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Blasé: Buongiorno  mia cara, è da parecchio che non ci sentiamo.

Donna Bianca: Puoi ben dirlo. Ti davo per disperso, e non sai in quanti mi hanno chiesto tue notizie.

B: L’estate è una stagione intensa…

DB: Ora che l’autunno è alle porte, vorrei coinvolgerti in una conversazione su un tema fondamentale: come si distingue un vero signore (o signora)?

B: Argomento difficile. Innanzi tutto bisogna capire cosa si intende per “signore”.

DB: Non necessariamente il ricco o il nobile, come molti inducono erroneamente a pensare. Direi piuttosto, semplicemente, chi affronta la vita con un certo spirito.

B: Meno male: perché la signorilità è una condizione dell’anima, nulla ha a che vedere con il denaro e nemmeno con la nascita. Non è un signore chi rimane ancorato a una visione ristretta e angusta della vita; per questo genere di persona – chiamiamola pure parvenu –  in Veneto usano un’espressione secondo me perfetta: peocio refato (“pidocchio rifatto, rivestito”), per dire di chi nell’animo rimane gretto.

DB: Un po’ ripugnante e anche piuttosto brutale, ma rende l’idea. Sono d’accordo sul fatto che il parvenu si distingua subito per la passiva e ottusa adesione alle “regole”. Il signore, invece, le interpreta e se del caso le infrange, anche solo per non mettere in imbarazzo chi sta “sbagliando”. A mio modestissimo parere, infatti, due qualità caratterizzano il vero signore: gentilezza e cultura, intesa come conoscenza del mondo e della vita, che non si impara necessariamente sui banchi di scuola.

B: Sicuramente non si può fare un decalogo su cosa indichi il vero signore. Ne risulterebbe un elenco di comportamenti ridicolo. Piuttosto, si tratta di formulare appunto una sintesi. Io direi che il vero signore (o signora) è colui che riesce a far sentire a suo agio le persone. Perché appunto non giudica, ma comprende e sa cogliere il meglio da tutti. E del resto, se ci mettessimo a fare l’elenco delle regole che il signore segue ci troveremmo a escludere molte persone che sono signori nell’animo, solo perché non si adeguano alle regolette di un misero manuale di bon ton. No grazie. Oltre che stupido (rientrerebbero nella categoria dei signori anche i peoci refati, appunto) è anche estremamente classista.

DB: Infatti. Per questo mi innervosisce moltissimo (non è signorile, lo so) chi si mette in cattedra e con fare spocchioso dice “questo si, questo no, questo non è di moda”. Ecco, quest’ultima affermazione potrebbe indurmi a gesti inconsulti…

B: Beh, su chi si comporta in base al “questo è/non è di moda” stendiamo un velo pietoso. Un parvenu, appunto, che deve adeguarsi acriticamente a una regola esterna per sentirsi al sicuro. Un servo delle abitudini, insomma. Un signore usa le norme per gli altri, non se ne fa usare.

DB: Mi viene in mente un episodio: nei primissimi anni Ottanta, ad un barbecue organizzato da conoscenti americani, gli yankees mangiavano allegramente con le mani tra lo scandalo generale delle “signore” italiane che, impettite come se avessero ingoiato (diciamo così) un manico di scopa, li guardavano dall’alto in basso e si ostinavano a tagliare persino gli hamburger con coltello e forchetta. Una sola rifiutò allegramente le posate e, imitando i padroni di casa, afferrò con le dita il succulento panino, gustandolo con vero piacere. Ecco, questo per me è un comportamento da signora…

B: Ma, soprattutto, dovrebbe essere un obbligo non far notare che “così non si fa”. Se non altro perché bisognerebbe sincerarsi che non esistano anche altre regole oltre a quelle che conosciamo. Un signore che entri in un appartamento giapponese con delle bellissime e raffinatissime scarpe perfettamente abbinate al vestito sarebbe colà considerato un volgare zozzone, come in molti contesti culturali un elegante baciamano non risulterebbe galante, ma addirittura offensivo.

DB: Insomma, il non-signore si culla nell’arrogante convinzione di essere sempre e comunque nel giusto… Direi che fa il paio con lo spiare il vicino di tavolo (o di scrivania, o di ombrellone) per far le pulci a come si comporta. Per carità, impossibile non notare certi atteggiamenti davvero sopra le righe, ma appunto, finché la cosa non diventa di disturbo generale, si fa finta di niente, e di certo non si fanno commenti o si squadra il malcapitato dall’alto in basso: chi lo fa non è un signore, ma solamente uno snob.

B: Ma si, una certa critica è permessa, purché non diventi, appunto, discrimine di classe. Ricordo cosa diceva mia bisnonna su Vittorio Emanuele III, che a tavola martirizzava gli ospiti con infiniti discorsi di numismatica (era un appassionato collezionista). “Noiosissimo” era il suo lapidario giudizio che non lasciava spazio a repliche. Certo, forse la bisnonna era un po’ snob, e del resto è noto che la casa reale italiana non godeva di grande considerazione nel resto d’Europa. Comunque questo dimostra come nemmeno un re possa essere necessariamente e sempre un signore.