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©acasadibianca

©acasadibianca

Abbiamo imparato a distinguere i vari tipi di mercato, ci siamo fatti una prima idea di cos’è il transferware, abbiamo le idee un pochino più chiare sulla terminologia che ne definisce l’età. A questo punto immaginiamoci in giro per mercatini. Ci guardiamo intorno con aria curiosa, e finalmente eccola lì: davanti agli occhi ci si palesa la pottery dei nostri sogni. Il primo istinto è di accaparrarsela, subito, senza pensarci, prima che qualcun altro sia più veloce e ce la soffi sotto il naso. Per esperienza posso però dire che questo è il modo migliore per prendere delle solenni fregature. Perciò, anche davanti all’oggetto più bello, calma e gesso. Un esame accurato è indispensabile prima di prendere qualunque decisione.

Il primo passo è quello di prenderlo in mano (maneggiare con la massima delicatezza, ovviamente, o qualunque danno ci verrà attribuito) e osservarlo con cura, se possibile in piena luce. Nessuna vergogna ad inforcare gli occhiali, se ne abbiamo bisogno, e nemmeno ad usare una lente di ingrandimento. Guardiamolo di fronte, sul retro, di profilo, a luce diretta e con la luce radente.

Il passo successivo, fondamentale soprattutto per i pezzi con decori importanti, dove è più facile che certi dettagli sfuggano, è passarne delicatamente tutta la superficie con la punta delle dita. Questo non solo ci permetterà di capire bene se la decorazione è sopra o sotto lo smalto (nel primo caso avvertiremo un infinitesimale rilievo del decoro), ma anche di individuare difetti che potrebbero essere sfuggiti all’esame visivo.

Solo effettuando questo doppio controllo, infatti, avremo la ragionevole certezza di scoprire sbeccature anche minime, crepe, felature o “capelli”, screpolature dello smalto o, peggio, esiti di rottura con relative riparazioni.

Va da sé che, maggiore è l’età del pezzo, più facile sarà trovare dei difetti dovuti all’uso. L’importante è individuarli tutti, in modo da fare una scelta consapevole e non trovarsi con sgradevoli sorprese (a me, lo confesso, è capitato) una volta a casa. Il negoziante corretto dovrebbe essere il primo a segnalare anche la più piccola pecca, ma può capitare che non lo faccia, vuoi perché non se è accorto, vuoi perché spera che non se accorga l’acquirente, o semplicemente perché non si pone neanche il problema di controllare, com’è per esempio nei mercatini dell’usato.

Terzo e fondamentale momento, l’esame della marca. Quando c’è, la troviamo sul retro del pezzo, al centro, ed è, lo abbiamo già detto, la vera e propria carta d’identità dell’oggetto. L’aspetto, infatti, conta fino a un certo punto: un pezzo in condizione perfette può comunque essere molto vecchio, basta che non sia mai stato usato; allo stesso modo un pezzo malandato non ha necessariamente una veneranda età.

Per fare un esempio concreto, un pezzo del mio servizio da (vecchia) signora in rosso, apparentemente, sembra vecchissimo: è ingiallito e pieno di screpolature, tanto che a prima vista può sembrare centenario. La marca però non mente, e me lo data agli anni Cinquanta del Novecento. E allora cosa gli è successo?  Probabilmente i vecchi proprietari, incautamente, l’hanno usato per il forno, e ne è uscito letteralmente “biscottato”. Ma se io non avessi letto la marca, l’avrei capito o mi sarei lasciata convincere che si trattava di un pezzo antico?

Insomma, la marca – quando c’è, lo ripeto, perché purtroppo a volte manca – è fondamentale. Ecco perché al più presto cercheremo di capire almeno a grandi linee come leggerla.