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©acasadibianca

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Lieve e delicato, l’“Asiatic Pheasant” è stato il decoro più popolare dell’età vittoriana, e tale è il suo fascino che lo troviamo ancora oggi in produzione. Il che non stupisce, vista la sua delicatezza ed eleganza, che ne fanno davvero un classico senza tempo. Come sapete, è anche uno dei miei preferiti (potete vedere il mio servizio qui e qui), e sono molto felice di potervi raccontare la sua storia.

Al principio del regno di Vittoria (1837-1901) la produzione ceramica dello Staffordshire aveva ormai raggiunto tale fama e autorevolezza da non avere più la necessità di limitarsi alla copia dei modelli orientali per accontentare il mercato. All’opposto, il pubblico aveva desiderio di novità e di uno stile maggiormente lieve e romantico rispetto al più cupo “Willow”, decoro di punta dell’età georgiana spiccatamente ricalcato sui classici disegni di paesaggi orientali. Proprio per rispondere a questa esigenza nasce “Asiatic Pheasant”.

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Prodotto sin da subito in azzurro chiaro, proprio in contrapposizione al color inchiostro che caratterizzava il “Willow”, l’”Asiatic Pheasant” ne riprende il gusto di base ma aggiornandolo alla moda corrente: ecco quindi che peonie (il fiore degli imperatori d’oriente) e fagiani si intrecciano a formare in un decoro leggero ed elegante.

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Lieve e floreale anche il bordo, che pure riprende stilemi di impronta asiatica.

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Non sappiamo con certezza chi sia l’autore di questo decoro, anche se i più lo identificano con Ralph Hall della Swan Bank Pottery, attiva a Tunstall tra il 1822 e il 1849. In seguito tuttavia la  paternità dell’ “Asiatic Pheasant” è stata rivendicata dalla Podmore Walker & Co, fondata sempre a Tunstall nel 1834. La manifattura fu incorporata nel 1854 dalla Enoch Wedgwood, tanto che i nuovi modelli introdotti dopo quell’anno si distinguono perché prodotti con il marchio Podmore, Walker & Wedgwood backstamps, mentre i modelli storici hanno continuato a riportare il vecchio cartiglio.

Tuttavia nemmeno questa manifattura riuscì a mantenere l’esclusiva del decoro. D’altro canto all’epoca la cooperazione tra le imprese ceramiche non era rara: era frequente cedere in prestito i modelli, e gli stessi incisori erano abituati a vendere lo stesso disegno a più aziende, che a loro volta non si facevano scrupoli a copiare i soggetti di maggiore successo. Il Copyright Act del 1842 aveva proprio lo scopo di controllare questo fenomeno, ma evidentemente senza grande successo, se già nel 1860 l’”Asiatic Pheasant” era prodotto, in numerose varianti, da altrettante manifatture.

La proliferazione dei produttori si verificò sostanzialmente nel periodo compreso tra il 1860 e il 1914, epoca cui risale la produzione della maggior parte dei modelli. Con il tempo le forme dei pezzi da decorare erano cambiate, con l’introduzione di numerose varianti nel decoro. A questo stesso periodo risale inoltre l’apertura al mercato americano, dove ebbero particolare fortuna le versioni in nero, rosso, marrone, viola.

L’”Asiatic Pheasant” è inoltre alla base di numerosi altri decori che, pur con nomi diversi e varianti più o meno significative, di fatto ne hanno perpetuato lo stile. Ecco qualche esempio. Il “Bristol” di Crown Ducal, si distingue unicamente per il bordo:

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Nel “Windsor” di Ridgway il richiamo è invece più sfumato:

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Senza nome, ma palesemente “Asiatic Pheasant” questa coppetta della ex Enoch Wedgwood, qui già Unicorn.

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E’ abbastanza difficile datare i pezzi con questo decoro in quanto la sua grande fortuna commerciale fu soprattutto nel mercato interno, per il quale non era necessario inserire il marchio “England” come invece richiesto a partire dal 1891 per le merci destinate all’esportazione. Ne consegue che non sia vero – come alcuni sostengono – che tutti pezzi privi della scritta “England” siano anteriori al 1891. Non aiuta nemmeno la lettura delle marche, che salvo alcuni casi particolari si assomigliano in modo notevole, riportando tutte (o quasi) un cartiglio con il nome del decoro e un giro di fiori nel quale si inserisce anche il nome della manifattura.

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Nel caso di un acquisto impegnativo, per esempio di un pezzo del primo Ottocento, la strada migliore è pertanto approfondire la storia della manifattura produttrice, e in ogni caso affidarsi – come si dovrebbe sempre fare – ad un venditore veramente serio e competente.