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A pochi passi da casa mia, in pieno centro città, c’era un minuscolo bosco. Era nato spontaneamente, in un cortiletto adiacente ad un edificio abbandonato, una delle tante strutture pubbliche che, svuotate degli uffici che le occupavano, vengono lasciate a se stesse in attesa che qualcuno decida cosa farne.

A riprova che la natura vince sempre, nel giro di un paio di lustri in questo piccolo spazio erano cresciuti fiori, poi cespugli e infine alberi, persino un pesco che aveva miracolosamente prodotto la sua prima fioritura. Inutile dire che era un rifugio prezioso per passeri e altri uccellini, tra cui un meraviglioso pettirosso che ogni inverno, puntualmente, veniva a “fare la spesa” sul mio balcone: insomma, un angolo di pura magia nel pieno del caos cittadino.

Poi una mattina sono uscita per andare al lavoro, e quando sono tornata il piccolo bosco non c’era più: c’era in compenso una ruspa che stava cercando di ripianare il terreno, mentre alcuni operai caricavano su un camioncino gli ultimi pezzi dell’albero più grande. Nel giro di due giorni, il terreno è stato ricoperto di ghiaia, la recinzione rinnovata e provvista di un fiammante cancello elettrico: in breve, dov’era il piccolo bosco è spuntato un bel parcheggio riservato agli impiegati dei vicini uffici pubblici, evidentemente stufi di dover nutrire il parchimetro come tutti i comuni mortali.

Inutile dire che non c’è più traccia di passeri, e anche il pettirosso è sparito. Mi dicono di averlo visto aggirarsi con aria smarrita nel giardino della scuola di quartiere, unico posto dei paraggi dove sia rimasto – finché dura – un albero degno di questo nome.

Naturalmente nessuno si è lamentato, anzi: “finalmente hanno tolto quella schifezza, chissà quanti topi c’erano in mezzo”, il commento andato per la maggiore. Ovviamente gli eventuali topi, rimasti improvvisamente senza casa, probabilmente avranno cercato asilo nelle cantine delle case circostanti, e presto ne sentiremo parlare: ma tant’è, a questo nessuno vuole pensare.

Ormai è passato del tempo, ma la mattina ancora mi affaccio alla finestra e cerco il mio bosco. E mi pare impossibile che un tale piccolo miracolo sia stato spazzato via così, nel più assordante dei silenzi.