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Un numero ormai discreto di anni fa, quando fu evidente che io e il moroso facevamo sul serio, mia madre mi regalò un bel baule in legno da corredo. Nelle sue intenzioni avrei dovuto riempirlo di lenzuola e asciugamani, e da appassionata del genere non vedeva l’ora di accompagnarmi a fare spese. L’ingenua non aveva però fatto i conti con la mia passione per la tavola che – avendo all’orizzonte la prospettiva di una casa tutta mia – stava per scatenarsi.

La “numero uno” fu una terrina in ceramica di Bassano con un decoro a fragole, scelta con il futuro marito ad uno dei miei amati mercatini dell’artigianato, allora non ancora invasi dalle cineserie che purtroppo oggi la fanno da padrone. A lei – che tuttora fa bella mostra di sé in tavola, quando è stagione di fragole – si aggiunsero ben presto piatti a servire della stessa manifattura, e via via ogni genere di oggetto interessante mi capitasse di incrociare sulla mia strada: sapendo che per i pezzi forti avrei potuto contare sulla lista di nozze (che per alcuni sarà pure una cafonata, ma secondo me salva la credenza di tante spose) mi sono infatti potuta permettere di sbizzarrirmi su cose che difficilmente avrei trovato in un negozio di casalinghi.

I miei genitori osservavano perplessi questa mia fervente attività, tanto che un bel giorno mio padre, di fronte all’ennesimo acquisto (un servizio da pinzimonio di ceramica toscana) sghignazzando mi chiese se non avevo ancora finito di “raccogliere pagliuzze per il nido”. Capita l’antifona, poco dopo annunciammo la data del matrimonio, con gran sollievo della mamma, che finalmente poté sfogarsi nell’accompagnarmi a scegliere il corredo: ovviamente da stivare altrove, visto che il baule era giù pieno di stoviglie & affini.

A distanza di tanti anni, la mania di “raccogliere pagliuzze” mi è rimasta, anzi, si è persino rinvigorita nel momento in cui, finita finalmente di sistemare la casa in collina, è arrivato il momento di corredarla. Per capirci, non c’è posto in cui non riesca a individuare qualche ulteriore accessorio che mi piacerebbe regalare all’una o all’altra casa: e il peggio è che, spesso e volentieri, li compro anche.

E così dalla Sardegna ho portato dei piatti a servire per la casa di collina (li intravedete qui), e durante lo scorso fine settimana in Alto Adige  sono riuscita a portarmi a casa una cosa per la casa di collina e una per la casa di città. Per la prima ho recuperato un set di cuscini decorati con dei deliziosi gufetti: non particolarmente tipici, anche se quest’anno li ho visti dappertutto, ma perfetti per una casa colorata e informale. Chi fosse curiosi di vederli, li trova qui. Spiccatamente altoatesino è invece l’acquisto per la casa di città, già orientato (sono pazza, lo so) al Natale: due serie di questi angioletti segnaposto in legno cui – lo confesso – facevo il filo da tempo, e che quest’anno ho finalmente deciso di regalarmi. Il marito, come sempre, un po’ è complice, un po’ mi guarda e sogghigna: i figli, invece, sogghignano e basta, ma sotto sotto apprezzano. O almeno così spero.

E voi, condividete questa abitudine di raccogliere pagliuzze?