Cinema, Confessioni

Confessioni. Io & Cenerentola

©The Walt Disney Company
©The Walt Disney Company

L’altra mattina, accendendo il pc, sono rimasta incantata dal Doodle del giorno, ovvero quel disegnino che accompagna la home page di Google e che cambia quotidianamente.

Si celebravano i 388 anni dalla nascita di Charles Perrault, meraviglioso narratore di quasi tutte fiabe più note.

Tre le illustrazioni  (per inciso, una più bella dell’altra) scelte per ricordarlo: il Gatto con gli Stivali, la Addormentata nel Bosco e Cenerentola. Inutile dire che, tra tutte, l’ultima è quella che mi ha più colpita. Eccola qui.

©Google Inc.
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Eh già, perché anch’io – come molte fanciulle della mia generazione – sono cresciuta col mito della “bella e buona” angariata in famiglia e condotta da una madrina adorabile al sicuro tra le braccia del Principe Azzurro. Il tutto non tanto grazie alla fiaba di Perrault, onestamente più ricca di dettagli truculenti che di poesia, quanto al celeberrimo cartoon Disney, uscito per la prima volta nel 1950 e ciclicamente riproposto al cinema prima e in tv poi.

Pochi film d’animazione hanno avuto un impatto così forte sull’immaginario infantile della mia generazione.  Certo, ci sono stati anche Bambi, gli Aristogatti, la carica dei 101, Robin Hood, la Spada nella roccia e, per restare in tema di principesse, la Bella addormentata nel bosco. Cenerentola però resta sempre una spanna sopra tutti: una protagonista dolce e bellissima, una squadra di meravigliosi comprimari (i topolini), il vestito da sera più bello di sempre ne hanno fatto un vero e proprio mito.

Eppure questo film, visto con gli occhi di oggi, non attira che critiche per la debolezza della sua protagonista, incapace di ribellarsi alle angherie familiari e pronta a gettarsi tra le braccia di uno sconosciuto colpito unicamente dalla sua bellezza.

Tutto giusto, per carità.  Ricordo perfettamente una deliziosa cena a due con la figlia preadolescente in cui ci siamo dilettate ad attualizzazione la storia, facendo sì che Cenerentola,  anziché spazzare cantando in attesa del Principe Azzurro, si rivolgesse a un avvocato, facesse valere il diritto di primogenitura,  sbattesse fuori di casa matrigna e sorellastre e si godesse beata l’eredità paterna, organizzando in prima persona balli e feste memorabili.

Se però guardiamo questo film con gli occhi di chi lo disegnato,  possiamo leggere tutta un’altra storia: la perfetta metafora di un mondo che pur uscendo da una guerra devastante voleva sperare in un futuro pieno di luce e bellezza. Ecco allora che Cenerentola, oltre a raffigurare – indubbiamente – quello che era l’ideale femminile del tempo, personificava il risollevarsi dal dolore e dalla disgrazia, nascendo a nuova vita grazie a capacità di sopportazione, tenacia e gentilezza d’animo.

E del resto la carrozza che corre nella notte blu verso il ballo al castello cos’altro è, se non l’immagine della speranza di accedere ad un futuro finalmente felice e libero da preoccupazioni?

Ecco, questo è ciò che mi ha dato questo film. L’idea che anche nei periodi più bui si debba sempre coltivare la speranza: perché anche un destino apparentemente senza speranza può volgere al meglio, magari proprio in un istante, come grazie al tocco di bacchetta magica di una simpatica fata madrina.

E voi, ce l’avete un cartone o un film del cuore, qualcosa che vi portate dentro fin dall’infanzia? Se vi va di raccontare, lo spazio dei commenti è aperto.

10 pensieri riguardo “Confessioni. Io & Cenerentola”

  1. stamani quando hai rilanciato il post su Facebook ho pensato english potteries a parte abbiamo davvero molto in comune. sarà l’età quasi vicina, sarà l’epoca in cui siamo crescite, saranno le nostre famiglie di origine decisamente vecchio stampo?
    qualche anno fa ho iniziato a pensare che noi siamo davvero le figlie di una età di mezzo, io sono del ’61, nel ’68 avevo 7 anni e non ricordo nulla, nel ’77 però ne avevo 16 di anni ed ero pienamente travolta dal vortice di femminismo, modernità, aspirazioni, ribellioni, lotte, però mia madre, cioè la donna che mi ha cresciuta e che ovviamente è stata il mio esempio, era nata nel 1930 e aveva una madre del 1900. quindi io sono stata allevata più o meno con gli ideali e i principi della prima metà del secolo, quindi buona educazione+matrimonio+figli. devo dire che mia mamma e nonna erano abbastanza avanti, nonna ha sempre lavorato, aveva un piccolo atelier di maglieria, lavorava in casa ma era molto nota e apprezzata e i suoi guadagni erano personali, mio nonno ha sempre rispettato questa autonomia. dopo la guerra lei che aveva le sorelle emigrate in Francia se ne andava spesso anche per due mesi a Cannes e nonno mai ha detto qualcosa. mia mamma idem anche se mio padre era più complicato.
    questo per dire che io sono cresciuta con aspirazioni del passato ma con nella testa la voglia anche di fare altro, lavoro, professione, libertà, autonomia. un mix esplosivo che faccio fatica a governare ancora oggi.
    Cenerentola è una parte integrante del mio vissuto è la storia d’amore con il principe azzurro, la fata madrina, l’abito meraviglioso (anche per me il più bello fra tutte le principesse), il castello, etc etc. è il pensiamo positivo anche quando tutte le sfighe della terra si accaniscono su di noi, è l’amore per gli animali che ci danno gioia e sono vicini ai nostri dolori e dispiaceri. io non l’ho mai vissuta come un esempio negativo, anzi secondo me lei è una tosta.
    non avevo mai riflettuto sul periodo storico del film ma hai ragione tu, è proprio così, è il mondo che dopo il dramma della guerra, le angherie degli invasori e i drammi, si risveglia e corre felice verso un’epoca serena e gioiosa. anche l’abito è in perfetto stile New Look Dior.
    comunque uno dei libri a me più cari è un librettino da bambini – ho controllato l’edizione, è del 1967 – che riassume la favola con i disegni del film Disney. ce l’ho ancora ed è qui in mezzo ai libri reali. è molto usato e molto consumato e credo di averlo imparato presto a memoria.
    grazie per la riflessione. un abbraccio

    1. Hai ragione, “figlie dell’età di mezzo” è una definizione perfetta per una generazione come la nostra, sospesa tra due mondi così diversi. Anch’io faccio spesso fatica a tenere assieme la parte “antica” che mi farebbe desiderare di dedicarmi solo alla famiglia e quella che mi spinge verso l’autonomia e l’indipendenza economica, per quanto più improntata al “non si sa mai cosa può succedere” che a questioni di principio: ma questo, alla fine, è anche positivo perché ci ha permesso di esplorare entrambe le possibilità e di scegliere con consapevolezza, senza disprezzare a prescindere alcuna scelta. Cosa che, ahimè, mi sembra molto presente in tante donne più giovani, che forse saranno meno combattute ma temo si perdano non poche possibilita…

  2. Ciao cara DB sono rimasta colpita anch’io dal doodle dei giorni scorsi…quando ne vedo uno che mi incuriosisce, cerco di scoprire di cosa si tratta! Sono rimasta piacevolmente interessata da questa scoperta e che dire di Cenerentola, ho costretto tutti in un certo senso a Natale a guardare il film, oltre ad aver visto mille volte il cartoon e letto la favola “vera”!
    In ho solo qualche anno in meno di te e Marina, ma sono cresciuta con il mito del Principe Azzurro anche perché nella mia famiglia di origini calabresi, con cugine “sposate” a 17 anni e con figli a 18…io ero considereta la “zitella” (dai “vecchi”) e la cugina evoluta (dalle giovani generazioni -anche se erano ancorate ai vecchi schemi) che finalmente a 30 si è accasata :)!! I miei genitori, emigrati al Nord, sono stati molti più “libertari” nei miei confronti, unica figlia femmina e con due fratelli minori moltooo moderni! A volte mi sento un po’ Cenerentola nell’occuparmi della casa ora che i piccoli sono a scuola…ma essendo da sola nella città meneghina, pagare una babysitter per seguire i miei bimbi mi darebbe un po’ da fare e ho quindi rinunciato alla mia “indipendenza economica”in attesa di qualche occasione part time più appetibiledibquelle presentatemi ad oggi. Il mio lavoro, seppur di semplice segretaria di uno studio legale mi piaceva e mi teneva impegnata anche in maniera divertente…certi casi erano davvero esilaranti, uno solo per ridere, di una coppia in fase di separazione che aveva dato ai loro tre bimbi i nomi dei micini di un’altra nota favola, poveri piccini :)!!! Buona serata Luisa

    1. Noooo ma poveri bambini! Oddio a pensarci da piccola conoscevo una bambina che era stata chiamata Maria Blu perché Maria Rosa era troppo banale. Ma certa gente cosa ha nella testa?!?

    2. mio marito da ragazzo aveva nel suo gruppo di amici una tipa odiosa – che conosco anche io quindi garantisco – che si chiama Maria Pia, siccome è una che se la tira dabbestia lui le disse una volta “sai credo che ti dovresti far chiamare Maria Prendi perché “pia” mi sembra un po’ troppo dialettale, un po’ troppo anconetano e non è da te”. in anconetano “pia” sarebbe la contrazione di pigliare, prendere… lei si offese moltissimo.

  3. Ecco, a proposito di gattini qui con mia figlia siamo in piena fase Aristogatti! Le ho fatto vedere il film Disney, un pomeriggio durante le vacanze di Natale, e da allora si leggono a ciclo continuo il libri (erano miei, sempre Disney) sulle varie avventure dei gattini, e si gioca spesso a “io faccio Minou, mamma tu fai Duchessa”. E poi… suoniamo il jazz! 😀
    Cenerentola nel mio immaginario è soprattutto l’abito meraviglioso in chiusura della fiaba e i topolini-sarti che le confezionano l’abito per il ballo. Con le loro canzoncine e i loro musini buffi sono rimasti decisamente nel mio cuore, tant’è che quando ho visto per la prima volta il mio abito da sposa realizzato (avevo un’idea, e l’atelier a cui mi sono rivolta l’ha realizzata e mi ha preparato una sorpresa, o meglio teso un’imboscata, facendomi trovare l’abito abbozzato ed esposto nella vetrina del loro negozio di Parma, dove passavo tutti i giorni per andare al lavoro), ho chiesto alle titolari del negozio se non l’avessero cucito proprio i topolini di Cenerentola.
    Cosa che tra l’altro mi sorprende, non sono mai così sdolcinata, ma i preparativi del matrimonio ti fanno veramente sentire sulla Luna!

    ps: Meravigliosi Maria Blu e Maria Pija… ops volevo dire Pia. Io una volta ho incontrato una Maria Jessica, nata dallo spirito d’unione di tradizione e coattaggine.

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