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©acasadibianca

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Inizia con questo articolo la breve serie di post dedicati a chi, come me, ama perlustrare mercatini di ogni genere alla ricerca della porcellana/ceramica “british” dei suoi sogni. Come già anticipato, non sarà una guida in senso vero e proprio perché io non sono una professionista del settore né intendo improvvisarmi tale. Diciamo che condividerò quel poco che ho imparato sul campo, giusto per aiutare ad orientarsi chi si avvicina per la prima volta al magico mondo del vintage e dell’antiquariato.

Per cominciare, direi che prima di iniziare a girare bisogna schiarirsi un po’ le idee. Cosa ci spinge ad andare per mercatini? Che articoli cerchiamo, e soprattutto, perché? Sono queste le prime domande cui rispondere prima di iniziare il nostro piccolo percorso. Il “perché”, in effetti, è la vera domanda chiave. Il motivo per cui abbiamo deciso di intraprendere la nostra caccia al tesoro, rappresentato da ceramiche e porcellane inglesi prevalentemente del genere transferware (perché di questo soprattutto parleremo), è infatti la prima discriminante, il faro guida che illuminerà la nostra ricerca. Dalla semplice curiosità al collezionismo, dal desiderio di trovare qualche pezzo nuovo per la nostra tavola alla ricerca di un articolo specifico, magari per completare o reintegrare un servizio già in nostro possesso, i motivi possono essere i più diversi. Se non li abbiamo chiari, però, rischiamo di sprecare tempo, energie e spesso anche denaro in ricerche infruttuose, se non altro perché condotte nel posto sbagliato.

Inutile frequentare i mercati e le fiere antiquarie se cerchiamo pezzi semplici da destinare all’uso quotidiano e/o non abbiamo a disposizione cifre importanti. Allo stesso modo, per quanto il colpo di fortuna possa sempre capitare, non è il caso di perdere tempo nei mercatini dell’usato se siamo alla ricerca dell’articolo di pregio o della rarità da collezionista.

Una volta deciso cosa ci interessa maggiormente è opportuno conoscere un po’ più da vicino i posti dove è possibile acquistare, con le loro principali caratteristiche. Vediamole quindi a grandi linee, iniziando dalla base, cioè i mercatini dell’usato e le fiere di piazza. Nel prossimo post parleremo invece delle grandi fiere antiquarie e del commercio on line.

I mercatini dell’usato. Lo so, a tanti l’idea fa un po’ schifo, ma credetemi, possono essere una vera miniera d’oro. In fondo sono l’equivalente italico dei più sciccosi “vide granier” e delle anglosassoni “garage sales”: posti pieni di oggetti di cui la gente vuole liberarsi ricavando giusto qualcosina. Bisogna ammetterlo, per frequentarli con profitto servono un po’ di pelo sullo stomaco, parecchie salviette per le mani, pazienza, costanza e occhio attento. La fortuna per chi compra sono i prezzi bassissimi, conseguenza della scarsa attenzione del gestore per ciò che mette in vendita: a parte che spesso non sanno cosa gli passa per le mani, il loro obiettivo è smerciare in fretta, perciò hanno prezzi irrisori. Fanno eccezione gli oggetti di manifattura universalmente nota (ma sempre di prezzi accessibilissimi si tratta), o quelli particolarmente di moda, motivo per cui in questo periodo è facile costino di più orribili cinesate stile shabby chic che non autentiche meraviglie. Questi sono i posti dove, con un po’ di occhio e di fortuna, si fanno in assoluto gli affari migliori, e anche se si prende una fregatura… non si perdono che pochi euro!

Consiglio spassionato, frequentateli spesso (l’assortimento è assolutamente casuale e le cose belle spariscono subito) ma evitate il sabato pomeriggio e la domenica: quasi tutti ritirano merce nuova solo dal lunedì al venerdì, i clienti più attenti lo sanno e vanno al massimo il sabato mattina; arrivando più tardi rischiate di trovare solo gli scarti della settimana.

Cosa si trova? Servizi più o meno completi provenienti da case private, forniture dismesse da bar e ristoranti, pezzi singoli di ogni genere e specie, in particolare – almeno dalle mie parti – vasi decorativi, soprammobili, bomboniere. Si tratta per lo più di oggetti provenienti da case di persone anziane, quindi principalmente pezzi dagli anni Cinquanta in avanti: insomma, tutto quello che i figli non tengono perché hanno già le loro cose, e che i nipoti non vogliono perché preferiscono oggetti più modaioli. Come genere, credo vada molto a zone: qui si trova qualcosa di Ginori, tantissima porcellana bavarese e una discreta scelta di ceramiche inglesi transferware. Queste ultime, in particolare, sono considerate così fuori moda che te le tirano praticamente dietro: buon per me e peggio per loro!

I mercatini di piazza. Il livello sale decisamente nelle piccole fiere “dell’antiquariato e del vintage” che praticamente ogni località italiana ospita almeno una volta al mese. Qui espongono antiquari di livello medio ma anche privati che coltivano questa attività come hobby. Il vantaggio è che si ha a che fare con venditori che selezionano i pezzi a monte, e sono quel tanto competenti da guidare – in teoria – l’acquirente nella scelta, facendo da garanti di qualità e autenticità degli articoli. Dico in teoria, perché non sempre è così: è brutto da dire, ma non manca chi approfitta spudoratamente della scarsa competenza di molti acquirenti, che spesso si fermano all’aspetto estetico del pezzo. Diciamo che sono posti da frequentare per vedere cosa c’è in giro o se si cerca qualcosa di particolare. Prima di acquistare, però, è bene farsi almeno una competenza di base sugli articoli che ci interessano, perché in caso contrario è abbastanza facile prendere fregature.

Cosa si trova? Di tutto, di più: servizi completi o quasi provenienti da case private con eredi meno sprovveduti di quelli che vendono tramite i mercatini dell’usato, pezzi singoli anche da collezione di pregio e qualità. Si trovano spesso oggetti di provenienza estera, frutto di missioni personali del venditore. Lo svantaggio è che il giro della merce è molto più lento: le mie spacciatrici di stoviglie made in England, per esempio, vanno in missione oltremanica non più di due/tre volte l’anno, quindi se da un giro non riportano niente che mi interessi non posso che aspettare la stagione successiva. E i prezzi? Se pur comunque ragionevoli, rispetto ai mercatini dell’usato ovviamente lievitano: la buona notizia è che si solito un piccolo margine di trattativa c’è sempre.