Galateo, Ricevere, Stile

(S)cortesie per gli ospiti

1153193_46478233Il senso dell’accoglienza, l’ho sempre detto, sta nel mettere il più possibile a proprio agio i nostri ospiti. Questo ovviamente può realizzarsi in molti modi diversi: dipende da chi invitiamo, da che tono vogliamo dare alla serata, da quanto tempo ed energia possiamo dedicare ai preparativi. Insomma, si tratta di trovare un equilibrio tra molte esigenze diverse.

Personalmente sono per seguire sempre la via più semplice: poche cose ma buone, una tavola curata ma non necessariamente sontuosa (anzi, a volte esagerare è proprio fuori luogo), un clima di generale rilassatezza e soprattutto alcune piccole attenzioni da parte del padrone di casa, ma anche dell’ospite. Per questo ho pensato di proporvi oggi un breve elenco di comportamenti reciproci che secondo me possono favorire la buona riuscita di un’occasione conviviale.

In primo luogo, non finirò mai di ripeterlo, chi invita dovrà informarsi su eventuali allergie e intolleranze degli ospiti e soprattutto prendere molto sul serio le risposte: troppo spesso capita che un invitato dica “non posso mangiare latticini” e si veda servire qualcosa che ha “appena una noce di burro” (se gli viene detto: molti la mettono e basta). Sappiate che quella noce di burro può essere più che sufficiente per fare grossi danni! Va da sé che l’ospite non dovrà approfittarne per annientare il padrone di casa con un elenco sterminato di cibi che, semplicemente,  non gli piacciono: se non è in grado di affrontare qualche piatto fuori dai suoi percorsi abituali, è meglio che eviti di accettare l’invito.

L’orario dell’appuntamento sarà chiaro e rispettoso delle necessità dell’ospite, calcolando impegni di lavoro, distanza dall’abitazione, presenza di bimbi piccoli o persone anziane. L’ospite dovrà ovviamente rispettare l’ora concordata: niente ritardi ma nemmeno anticipi, la puntualità è d’obbligo!

All’arrivo degli ospiti, la tavola sarà già pronta e dovrà prevedere tutto quello che occorre per consumare la cena. Se si prevede di servire del vino tutti, compresi i commensali notoriamente astemi dovranno avere il doppio bicchiere (i bambini, ovviamente, fanno eccezione): è questione di armonia della tavola. L’ospite si guarderà bene dal modificare in alcun modo l’apparecchiatura: non al girare le posate perché siamo abituati a metterle diversamente, al pretendere che la padrona di casa tolga uno dei bicchieri perché “posso benissimo bere in uno solo”, ma anche al chiedere di cambiare la forchetta tra una portata e l’altra, se questo non è previsto. Diciamo che ci si fa andare bene quello che si trova.

Il menù eviterà di comprendere pietanze proibite, ma gradite, a qualcuno degli ospiti. Se per esempio abbiamo a tavola un amico che non può mangiare dolci non proporremo un dessert golosissimo, anche se è il nostro cavallo di battaglia: per quella volta si accontenteranno tutti di qualcosa di meno sontuoso, al limite anche solo una bella macedonia. Ovviamente gli altri ospiti faranno buon viso a cattivo gioco, evitando commenti e richieste inopportune.

Abbiamo già parlato qui di come assortire la compagnia: evitiamo quindi di abbinare ex di qualunque genere, persone che non si sopportano o hanno appena litigato, anche se avessimo il lodevole intento di farle riappacificare. Può funzionare come no, e se non funziona… la serata sarà sicuramente un disastro! L’ospite che dovesse ritrovarsi in una situazione imbarazzante, ma ignota all’incolpevole padrone di casa, farà ovviamente finta di nulla.

Per finire, un cenno sul commiato: se la serata è ben riuscita, sarà facile che gli ospiti si trattengano senza far caso all’ora. Se la cosa va bene a tutti, non c’è problema. Ma se così non fosse, anche ai padroni di casa più stanchi è vietato sbadigliare, guardare l’orologio o mettersi a rassettare, salvo non si sia tra più che intimi e la cosa non diventi un momento integrante della serata: sapete che sono contraria a farsi aiutare dagli ospiti, ma ogni regola ha le sue eccezioni, e certe volte riordinare assieme può essere molto divertente. Anche l’ospite, però, dovrà capire che a un certo punto è il caso di levare le tende: guardate in faccia i padroni di casa, valutate quanto avranno da fare per rimettere in ordine e fatevi due conti. Semplicemente, diventa una questione di buon senso.

6 pensieri riguardo “(S)cortesie per gli ospiti”

  1. Ciao Bianca, grazie per i tuoi consigli, sono sempre preziosi. Io ho un problema nel far rispettare l’orario ai miei ospiti. Ovviamente si parla di amici stretti, ma la cosa mi infastidisce comunque: si presentano anche con quaranta minuti di ritardo…e mi scombinano tutti i miei piani e le mie tempistiche. Hai qualche suggerimento?

    1. Non sai quanto ti capisco! E’ uno dei problemi più difficili da risolvere, e per me anche il meno comprensibile: dico, dieci minuti di ritardo ci possono stare, ma quaranta… no! E la vera tragedia è che personaggi di questo tipo normalmente sono perfettamente consapevoli del loro, diciamo così, difettuccio, e fanno poco o nulla per cambiare.
      Consapevole quindi che il più delle volte il caso è senza speranza, mi limito a qualche consiglio semiserio. Mettiamo che si voglia tentare di ricondurre l’ospite ritardatario all’ovile, facendogli capire che la volta successiva ci aspettiamo più puntualità: se vogliamo usare le buone, serviremo un soufflé malconcio spiegando con aria contrita che all’ora prevista per l’invito sarebbe stato perfetto; se vogliamo mandare un messaggio più diretto, direi quasi brutale (adatto ai recidivi cronici, insomma) ci faremo trovare nel bel mezzo del pranzo spiegando che avremmo tanto voluto aspettarli, ma purtroppo così facendo il soufflé sarebbe diventato immangiabile.
      Se invece sappiamo già che nulla potrà rendere puntuali i nostri amici, il più bieco dei trucchi è anticipare l’ora dell’appuntamento rispetto a quella reale: purtroppo di solito funziona la prima volta, poi la capiscono e non ci cascano più. In alternativa, si può posticipare di fatto la preparazione: diciamo alle 20, sappiamo che prima delle 20.30 non arriverà nessuno e quindi prima di quell’ora non ci sarà niente di pronto.
      Insomma, come vedi una via facile e sicura proprio non c’è. Diciamo che con i ritardatari cronici la strategia migliore è invitarli da soli in modo da non creare difficoltà e imbarazzi agli altri ospiti, ed evitando di prevedere pietanze con tempi di preparazione troppo rigidi. Se però dobbiamo per forza includerli in un convivio numeroso, la modalità più gestibile diventa la cena a buffet: è tutto (o quasi) pronto in anticipo, si può cominciare senza farsi troppi problemi anche prima che ci siano proprio tutti e nella generale confusione un eventuale arrivo “fuori tempo” si noterà a malapena.

  2. Penso che tenterò due strade: quella del comunicare un orario fasullo, non servirà a tantissimo, ma magari recupereremo qualche minuto, e aspetterò sempre l’arrivo di tutti prima di iniziare ad accendere i fornelli, salvo preparazioni fatte in anticipo, ma ciò, in settimana, è davvero improbabile.
    Grazie ancora! A presto!

  3. A proposito di inviti. La settimana scorsa una parente moooolto prossima mi telefona dicendo: “Sai, vorrei fare un bel pranzo sabato, invitando caio, filano e soprattutto martino che è appena tornato da un lungo viaggio. Ma non ti posso invitare: siete in quattro e il tavolo non è grande a sufficienza.” Ero così allibita dalla follia della circostanza che ho risposto: “be’, certamente, buon pranzo”. Ora che ci ripenso, però, forse qualcosa di meno stordito avrei potuto dirlo: ma cosa???

    1. Spettacolare!!! No davvero, vista la situazione sei stata anche troppo brava. Comunque la capacità delle persone di fare gaffes terrificanti senza rendersene minimamente conto non smetterà mai di sorprendermi 😯

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