Tag

, , , , ,

80000_8110Faccio un breve intermezzo nella carrellata di post tutti dedicati al Natale per ricordare una meravigliosa tradizione invernale che interessa moltissime zone del nostro paese, compresa quella in cui vivo. E’ la festa di santa Lucia, santa della luce, protettrice della vista e dispensatrice, nella notte che scenderà tra poche ore, di giochi e dolciumi a tantissimi bambini che la aspettano con trepidazione e fiducia. Questa tradizione si perde nella notte dei tempi, e – ne sono sicura – ha segnato anche l’infanzia di tanti di noi, con i suoi riti e i suoi tabù, prima del trionfo dell’ormai onnipresente Babbo Natale.

La sera del 12 dicembre in ogni casa ci si prepara ad accogliere Lucia e i suoi assistenti, ovvero l’asinello incaricato di portare i doni e il castaldo, prezioso aiutante della santa. L’atmosfera che circonda questo rito familiare, alle soglie di una notte carica di attesa e di speranza, è davvero magica.  Uguale e diverso in ogni casa, il rito vuole che si predisponga un piccolo rinfresco di benvenuto e di ringraziamento: da noi questo significa un piatto con qualche pastafrolla per la santa, un bicchierino di liquore per il castaldo e un paio di mandarini per l’asino; la mattina dopo, sarà tutto sparito per lasciare posto, oltre ai regali, ad una bella dote di caramelle e cioccolatini. Mille sono però le possibilità: c’è chi lascia i mandarini per la santa, il caffè per il castaldo e una carota per l’asino; altri preferiscono caffè per la santa, vino per il castaldo e biada per l’asino; insomma, via libera a ogni tradizione di famiglia, purché la mattina tutto appaia felicemente consumato da Lucia e dai suoi compagni.

Nella notte, ovviamente, vietato alzarsi: se la santa dovesse accorgersi di qualche bimbo curioso, gli getterebbe la cenere negli occhi e, al posto dei giochi e dei dolciumi, non gli lascerebbe che qualche orribile pezzo di carbone!

Va da sé che, maggiore sarà la cura posta nell’organizzare di questo rituale, più intensa sarà l’attesa per i bambini, e più gioioso e duraturo il ricordo che li accompagnerà una volta cresciuti. Sono infinitamente grata ai miei genitori per essere stati, in questo come in molto altro, dei grandi maestri: allora non lo capivo, ma tanta passione per la notte di Santa Lucia ci consentiva anche di esaurire lì il discorso regali, lasciandoci la libertà di godere appieno del vero significato del Natale, allora come oggi rallegrato dallo stare assieme e dallo scambiarci solo semplicissimi e consapevoli pensierini.

E’ anche per questo che sia io che mio marito, se pur con fatica, abbiamo strenuamente resistito allo strapotere di Babbo Natale. Ed è bello vedere che, anche se non più con l’ingenuità di un tempo, i ragazzi aspettano ancora questa notte magica con grande emozione: la stessa che prenderà noi domattina, quando li guarderemo, una volta ancora, scartare i loro regali e prolungare così un filo tra generazioni che, lo speriamo davvero, un domani non vorranno spezzare.