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Non c’è pasticceria del nord-est italiano che in questo periodo non esponga colorati cartocci delle “Favette dei morti”, piccoli pasticcini a base di mandorle o pinoli, secondo le diverse varianti regionali. Amate da grandi e piccini, ricordano appunto i doni votivi che nelle case dell’antichità si offrivano ai defunti quando, secondo una tradizione nata in un passato lontanissimo, nella notte tra il 31 ottobre e il 1 novembre tornavano sulla terra per ricevere l’omaggio dei vivi.

Ve le propongo perché sono buonissime, facili da fare e soprattutto di tradizione italiana: insomma, perfette da preparare in questi giorni (scusate la franchezza) alla faccia di Halloween e di tutte le burrosissime ricette americaneggianti che si leggono da tutte le parti.

Ingredienti: 300 grammi di farina di mandorle*, 300 grammi di zucchero fino, 3 albumi, estratto di vaniglia, un cucchiaio di grappa, un cucchiaio di Alchermes*, un cucchiaio di cacao amaro*.

*Questi ingredienti sono a rischio per chi soffre di celiachia. Verificate che portino il marchio della spiga barrata o la dicitura “senza glutine” sulla confezione, ovvero che compaiano sul Prontuario AIC.

Montare gli albumi a neve ben ferma. Mescolare la farina di mandorle allo zucchero, aggiungere l’estratto di vaniglia e, poco alla volta, gli albumi, fino a ottenere un impasto sodo. Dividerlo in tre parti, aggiungendo ad una parte la grappa, alla seconda l’Alchermes e alla terza il cacao.

Ricavare da ciascuna pagnottella delle palline grandi come una piccola noce, disporle ben distanziate (raddoppieranno circa di volume) su una teglia ricoperta di carta da forno e cuocerle in forno ventilato, già caldo, a 130° per circa 15-20 minuti: non devono scurirsi, sono pronte appena iniziano a screpolarsi in superficie. Lasciarle raffreddare e asciugare su una gratella per circa dodici ore.

Le Favette (nella foto vedete la versione bianca) si possono preparare in anticipo e conservare in una scatola di latta o in sacchettini di plastica per alimenti. Sono ottime da sole ma danno il meglio se servite con il caffè o una buona tazza di tè.