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©acasadibianca

©acasadibianca

Sono stata cresciuta nel rispetto delle cose (oltre ovviamente che delle persone), indipendentemente dal loro valore: tutto costa fatica, tutto merita rispetto. Sono anche stata educata ad una particolare salvaguardia delle cose più preziose: un insegnamento ricevuto soprattutto da mia nonna, attentissima a proteggere quanto di più pregiato fosse in suo possesso facendone un uso a dir poco parsimonioso. Non aspettatevi i gioielli della corona, mi raccomando, parlo semplicemente del vestito della domenica, del cappellino più elegante, della borsa “da festa”: concetti oggi ignoti ai più, impegnati come siamo in una corsa allo spreco che anche in tempi di crisi non vogliamo abbandonare.

Spinta all’estremo, questa filosofia portava però a tesaurizzare in modo eccessivo le cose, facendo sì che di fatto non le si utilizzasse mai. Per educazione ricevuta, mi sono comportata allo stesso modo per (ahimè) anni: non indossavo mai i miei capi preferiti per timore di rovinarli, non tiravo mai fuori dalla credenza le tovaglie più belle per paura di macchiarle, mettevo raramente in tavola le porcellane ricevute per le nozze (non parliamo di quelle della nonna) per evitare che andassero rotte.

Il risultato? Abiti passati di moda praticamente nuovi, tavole sempre un po’ tristanzuole, e cose bellissime lasciate ad appassire in armadi e credenze. Insomma, un atteggiamento che di fatto equivaleva a non avere niente di bello. Per questo ad un certo punto ho deciso che era il momento di cambiare, e godermi – se pur responsabilmente e con ogni cura – ciò che di bello potevo avere.

Siccome so di non essere la sola ad aver ricevuto questo tipo di educazione, oggi vorrei condividere con voi i cinque principali motivi che mi hanno convinta al cambiamento.

1 – Siamo noi il nostro primo ospite. Lo dico da sempre. Il primo ospite di una casa è chi che la abita, e merita gli stessi riguardi di chi la frequenta saltuariamente. “Siamo in famiglia” non è un buon motivo per aprire le porte alla sciatteria, anzi: volersi bene è importante, perché non farlo anche regalandosi una tavola piena di bellezza?

2 – Il valore di un oggetto sta nella sua storia. Cosa potrà dire ad un figlio una tovaglia bellissima e preziosa se non l’ha mai vista in tavola? Niente, infatti è probabile che non ci metta molto a sbarazzarsene. Ma se la stessa tovaglia gli farà ricordare i Natali della sua infanzia, è probabile che l’avrà cara, e prima o poi vorrà utilizzarla anche per i suoi Natali da adulto, magari proprio per trasmettere ai suoi figli la stessa magia respirata da bambino. E sarà questo, più che il valore del tessuto o dei ricami, a rendere quella tovaglia un vero tesoro di famiglia.

3 – Le mode passano anche per la tavola. Meno velocemente che per l’abbigliamento, ma passano. E così, soprattutto se abbiamo scelto oggetti molto legati al design contemporaneo, rischiamo di ritrovarci con piatti e tovaglie mai usati che non ci piacciono più. Molto più saggio utilizzare le cose finché ci piacciono, cosa che oltretutto aiuterà a creare con loro un legame tale da farcele amare anche quando saranno un po’ retrò.

4 – Pulire (non) è (più) un po’ morire. I tempi in cui gli oggetti più delicati si potevano lavare solo a mano sono finiti. Le moderne lavatrici e lavastoviglie hanno raggiunto un grado di affidabilità tale che, con le dovute cautele e i programmi opportuni, possono lavare anche articoli molto delicati. Se poi qualche oggetto particolare avrà ancora bisogno delle mani, pazienza: lo useremo, ma un po’ meno degli altri.

5 – Chi la fa (la bella tavola), l’aspetti. La bellezza è contagiosa. Non userò il termine “ispirazionale” perché mi fa un po’ troppo “maitre à penser de’ noantri”, però il concetto è quello: la bellezza entra in circolo, e più la facciamo girare più ci ritornerà. Non sapete quante persone mi hanno detto di aver iniziato a guardare con occhi diversi il contenuto delle loro credenze dopo essere state mie ospiti. Non perché io prepari chissà che apparecchiature (lo vedete quanto sono semplici), ma perché c’è poco da fare, se si ha anche il minimo interesse per il bello sedersi ad una tavola preparata con cura mette di buon umore e fa venire voglia di replicare la cosa a casa propria. E allora perché non dare il nostro contributo per instaurare questo circolo virtuoso?