Decorare, English Transferware, Natale, Ricevere, Stile, Tavola

Aspettando il Natale. Quattro tavole di festa. 2. Scozzese.

©acasadibianca
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Ed eccoci qua, a una settimana esatta dal giorno di Natale, con la seconda delle mie tavole per gioco. Valgono le avvertenze della volta: sono state create per puro divertimento, e per dare a chi legge qualche piccolo spunto creativo. Bando alla perfezione dunque (basti vedere quanto è spiegazzata la tovaglia) e andiamo. E a proposito di imperfezioni: lo so che lo scozzese non è un colore ma una fantasia decorativa, ma del resto come avrei potuto altrimenti definire questa tavola? Legno, marrone, ancora verde? E’ tutti e nessuno, ecco perché ho preferito darle il nome dell’elemento che più la caratterizza, appunto il runner scozzese.

©acasadibianca
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A dirla tutta, più che un runner è una sciarpa di lana, miracolosamente della esatta lunghezza del tavolo: poco importa, la trovo perfetta per una tavola rustica, e questa sarebbe senz’altro la mia scelta se potessi fare il pranzo di Natale in collina. Ho usato questa sciarpa per dare personalità alla solita tovaglia color burro, molto adatta per far risaltare il decoro del mio servizio di piatti preferito del momento, il Friendly Village della Johnson Bros. Tra i vari soggetti che ho, ho scelto i quattro più spiccatamente invernali. Ve li mostro un po’ più da vicino: ecco “The School House”…

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… “The Covered Bridge”…

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…”The Lily Pond” (non molto invernale, ma meglio degli altri che sono tutti una fioritura)…

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… e per finire “The Autumn Mist”

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Visto che ormai mi sono lanciata sul mix & match, per l’antipasto ho deciso di utilizzare i piattini della Crown Ducal, decoro “Charming England”, presi al mercatino dell’antiquariato il mese scorso. Non trovate sia un abbinamento perfetto?

©acasadibianca
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Se in questo pranzo immaginario si dovesse servire anche un primo piatto, dato che come sapete questo servizio non ha le fondine, sempre all’insegna del mix & match utilizzerei quelle color burro col bordo color tortora prese pochi giorni fa. Ancora una volta, una soluzione ben in tono con lo spirito rustico della tavola.

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Allargando un po’ l’inquadratura, si può vedere tutto il posto tavola. Il tovagliolo è neutro, abbinato alla tovaglia; i bicchieri in vetro di Murano e le posate effetto avorio danno un tocco di luce e smorzano un po’ il tono rustico, che ritorna di prepotenza nel piattino per il pane, che altro non è se non un legno grezzo: ovviamente se ci si mettesse davvero sopra il pane, non mancherebbe un centrino in tessuto.

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E veniamo infine ai tocchi più strettamente decorativi. Il centrotavola, particolarmente ampio per i miei standard (d’altronde la tavola è apparecchiata solo per quattro, quindi lo spazio non manca) è fatto di rami di pino, pigne e piccole bacche rosse in feltro.

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Al centro, troneggia una casetta in legno con le sue piccole luci interne, mentre ai lati le altezze sono mosse da due candele di diversa dimensione, entrambe adagiate su piattini ancora differenti (questa volta è un “Windsor” di Ridgway, versione multicolor).

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Ecco, direi che abbiamo visto tutto. Adesso per finire questo giochino prenatalizio mancano altre due tavole, che nelle intenzioni dovrebbero lasciare lo stile rustico per un tono più prezioso e cittadino. Dovrebbero, appunto. Ma nei fatti, chissà…

 

24 pensieri riguardo “Aspettando il Natale. Quattro tavole di festa. 2. Scozzese.”

  1. mi piace tutto, tranne il pezzo di legno grezzo. secondo me è troppo rustico, ma tutto il resto bellissimo e il servizio wow. i piatti color burro sono esattamente come quelli bianchi di ikea che volevo prendere perché mi potrebbero aiutare a smorzare il troppo blu, ma non credo che riuscirò a tornare da ikea prima di Natale.

    1. Il legno grezzo è dettato da un attacco di pura follia, mi sa che devo smetterla di seguire blogger canadesi 🙂
      I piatti fondi vengono da Coin, costano anche poco ma ci sono solo col bordo tortora, rosso o verde mela… comunque questa è una forma classicissima, secondo me in bianco li trovi anche in qualche ipermercato. E comunque quelli ikea sono veramente enormi, il piano misura 28 cm, mia cognata li ha e fatica a farli entrare in lavastoviglie 😦

    2. ah si li ho visti sul sito di Coin ma no il bordo no, li vorrei tutti bianchi. quelli di ikea mi piacciono moltissimo per la forma mossa, il 28 cm non mi spaventa, il piatto grande di Spode misura esattamente così, noi fino normalmente usiamo il piatto cosiddetto da frutta che è da 25 cm.
      gli iper delle mie parti non sono molto forniti come casalinghi, forse l’ipercoop ma sta a casa del diavolo e ci passavo di fronte quando portavo mia mamma in ospedale a Fano e da allora non ci ho più messo piede, sai com’è 😦
      comunque c’è qualcosa anche su Zara Home però mi piacerebbe vederli dal vivo. avevo programmato un giro a Bologna ma è andato ovviamente tutto in cavalleria data la situazione.

      1. Da Zara Home ci sono passata oggi pomeriggio, a parte lo stile molto lezioso che non mi fa impazzire, per quel che vendono secondo me sono carissimi.
        Quindi vorresti prendere quelli Ikea da frutta (che misurano comunque rispettabili 22 cm) e usarli per l’antipasto in modo da evitare il tutto blu? E invece cercare dei sottopiatti bianchi? Secondo me in qualche grande magazzino cinese ne trovi anche di carini e li paghi niente: da me c’è pieno, cercando un po’ hanno molte cose che si trovano anche in negozi più “su” ma costano un quarto.

        1. ehm… mi correggo il grande Spode sono 27 cm e il “piccolo” 23 cm li ho misurati stasera, il grande mentre mio marito apparecchiava per cena, mi ha visto con il metro e mi ha detto “in questa casa succedono cose che manco nella casa di Psyco, non avevo mai visto misurare i piatti”.
          comunque non penso di prendere quelli ikea, l’idea del magazzino cinese potrebbe anche essere, ne ho visitato uno qua medio – per me enorme e non li amo devo ammettere – ma piatti non ne aveva e neanche sottopiatti. vedremo…
          ah invece ho misurato i piatti Burleigh che avevo preso alla svendita estiva, per loro piatti da pranzo ma io ne avevo presi due come piatti da torta e in effetti sono 29 cm.

  2. Rispondo qui se no non si capisce niente. I piattoni Burleigh saranno quelli che loro chiamano da buffet, quelli analoghi di Spode misurano addirittura 32: ma quanto magnano, ‘sti inglesi?
    Da me gli iper cinesi hanno il mondo, sono abbastanza inquietanti ma farci un giro ogni tanto è divertente. Ma non hai altri negozi con reparto casalinghi? Qui non era male la Upim, quando c’era…

    1. eheheh, qua non c’è NIENTE, ah no ha aperto un piccolo Tiger e c’è sempre il pienone però non hanno cose particolarmente interessanti per adesso. noi siamo il profondo centro, qua arrivano tutti per ultimi, se arrivano.
      c’è un iper cinese in zona Ikea ma non ci sono mai andata perché appunto li trovo profondamente inquietanti.
      quanto ai piatti da buffet forse andando nel senso che diceva la tipa sul gruppo Facebook al buffet se ti devi tenere tutto nel piatto (compresi gli ossi delle olive) è meglio che il piatto sia enorme 😀

  3. Questa tavola mi piace molto, certo è parecchio rustica. Perfetta per la casa in collina anche se non sarà Natale, che ne dici?
    Anche qui hai calibrato molto bene i colori, e hai saputo dosare rustico e ricercato nelle giuste proporzioni.
    Mi piacerebbe sedermi ad una tavola così! 🙂
    A quanto pare nella mia cerchia di amicizie sono l’unica con il pallino delle tavole e quando mi invitano (evento molto raro, preferiscono tutti vedersi al ristorante o per una pizza) se hanno tovaglia e piatti non di carta è già un lusso.
    Ma tornando a te, hai visto che soddisfazioni può dare mischiare i servizi? Tra l’altro questi tre tipi di decoro ( i due piatti inglesi placée e quelli delle candele) sembrano fatti per stare insieme.

    1. Eh, lo so che starebbe benissimo in collina, ma là non ho davvero posto per un altro servizio, e ci manca solo che oltre a viveri, vestiti e stranfieri vari parta per il w-e (e poi torni indietro) con uno scatolone di piatti: temo che il consorte non collaborerebbe 😦
      Sul mix & match sto prendendo coraggio: vediamo se e quando oserò ancora

    2. lasciamo perdere, a parte la mia amica di Milano – che vedo di rado, sigh – qua è una tristezza 😦 per non parlare di mio cognato (ma lo avevo già raccontato lo scorso anno) che quando andiamo da loro per la Vigilia o in altre occasioni, sta seduto il tempo di mangiare qualcosa in fretta e poi si alza e va a lavare i piatti così, dice, “alla fine della cena, ho la cucina in ordine”. si cognato, perché è lui che si occupa di casa e cucina.

      1. Guardate che nemmeno io ho grande consolazione dalle persone che frequento. A parte che da quando il figlio si è ammalato non ci invita praticamente più nessuno perché “eh, non vorrei farlo star male”, avrò forse un paio di amiche che un minimo meditano la tavola. Devo però ammettere che almeno in famiglia mi consolo 😉

        @Marina no, davvero, non ho posto: dovrei tenerlo in soffitta, ma fare su e giù per tre piani di scale con i piatti in mano non mi pare un’idea furbissima, finirebbe che non li userei e allora preferisco tenerli in città

  4. Hai ragione traslocare i piatti proprio non si può.
    Bruttissimo che gli amici si tirino indietro davanti ad un membro della famiglia con particolari esigenze. Tra l’altro tra risotti, polenta, secondi di carne o pesce senza aggiungere derivati del grano, non è così impossibile adattarsi per una cena… Per non parlare del fatto che ormai si trovano dappertutto ricette e ingredienti per celiaci.
    Io ho mia cognata che ha scoperto di essere celiaca almeno 7 anni fa, e una volta instradati su aspetti fondamentali (non usare cucchiai di legno in cucina, eccetera) non abbiamo mai avuto problemi a preparare qualcosa che fosse adatto a lei e buono per tutti!

    1. stavo per fare una osservazione del genere; non ho in casa gente con problemi di salute particolari ma a parte che io personalmente non mangio quasi carne e ho scoperto di avere dei problemi con i crostacei (tipo che una volta mi sono riempita di bolle) ho un fratello vegetariano ormai da quasi 30 anni quindi se viene da noi (come il caso della Vigilia di Natale) sono talmente contenta di vederlo che faccio il doppio salto mortale con avvitamento carpiato per accontentarlo.
      ah e c’è anche un amico che ha serissimi problemi con i latticini (tipo che chiama la ricotta la sua criptonite) e anche in questo caso ci si organizza.

  5. lo scrivo qui altrimenti sotto alla risposta specifica si perde. tornando al discorso dei piatti inglesi enormi stamani mentre facevamo colazione, stufi di SkyTg24 e della manovra finanziaria di assestamento abbiamo girato sul canale della cucina e c’era Jamie Oliver che preparava un pranzo di Natale mostruoso, ora fra oca o taccchino con annessi e connessi cioè quattro verdure (patate, carote glassate, cavolo ripassato in padella con mele e cipolle e verdure bollite non meglio indentificate) più salsa gravy te credo che gli ci vuole un piatto da quasi 30 cm.
    così ammetto che è tanto però io per abitudine adoro mangiare una pietanza insieme alle verdure, cioè né prima, né dopo ma proprio insieme, un po’ e un po’, quindi il piatto grandino mi aggradata assai.
    buona giornata a tutte 😀

    1. Eh in effetti se la filosofia è quella del piatto unico, lo spazio ci vuole tutto 🙂
      Ps passata ieri da Ikea, c’erano i sottopiatti della linea Arv in seconda scelta a metà prezzo. Ho faticato parecchio ma ne ho recuperati dieci in buone condizioni, sono giganteschi (32 cm) e pesano un quintale quindi stavolta stivarli sarà davvero un’impresa, però che facevo, li lasciavo lì? Giammai…

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