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In città è già esplosa la primavera. Complice il sole degli ultimi giorni, e le temperature decisamente miti di questo strano inverno, i pochi alberi che ancora sopravvivono in mezzo al cemento sono un tripudio di fiori. Questo che vedete l’ho fotografato ieri pomeriggio al giardino dove portiamo Ninni a scorazzare un po’, ma era in buona compagnia: pruni e cespugli tutti in fiore, viole colorate, narcisi e giacinti… una vera meraviglia. Certo, è una natura molto artificiosa, e me ne rendo conto sempre più da quando abbiamo la casetta in collina. Anche lì la natura si sta precocemente risvegliando, ma con ritmi e colori decisamente differenti, oserei dire antichi.

Neanche in collina mancano primule e viole, ma non hanno niente a che vedere con quelle ricercate e multicolori che si trovano nei vivai: sono piccole, fragili, dai colori tenui, quasi suggeriti. Si fanno strada a fatica, ma con tenacia, in boschi e prati che in buona parte ancora dormono.

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Accanto a loro tanti altri fiori selvatici, molti dei quali – lo ammetto – mi sono completamente ignoti. Ed anche se non sono più una ragazzina riesco ad emozionarmi ancora scoprendoli, uno dopo l’altro, ancora acquattati tra rami spezzati e foglie secche

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Non conoscendo i loro nomi, li abbiamo chiamati rispettivamente “i fiori del torrente”, i “ranuncoli azzurri del bosco” e “i fiori della casa diroccata”. Il marito ha pragmaticamente suggerito di prendere un libro sui fiori selvatici e andare a cercare lì come si chiamano davvero, ma non so se lo farò: non tutto deve finire per forza incasellato, non credete anche voi?