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©acasadibianca

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Il mondo degli oggetti che hanno un passato è vasto e multiforme. Ci sono passati prossimi e passati remoti, passati illustri e passati popolani, e non è male avere almeno un’idea di massima di cosa distingue gli uni dagli altri. La cosa torna utile soprattutto se le nostre ricerche si concentrano nei mercatini di piazza, dove si trova un po’ di tutto e dove – come ci siamo già detti – non è impossibile incappare in qualche venditore non troppo scrupoloso, pronto ad approfittarsi della buona fede dell’acquirente.

Vediamo quindi di capire, sempre per quanto posso dirvi da semplice appassionata, cosa davvero dobbiamo aspettarci quando un oggetto ci viene definito, secondo i casi, usato, vintage, d’epoca o antico.

Il primo è facile. “Usato” è un oggetto che non è nuovo, ha avuto almeno un precedente proprietario ed è già stato utilizzato. E’ ovviamente una definizione che si riferisce a oggetti che hanno una funzione pratica, non solamente decorativa: tanto per capirci, un servizio di piatti può essere definito usato, un quadro o una scultura no. Si tratta in sostanza di un termine che rende conto dello stato di usura di un oggetto, che può avere diversi livelli: è ovvio che più un oggetto è stato adoperato peggiori saranno le sue condizioni, e quindi minore il suo valore.

“Vintage” è forse il termine più in voga del momento, ed è anche – a mio modestissimo parere – il più ingannevole. Utilizzato con grande disinvoltura per definire qualunque oggetto non sia di produzione recentissima, ha invece un significato preciso. Mutuato dal linguaggio enologico (in senso proprio indica un raro vino d’annata), nel gergo della moda è andato ad identificare un capo demodé ma originale e ricco di stile e personalità, quindi portabile anche ben oltre il momento della sua produzione. Dalla moda il termine è passato all’arredamento e alla decorazione della casa, mantenendo il medesimo significato: oggetto di design che per qualità e linea si mantiene attuale a dispetto del tempo trascorso dalla sua creazione. Insomma, non basta che un oggetto abbia più di vent’anni (termine minimo perché qualcosa si possa definire “vintage”) per rientrare nella categoria: devono esserci anche precise caratteristiche di qualità, design, stile.

“D’epoca” indica un oggetto che non si può ancora definire antico ma ha comunque un’età ragguardevole, ed anche un certo livello qualitativo. Rispetto al vintage, può comprendere anche oggetti di pregio inferiore, in base al principio per cui – di qualunque articolo si parli – più si arretra nel tempo minore è la quantità disponibile, con conseguente crescita del valore e dell’appetibilità. Diciamo che possiamo definire così oggetti che hanno tra i 50 e i 100 anni d’età. Il vero problema è che spesso chi usa questo aggettivo lo fa perché non sa bene cos’ha in mano e cerca di mantenersi sul generico, oppure lo sa benissimo e prova a rifilarti il bidone. Per questi motivi, personalmente diffido di chi mi presenta un oggetto definendolo genericamente “d’epoca”: salvo non si parli di qualcosa che oltre a piacermi tantissimo costa davvero poco, passo oltre.

“Antico” è un oggetto che, indicativamente, non ha meno di 100 anni. E’ la categoria a cui appartengono i pezzi più preziosi, ma anche quella a più alto rischio: è infatti il settore in cui abbondano i falsi, e non è sempre facile, nemmeno per gli esperti, individuarli al primo colpo. Considerando poi che per questi articoli i prezzi salgono in modo significativo, la cautela è davvero d’obbligo.