente se il tutto è alla luce del sole – su quella che sarebbe la sua festa ideale. Vuole i familiari, gli amici di sempre, gli piacerebbe rivedere qualcuno che ha perso di vista o, al contrario, non avere tra i piedi quel conoscente che gli sta cordialmente antipatico ma che frequenta per diplomazia? E ancora: niente pizzi, frizzi, lazzi e decorazioni melò, se non siamo sicure che gli piacciano – o almeno che non gli diano fastidio. Niente suocera, se sappiamo che non la sopporta. Niente obbligo dell’abito elegante, se detesta mettersi in ghingheri. All’opposto, cura maniacale dei particolari se è un appassionato del ricevere formale. E cediamo anche alla torta della mamma, se sappiamo che resta comunque la sua preferita.

Sempre a proposito di cucina, resistiamo alla tentazione di proporre piatti bizzarri o sperimentali che ci facciano dire dagli ospiti “che brava” ma che invece a lui non piacciano per niente: se è tipo da polenta e salame, evitiamo di proporre l’insalatina di qualche stravagante cereale esotico all’ultima moda, e serviamo polenta e salame. Non c’è niente di male ad amare cibi di sostanza e buon vino, anche se per chi cucina vuol dire preparare un piatto che trova banale. Suvvia, ci saranno altre occasioni per sfoggiare la nostra capacità di sperimentare e proporre le novità gastronomiche del momento.

Insomma, in tre parole: creiamo l’atmosfera che più lo farà sentire a suo agio, raduniamo la miglior compagnia che possa desiderare, serviamo la sua cucina preferita. Anche se questo vuol dire rinunciare alla nostra  passione per i cristalli a favore di una tavola semplice e pratica, trovarci per casa i suoi vecchi compagni di zingarate che abitualmente non sopportiamo e mettere in tavola (sommo sacrificio, lo so) la torta fatta dalla sua mamma: la felicità del nostro amato lui ci ripagherà abbondantemente.