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©acasadibianca

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La cena condivisa è una delle modalità più diffuse e rilassate di ricevere: qualcuno mette a disposizione una casa e i vari ospiti si suddividono la preparazione delle portate, con un risultato di grande piacevolezza conviviale senza eccesso di stress per nessuno. Normalmente questo si fa principalmente per le situazioni in cui ci sono molte persone e il servizio è a buffet, cosa che consente una più facile gestione di tante preparazioni diverse. Nulla vieta però di utilizzare lo stesso metodo anche per una cena seduta tra amici e/o parenti.

Qualunque sia la situazione, è opportuno che il padrone di casa si assuma il compito di coordinare le iniziative degli ospiti, e che questi ultimi rispettino le indicazioni ricevute. E’ decisamente frequente infatti che il singolo ospite si senta in obbligo di contribuire più di quanto richiesto, cosa che causa spesso più problemi di quanti non ne risolva: il cibo diventa troppo, il padrone di casa si trova in difficoltà nel gestire il servizio, l’ospite che si è attenuto alle consegne si sente in imbarazzo…

Vediamo allora come gestire al meglio una situazione di questo tipo, come sempre con disinvoltura e senza farci ossessionare dall’etichetta.

Innanzi tutto è fondamentale ipotizzare un menù di massima, cioè quante portate e di che tipo. Cercheremo naturalmente di prevedere un’alternanza di piatti e sapori in grado di accontentare un po’ tutti, senza esagerare in quantità e – salvo disporre di ospiti particolarmente dotati per la cucina – in stravaganza delle richieste.

Al momento di assegnare gli incarichi, poi, si dovranno tenere nella dovuta considerazione attitudini, volontà, disponibilità di tempo e (perché no?) di denaro dei nostri invitati-collaboratori.

Per entrare nel concreto: non chiederemo di portare un arrosto all’amica vegetariana, o il vino all’amico astemio; non pretenderemo tre dolci fatti in casa da chi lavora dodici ore al giorno o, semplicemente, non ama cucinare; non assegneremo un piatto di pesce pregiato all’amica con finanze poco stabili. Piuttosto, chiederemo anticipatamente a ciascuno di cosa preferirebbe occuparsi, cercando poi di compensare eventuali eccessi da un lato e/o carenze da un altro. Il risultato ottimale sarà un menu completo e bilanciato, con incarichi più o meno equi ma allo stesso tempo rispettosi di talenti e disponibilità individuali. Insomma, niente che il buon senso da solo non dovrebbe bastare a suggerire, ma che non è male dirsi in modo chiaro.

Lo stesso buonsenso dovrebbe suggerire, da parte degli invitati, una serena adesione a quanto concordato col padrone di casa: vietato strafare e, in caso di imprevisti che costringano a un cambio di programma rispetto a quanto stabilito, concordare sempre con il regista della serata il da farsi.

Un altro aspetto da condividere tra padrone di casa e ospiti è la modalità di trasporto e presentazione dei cibi. Da evitare sempre e comunque, salvo precisi accordi, piatti che non arrivino praticamente già pronti: in queste situazioni la cucina è sempre immersa in una discreta confusione, che non è il caso di aumentare.

Concordare sempre se le pietanze dovranno arrivare già nel contenitore con cui saranno portate in tavola, e anche qui attenersi scrupolosamente alle istruzioni ricevute. Un esempio concreto dal mio pranzo pasquale: una delle ospiti si era offerta di portare un arrosto, e avevamo stabilito che arrivasse già affettato e in una pirofila pronta per passare dal forno alla tavola; un’altra, che doveva portare solo il vino, è arrivata a sorpresa con un polpettone, ancora intero e conservato in un contenitore di plastica: ovviamente ho dovuto tagliarlo, far saltar fuori una pentola per scaldarlo e un piatto per servilo. E siccome non è che in collina io abbia questo gran corredo, gestire il tutto non è stato semplicissimo…

Ultimo aspetto. Il servizio vero e proprio, ovvero apparecchiare e sparecchiare. Qui non si scappa: tocca al padrone di casa! Già si creerà una bella confusione con l’andirivieni degli ospiti e la gestione della cucina, non è proprio il caso di aggiungere anche il rito dell’apparecchiatura, seduta o a buffet che sia.

Idem per quanto riguarda il riordinare. Per prima cosa il padrone di casa dovrà avere la cura di restituire puliti e in ordine i contenitori con cui le pietanze sono state portate, se possibile provvedendo con discrezione durante la serata, onde non costringere l’ospite ad aspettare o, peggio, farlo andare via con piatto o pentola sporchi. Per completare il rassetto della casa, poi, sarà più cortese attendere che tutti gli ospiti si siano congedati: già li abbiamo fatti cucinare, non vorremmo anche metterli a lavare i piatti, vero?

Ultimissimo punto, e spesso nota dolente: gli avanzi. Che farne? L’argomento è delicato e complesso. Direi che ne riparliamo in un altro post.