Tag

,

z glutine-1

Come vi ho già raccontato, la diagnosi di celiachia che si è abbattuta sulla famiglia non è arrivata inattesa. C’era stato un primo allarme, fortunatamente rientrato, qualche anno fa. Poi negli ultimi mesi la situazione si era fatta di nuovo dubbia, e un passo alla volta siamo arrivati alla certezza.

I giorni intercorsi tra la gastroscopia (dubbia anche quella) e la diagnosi definitiva sono stati difficili. Anche se un lumicino di speranza permaneva, abbiamo pensato che fosse comunque il caso di iniziare ad adeguare la dispensa, partendo dal sostituire prodotti dubbi con gli equivalenti senza glutine: il che ha voluto significare un po’ di tutto, dal lievito allo zucchero a velo, dalla gelatina in fogli alla salsa di pomodoro, dalle spezie alle marmellate, dalle caramelle alle bibite.

Poi abbiamo fatto un ulteriore passo, iniziando ad assaggiare i prodotti industriali a spiga barrata: cracker e affini, biscotti, pasta e pane. A parte il pane, vero mostro oscuro per ogni celiaco, abbiamo visto che non era poi così tragica: la scelta era discreta, e il gusto in alcuni casi niente male. Insomma, quando è arrivata la conferma della diagnosi avevamo una dispensa già abbastanza orientata e una rassicurante consapevolezza: al netto del costo allucinante di questi prodotti, che meriterà una riflessione a parte, mangiare senza glutine era dura, ma si poteva fare.

Alla conferma della diagnosi eravamo quindi quasi (quasi) pronti, e abbiamo potuto prendere di petto la situazione. Abbiamo innanzi tutto deciso che, all’insegna del “tutti per uno e uno per tutti”, non ci sarebbe stata “la dieta di”: semplicemente, avremmo eliminato del tutto il glutine dalla nostra tavola. Cosa che, per inciso, dà una bella mano ad evitare le pericolosissime contaminazioni, ovvero il rischio che il glutine si insinui involontariamente (ed è un problema molto serio, come potete leggere qui) in piatti che dovrebbero esserne privi.

Così una bella mattina ho preso ferie e fatto sparire di botto tutta la pasta di semola e soprattutto tutte le mie amate farine (e qui a momenti piango, lo confesso), nonché bonificato la cucina: intendiamoci, non che pulire armadi, cassetti ed elettrodomestici sia un evento eccezionale, ma svuotare e lavare TUTTO contemporaneamente non è stata proprio una passeggiata.

Una volta purificata la dispensa e disinfestati da cima a fondo cucina ed elettrodomestici vari, non restava che mettersi a cucinare. E qui si arriva al bello. Come dicevo, per i prodotti industriali molti sostituti ci sono e vanno bene, ma per il resto? Avremmo dovuto rinunciare ad avere la cucina che profuma di pane appena sfornato, alle torte, alla pasta fatta in casa? Era questa la vera sfida: si poteva decidere di accontentandosi di quello che si trova in giro, oppure buttarsi e sperimentare. Ovviamente ho deciso per la seconda strada. I risultati, per il momento, oscillano tra il soddisfacente e il tragicomico. Un poco alla volta, vi racconterò…