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©acasadibianca

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Ferragosto, tempo di picnic. Se questo tempo capriccioso darà la tregua sperata, saranno in molti a dedicarsi alla piacevole tradizione del pranzo all’aperto.
Rileggendo i post precedenti dedicati al picnic, mi sono resa conto che parlando dei cestini non abbiamo mai dato indicazioni sul loro contenuto in termini di attrezzature: mi sembra quindi il momento perfetto per colmare questa lacuna.

Inizierò dicendo che, nel mio immaginario, il cestino non può che essere all’inglese, e dunque rigorosamente in vimini: sarà di questo quindi che parlerò, anche se ovviamente nulla vieta di applicare la teoria a cesti di altro materiale. Sempre nel mio immaginario, il picnic si svolge in un prato perfettamente piano, privo di sassi, radici ed erbe urticanti, oltre che – naturalmente – esente da insetti molesti e da qualsivoglia tipo di schifezza; il prato in questione si raggiunge inoltre con comodità, ma è nello stesso tempo silenzioso e isolato: insomma, più che un prato, un’idea platonica…

Sarà dunque per adagiarsi mollemente su questo paradisiaco tappeto erboso che il nostro cestino dovrà innanzi tutto comprendere un plaid, preferibilmente con il lato da appoggiare a terra impermeabile. E siccome non si può certamente mangiare sulla lana, ecco che il secondo accessorio fondamentale sarà una tovaglietta in cotone o lino, di dimensioni ovviamente più contenute rispetto al plaid, dove dovrà rimanere spazio sufficiente per sistemarsi in modo confortevole. Non arrivo a consigliare come irrinunciabili i tovaglioli di stoffa abbinati, anche se oggettivamente farebbero la differenza: diciamo che sarà sufficiente scegliere dei tovaglioli di carta che ben si sposino con la tovaglia e i piatti.

Ed eccoci alla parte più delicata, ovvero la scelta delle stoviglie. Il vero picnic all’inglese, piaccia o meno, rifugge l’uso di materiali usa e getta, e potendo evita anche la leggera ma triste melammina. Il cestino autenticamente british non può che avere al suo interno piatti in ceramica, bicchieri in vetro e posate in acciaio: qualcuno va oltre scegliendo porcellana, cristallo e argento, ma diciamo che già la prima versione è più che sufficiente.

Ne risulta un cesto che pesa un quintale già da vuoto? Indubbiamente, e del resto chi ha diffuso questa moda i cesti mica se li portava in spalla, lasciando questo spiacevole compito ai sottoposti: bei tempi, a nascere dalla parte giusta… Oggi che si fa (quasi tutti) da sé, il picnic in versione Old England è un po’ la versione conviviale del tacco 12: di grande effetto ma scomodo e piuttosto stancante, e quindi da riservare a poche e scelte occasioni.

Ma torniamo alle stoviglie, e ai pezzi che secondo me sono irrinunciabili. Considerando che il menu da picnic raramente va oltre insalate, panini e torte, saranno più che sufficienti, per ciascun commensale: uno o due piatti piani di dimensioni ridotte, anche della stessa misura; una tazza (io ho scelto le classiche tazze da tè con il piattino, ma tornando indietro preferirei senz’altro delle mug); un bicchiere (facoltativo: io non li ho perché preferisco bottigliette e cannuccia); forchetta, coltello, cucchiaio e cucchiaino, forchettina per il dolce solo se avanza spazio.

Sempre se avanza spazio, sono consigliabili saliera e pepiera, e in caso di insalate da condire sul posto una bottiglia d’olio in formato mignon a chiusura assolutamente ermetica. Irrinunciabile invece, soprattutto se come me preferite le bottigliette ai bicchieri, un piccolo cavatappi/apribottiglie.

Se il cestino è strutturato bene, tutto il corredo troverà posto all’interno del coperchio, lasciando alle cose da mangiare la parte più profonda. In caso contrario, non resterà che rassegnarsi all’evidenza e caricarsi in spalla un ulteriore cestino, esclusivamente dedicato a cibo e bevande.