Memorie, Ricordi

Storie di un tempo passato. Una storia di fantasmi

©acasadibianca
©acasadibianca

Sono cresciuta in una casa tanto grande quanto, ahimè, scalcinata. Era un appartamento all’interno di un antico palazzo nobiliare, veramente enorme: era così spazioso che non abbiamo avuto problemi a portare a vivere comodamente con noi anche entrambe le nonne, nelle loro ultime stagioni. Avevamo così tanto spazio che persino il gatto aveva la sua stanzetta.

A tanta ampiezza, e alla bellezza dei locali (soffitti alti più di quattro metri con stucchi e affreschi, pavimenti intarsiati, porte e finestre immense, la vista su una delle più belle chiese della città) corrispondeva purtroppo una manutenzione estremamente difficoltosa, tanto che i miei, una volta usciti di casa i figli, l’hanno subito lasciata, con un misto di rimpianto e di sollievo.

Quand’ero bambina, la sua aria austera e un po’ fané mi inquietava un pochino, soprattutto verso sera, quando in queste stanze enormi scendeva il buio e anche solo andare dalla camera alla cucina voleva dire un viaggio tra stanze deserte e corridoi dove già cercare a tentoni l’interruttore della luce era un’esperienza.

C’è da dire che da piccola ero appassionata di storie di fantasmi, e questo non mi aiutava molto a rilassarmi. Ma siccome mi vergognavo un po’ di questa mia debolezza, mi guardavo bene dal parlarne in famiglia. Per questo non avevo mai raccontato a nessuno un episodio che, razionalmente, avevo archiviato tra le suggestioni infantili.

Avrò avuto otto o nove anni, ed ero nella camera della nonna paterna, adiacente alla mia ma dotata di ciò che noi bambine avremmo tanto voluto ma non potevamo avere: uno specchio! Insomma, mi ero chiusa dentro e stavo davanti a questo specchio a scimmiottare non so più quale balletto televisivo quando ho sentito, distintamente, una mano che mi si poggiava sulla testa. Mi sono girata di scatto: ma come già mi diceva lo specchio, nella stanza con me non c’era nessuno.

Un paio d’anni fa, chiacchierando con mio padre, ci siamo messi a ricordare gli anni passati in quella vecchia casa. “E mi sa che c’era pure un fantasma!” esclama lui a un certo punto. E racconta di come un pomeriggio, seduto al computer nella ex camera della nonna, a quel tempo diventata il suo studio, avesse sentito distintamente una mano che gli si posava sulla testa. Si era girato di scatto: nella stanza con lui, però, non c’era nessuno…

9 pensieri riguardo “Storie di un tempo passato. Una storia di fantasmi”

  1. Che storia carina, come vedi i fantasmi sono proprio degli habitué delle antiche dimore, si vede che sono buongustai. In quegli orrori contemporanei che oggi si vedono in giro mi sa che non ci metteranno mai piede 😉

    1. Beh, se la mettiamo così allora è l’unico motivo per cui non mi dispiace non viverci più 😉
      Comunque non sai quanto sarei curiosa di sapere qualcosa di più sua storia di quella casa…

  2. Quando ero piccola, vicino a casa c’era una vecchia villa, immersa in un bosco con accanto una casetta diroccata, ogni volta che giocavo lì, il mio pensiero era sempre lo stesso…. la curiosità di saperne di più sulla storia della casa che ancora adesso non mi è mai passata, Più che fantasmi, io pensavo che la casa nella notte veniva abitata da qualcuno senza dimora, che prima o poi mi sarebbe sbucato alle spalle mentre raccoglievo qualche fiorellino, ma era quel mistero ad attirarmi sempre lì, anche se ricordo bene l’odore del gelsomino che c’era nell’aria e il canto melodioso degli uccellini.

  3. Anche i miei nonni vivevano in una casa simile a quella in cui tu sei cresciuta, da noi nessuna storia di fantasmi… ma gli ambienti cosi grandi consentivano a me ed a mia cugina di fare le ruote( facevamo io ginnastica artistica e lei danza) in casa!!!) mi entusiasmo ancora adesso al pensiero… il rumore di quei pavimenti quando ci cammini sopra è qualcosa di meraviglioso…. ma se ci fai la ruota sopra l’effetto diventa tipo terremoto… acui seguivano le urla di mia nonna “bambineeee” allora si che avremmo voluto diventare trasparenti come fantasmi!!! baci baci baci ale

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