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©acasadibianca

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Impossibile procedere nel nostro piccolo percorso senza fare almeno qualche cenno sui principali materiali di cui le nostre pottery possono essere composte.

Conoscerli a grandi linee è indispensabile per avere un’idea della diversa qualità dei pezzi, e di conseguenza sul loro pregio. Per non annoiare nessuno, mi limiterò a cenni brevissimi, ma sufficienti a tracciare una panoramica generale.

Porcellana. E’, tra tutti, il materiale più pregiato. E’ di colore perfettamente bianco e appare trasparente se osservata contro luce, quando ovviamente di spessore non eccessivo: più è sottile, più è pregiata. Risulta impermeabile all’acqua anche se non è rivestita di smalto. Nonostante la delicatezza dell’aspetto, la porcellana non si lascia intaccare da una punta d’acciaio e resiste alle alte temperature e ai reattivi chimici, ad eccezione degli alcali caustici e dell’acido fluoridrico. In natura non si trovano materiali capaci di fornire da soli prodotti aventi le caratteristiche della porcellana; per la sua fabbricazione si ricorre a miscele di più componenti, di solito caolino, quarzo e feldspato.

La porcellana nasce in Oriente, raggiungendo vette di eccellenza nell’antica Cina e successivamente in Giappone. I manufatti provenienti da questi due paesi deliziarono l’Occidente fin dall’età medievale, ma è a partire dal secolo XVI che vennero largamente importati in Europa, suscitando nei vasari locali il desiderio di imitarne il candore e la decorazione, e negli alchimisti l’ambizione di emularne la pasta. Furono i fiorentini i primi a creare, nel Cinquecento, la cosiddetta “porcellana dei Medici” (in realtà un composto a larga percentuale vitrea) che costituì la prima imitazione della porcellana cinese in Europa.

Per giungere alla produzione europea di una porcellana veramente simile all’originale prodotto orientale dobbiamo arrivare al 1708, quando l’alchimista tedesco J.F. Böttger, attivo a Meissen, scoprì i giacimenti sassoni di un’idonea argilla bianca alla quale si lasciò il nome orientale di caolino, grazie alla quale si poté produrre una porcellana davvero analoga a quella cinese per trasparenza e lucentezza. La manifattura di Meissen (fondata nel 1710) divenne celebre, e la sua attività lasciò un’impronta indelebile sulla successiva storia della porcellana europea.

Un tipo particolare di produzione venne invece perfezionato in Inghilterra con la creazione della porcellana calcarea, detta bone china in quanto a base di ossa di bue macinate, caratterizzata da cottura a temperature moderate e da un colore leggermente sfumato verso l’avorio.

Faience o Maiolica. E’ caratterizzata da un impasto poroso e colorato, composto vari tipi di argille, variamente ricche di ossidi di ferro (da cui il colore più o meno rossastro), cui si aggiungono carbonati di calcio e di magnesio, ossidi metallici e sostanze organiche incorporatesi nei giacimenti. Per la loro colorazione pigmentata gli oggetti in maiolica sono sempre ricoperti da uno smalto bianco, a imitazione del fondo bianco della porcellana.

I manufatti sono essiccati gradualmente, per evitare deformazioni e screpolature, e subiscono una prima cottura, a temperatura di 850-900 °C in modo da dare un ‘biscotto’ sonoro, leggero, poroso, che si presta bene a ricevere lo smalto, la decorazione e la vetrina. L’oggetto è quindi sottoposto a una seconda cottura, a temperatura di poco inferiore alla precedente, con la quale lo smalto si fissa e incorpora la decorazione, mentre la vetrina forma un velo vetroso e lucente.

La maiolica nasce nell’oriente musulmano, e riceve le prime imitazioni europee già nel Basso Medioevo. In Italia i centri di produzione si moltiplicano a partire dal secolo XIII, dando origine a tipologie di forme e decorazioni che fanno profondamente parte del nostro patrimonio storico-artistico. I maestri vasari italiani portano la produzione della maiolica in Francia già nel XV secolo, e in seguito la produzione di maioliche con importante influenza del gusto italiano si diffonde in Germania, Boemia, Ungheria e nei Paesi Bassi.

Di fondamentale importanza per la formazione del gusto moderno fu la maiolica inglese. Nel Sei e nel Settecento si produceva già nello Staffordshire una ceramica rivestita di argilla semiliquida (slipware), ma fu solo in concorrenza con la porcellana di Delft che si iniziò la produzione di maiolica saltglazed, in cui lo smalto era ottenuto dalla combinazione del cloruro di sodio con un particolare tipo di argilla. Tra Sette e Ottocento la produzione si ampliò grazie al perfezionamento dei prodotti industriali, con risultati di grande rilievo.

Terraglia. E’ di colore bianco, a impasto fine e leggero, molto poroso e quindi permeabile all’acqua; è scalfibile dall’acciaio e resiste soltanto agli acidi organici. L’impasto è composto di argilla, quarzo e feldspato in proporzioni variabili, che la distinguono in terraglia tenera, media e forte.

La terraglia tenera, o Terre de pipe, veniva utilizzata soprattutto per produrre stoviglie a basso costo, stante la scarsa qualità del prodotto finale.

La terraglia media, o Earthenware, nasce in Inghilterra, nello Staffordshire, intorno alla metà del Settecento, con l’intento di sostituire con un prodotto dalle caratteristiche di maggiore robustezza la vecchia maiolica.

Tale percorso innovativo si sviluppò ulteriormente nei primi anni del XIX secolo con la messa a punto della terraglia forte, o Ironstone, così detto per le sue caratteristiche di resistenza, paragonabili a quelle della porcellana. L’Ironstone fu brevettato nel 1813 da Charles James Mason, titolare dell’omonima manifattura di Stoke-on-Trent, anche se alcune fonti ne attribuiscono l’invenzione a William Turner di Longton e Josiah Spode, che lo utilizzava nella sua fabbrica già nel 1805.

La terraglia, e l’Ironstone in particolare, per le sue caratteristiche estetiche e tecniche, il minor costo di produzione, la possibilità di essere facilmente prodotta in larga scala e la facilità di decorazione con tutti i mezzi disponibili, compresi quelli meccanici, si rivelò ben presto una valida concorrente della porcellana.

Per questo motivo, il nuovo materiale si diffuse ben presto Oltremanica, con la nascita di importanti centri di produzione in quasi tutti i paesi europei: si pensi, a puro titolo esemplificativo, alle manifatture di Lunéville, Bellevue, Saint-Clément in Francia, Villeroy & Boch in Germania, e ai distretti produttivi di Nove di Bassano, Este, Lodi e Treviso in Italia.