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©acasadibianca

©acasadibianca

Parliamoci chiaro: la moda è sempre esistita, così come sono sempre esistite le versioni economiche dei prodotti di maggiore appetibilità. Fino a non molto tempo fa, però, una moda, per passare, impiegava anni, se non addirittura decenni, e i prodotti economici erano rivolti essenzialmente a chi non poteva permettersi i pezzi più pregiati. Chi aveva la disponibilità economica per accedere all’alta gamma, mai si sarebbe sognato di circondarsi di cose di poco prezzo, salvo forse per togliersi qualche capriccetto.

Oggi le cose sono profondamente cambiate. A tutti i livelli impazza il low cost: per l’abbigliamento, la cura personale, la tavola e la casa. E no, non è solo perché c’è crisi: certo, conta anche quello, ma basta guardarsi attorno per vedere come sia prevalentemente una questione di mentalità. Si sceglie ciò che costa poco per averne di più e cambiare spesso, anzi, spessissimo.

Se, come me, seguite qualche blog cosiddetto di lifestyle lo avrete notato anche voi. Mi piacciono i rossetti? Me ne compero duemila di fascia bassa, ci gioco un po’ e poi li butto, magari anche lamentandomi per la loro scarsa resa. Amo l’abbigliamento? Svaligio le catene low cost per riempirmi l’armadio di capi tagliati male, rifiniti peggio e che non sopravvivono ai lavaggi per più di una stagione: pazienza, li ricompro, così sono sempre all’ultima moda. Non mi piace più l’arredo della casa che ho comperato da, che so, cinque anni? Butto tutto e rifaccio, tanto c’è la Svezia a darmi una mano: e poco importa che le sue cose durino poco, perché tra cinque anni avrò di nuovo cambiato gusti e ributterò tutto.

C’è da dire che è un po’ un cane che si morde la coda: spendo poco, ma la qualità è bassa (purtroppo o per fortuna, ci si porta a casa quello che si paga), la durata scarsa e la sostituzione in tempi brevi inevitabile. Ma quello che mi colpisce, e lo ripeto, e che questo non si faccia per necessità ma per scelta. Più di tutto, mi impressiona che questo modo di pensare riguardi anche quello che è sempre stato uno dei beni rifugio per eccellenza, cioè la casa. Un mobile o un quadro di pregio, un servizio di piatti di qualità (per tacere dell’argenteria, per chi se la poteva permettere) venivano considerati un ottimo investimento, perché durevoli e destinati a crescere di valore nel tempo. I pezzi migliori venivano poi passati di generazione in generazione, e prendersene cura per trasmetterli a figli e nipoti era considerato un obbligo, oltre che un grande gesto d’amore.

Oggi sembra che tutto questo non abbia più importanza. Per carità, capisco che i gusti cambino e ogni tanto un po’ di voglia di novità è normale, ma mi chiedo: che senso ha tutto questo spreco? E sarà bello, un domani, trovarsi circondati da oggetti senza storia, che di noi raccontano la semplice fotografia di quel momento? Non ne sono così sicura…