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©acasadibianca

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Ed eccoci finalmente arrivati a parlare nello specifico del nostro amato Transferware, che in effetti costituisce il principale oggetto di trattazione di questa piccola guida.

Ne tratteggeremo sinteticamente storia e caratteristiche, riservando ad altri post le vicende dei luoghi di produzione, delle principali manifatture e dei decori più celebri.

Come sapete, sotto il nome di Transferware va un genere di stoviglie e oggetti per la decorazione della casa caratterizzato dall’uso della stampa a decalcomania, secondo una tecnica sviluppata in Inghilterra intorno alla fine del XVIII secolo che ebbe il suo principale centro principale nella regione dello Staffordshire, in particolare attorno alla cittadina di Stoke-on-Trent. Si tratta di un processo decorativo che può essere applicato a una molteplicità di materiali, dalla terracotta alla porcellana, dal bone china all’Ironstone.

Il processo inizia con la realizzazione di una lastra di rame inciso simile a quelle utilizzate per la stampa su carta di incisioni e acqueforti. Tale piastra viene utilizzata per stampare il decoro su carta velina, successivamente applicata sulla superficie porosa della ceramica che ne assorbe l’inchiostro umido. La carta viene eliminata con un’immersione in acqua, quindi la ceramica viene cotta in un forno a bassa temperatura per fissare il decoro. Spesso, soprattutto sulle superfici tondeggianti, i disegni non si chiudono alla perfezione e l’inchiostro sbava leggermente: entro certi limiti (oltre il pezzo non è più di prima scelta) è questa una caratteristica tipica della tecnica, e ne garantisce la realizzazione manuale. Il risultato finale è comunque di grande impatto, graficamente molto simile alla stampa su carta.

Prima della nascita di questa tecnica produttiva, le ceramiche venivano decorate unicamente a mano, secondo un processo elaborato e costoso, che limitava a pochi fortunati la possibilità di accedere al loro possesso. Fu la crescente domanda da parte della nascente borghesia britannica di stoviglie e oggetti decorati a prezzi accessibili che portò allo sviluppo e all’affermazione di questa tecnica. L’industrializzazione del processo di decorazione aprì infatti l’accesso a questo genere di manufatti ad una clientela sempre più ampia.

Non è dato sapere con certezza a chi si debba l’invenzione di questa tecnica decorativa, dato che molte manifatture se ne contendono la paternità. Sappiamo che nel 1751 John Brooks, un incisore di Birmingham, fece una richiesta di brevetto per un tipo stampa a decalcomania da utilizzarsi principalmente su oggetti di smalto, ma la sua domanda non andò a buon fine. Cinque anni dopo John Sadler e Guy Green, artigiani a Liverpool, depositarono un affidavit sostenendo che avevano potuto “senza l’aiuto o l’assistenza di qualsiasi altra persona decorare a stampa 1.200 piatti di terraglia di diversi modelli in un lasso di tempo di sei ore, più e meglio di quello che avrebbero potuto fare i cento più abili decoratori con le tecniche tradizionali”. In ogni caso, è un dato di fatto che il perfezionamento e l’applicazione industriale di tale innovazione tecnologica si realizzò nel distretto della ceramica di Stoke-on-Trent, nello Staffordshire, al principio dell’Ottocento.

La popolarità del Transferware esplose tra il 1820 e il 1830. Inizialmente i motivi decorativi imitavano quelli delle pregiate porcellane cinesi, ma ben presto nel pubblico si affermò un gusto diverso e la produzione si orientò sulla riproduzione di stampe e incisioni inglesi. Nel 1841 però una nuova legge sul copyright vietò il libero utilizzo di questo tipo di immagini, costringendo le manifatture a creare disegni personalizzati, se pur all’interno di linee decorative più o meno comuni: commemorazioni di eventi storici, scene di vita rurale, paesaggi.

Le decorazioni spaziavano da motivi importanti che coprivano quasi completamente il pezzo a pochi, piccoli disegni. In ogni caso, sui pezzi non mancava mai una bordura decorativa dal motivo quasi sempre floreale. E se nello stesso servizio spesso i decori centrali erano diversi l’uno dall’altro, il bordo floreale sempre era uguale per tutti i pezzi. Anzi, i ceramisti finirono con l’utilizzare un particolare bordo come marchio di fabbrica, tanto da farne un importante elemento di identificazione per i pezzi non marcati .

Inizialmente i disegni erano monocromatici. Sempre per imitazione del modello orientale, il primo colore utilizzato – nonché il più costoso e il più amato – fu il blu cobalto. Altri colori cominciarono ad apparire a partire dal 1825, soprattutto in risposta ad una richiesta proveniente dal mercato americano, dove il Transferware fu accolto con tale entusiasmo da spingere numerose manifatture a produrre linee appositamente dedicate. Il verde è stato il secondo colore a comparire, appunto nel 1825, seguito dal rosso-rosa, dal nero, dall’azzurro, dal marrone, dal gelso, dal viola, dal seppia e infine dal giallo.

Con il tempo si iniziarono a produrre anche servizi con decori multicolore. Inizialmente questo prevedeva l’applicazione dei diversi colori con stratificazioni successive, cosa che rendeva il processo lungo, complesso e molto costoso. Nel 1848 però il progredire della tecnica consentì l’applicazione di più colori contemporaneamente, rendendo così più conveniente anche questo tipo di produzione.

La decorazione a decalcomania poteva essere applicata sotto lo smalto (underglaze) o sopra lo smalto (overglaze). Per il primo metodo non c’era grossa scelta di colori perché quelli in grado di sopportare le altissime temperature necessarie all’invetriatura erano unicamente il blu, il rosso, il giallo, il verde e l’ocra.

Il secondo metodo si otteneva decorando direttamente sulla superficie lucida, con una successiva, ulteriore cottura a 700/800 gradi. Il decoro era meno resistente ma in compenso si poteva disporre di una gamma di colori molto più ampia.

Era possibile anche decorare l’oggetto, applicare l’invetriatura e sopra decorarlo ancora una volta: in questo modo si otteneva un pezzo decorato sotto e sopra smalto.