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©acasadibianca

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Nell’ultimo post della nostra serie, parlando dell’”Asiatic Pheasant”, abbiamo detto che la sua fortuna nacque dal desiderio di portare in tavola piatti con un decoro più lieve e romantico rispetto al precedente best seller, un decoro di ispirazione orientale noto come “Willow”. In effetti sarebbe stato più sensato parlare prima di quest’ultimo, ma ammetto di essermi lasciata influenzare dalla mia scarsa simpatia per questo decoro, francamente un po’ troppo cupo per i miei gusti. Vi chiedo scusa, e prometto che, se mai riuscirò a trarre un pdf da questa piccola serie, l’ordine sarà ripristinato.

Ma veniamo a noi. Il decoro “Willow” fu creato attorno al 1790 dalla manifattura Minton, che si ispirò ai classici (e amatissimi all’epoca) pattern orientali. Il “Willow”, declinato inizialmente in un intenso blu inchiostro, raffigura infatti un ameno paesaggio fluviale cinese, che vede tra i suoi protagonisti una pagoda, un ponte, una barca, un recinto e ovviamente un maestoso albero di salice (willow, appunto). Il successo di questo decoro fu così profondo ed immediato da farlo rapidamente imitare da Royal Worcester, Spode, Adams, Wedgwood, Davenport e altri, con minime variazioni rispetto al modello originale. Oltre che in blu, fu realizzato in rosso, verde e marron, ma la variante originale rimase (e resta tuttora, visto che il decoro è ancora in produzione) senza dubbio la più diffusa ed amata.

dal web

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In origine il disegno era piuttosto semplice, e più aderente all’originale cinese da cui la Minton trasse ispirazione: mancavano l’albero di mele, le due colombe e il ponte, aggiunti in una variante successiva e che permasero anche nelle produzioni delle altre manifatture.

dal web

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Per promuovere il “Willow” la Minton ideò e diffuse una storia ispirata ai particolari pittorici del decoro che divenne così popolare da farne rapidamente dimenticare la recente invenzione: ben presto, il pubblico finì per ritenere il decoro ispirato alla storia, e non il contrario.

Secondo questa pseudo-leggenda, il “Willow” racconterebbe la drammatica vicenda di due amanti cinesi, la figlia di un Mandarino e un umile dipendente del padre. Scoperta la loro relazione, il Mandarino allontanò il ragazzo e organizzò le nozze della figlia con un ricco quanto odioso nobile, che come dono di nozze le portò uno scrigno pieno di gioielli. Alla vigilia della cerimonia nuziale, prevista la mattina della prima fioritura del salice che sorgeva nei pressi del palazzo, il giovane riuscì a raggiungere la sua amata e a fuggire con lei (e con i gioielli). Tempo dopo, il nobile riuscì a ritrovarli e per vendetta li uccise. Gli dei, mossi a compassione, tramutarono gli sventurati amanti in una coppia di colombe.

La storia ebbe una fortuna straordinaria, che andò ben oltre le intenzioni dei suoi ideatori. Nel 1902 ne fu tratta un’operetta, The Willow Pattern, con libretto di Basil Hood e musica di Cecil Cook: rappresentata per la prima volta al Savoy Theatre di Londra il 14 novembre 1901, venne replicata per ben 110 serate. In seguito lo spettacolo venne portato in tournée sia in Gran Bretagna che negli Stati Uniti, dove riscosse un analogo successo.

Nel 1914 fu realizzato il film muto The Story of the Willow Pattern, interpretato da Robert Brower e Bessie Learn. Nel 1965 lo scrittore Robert van Gulik prese spunto dalla storia per il storia nel suo romanzo giallo The Willow Pattern (La casa del salice, in italiano), mentre nel 1992 l’autore e regista Barry Purves realizzò un cortometraggio a cartoni animati intitolato Screen Play, dove però la storia è ambientata in Giappone.

E tanto per far capire quanto profondamente questo decoro sia entrato a far parte dell’immaginario collettivo dei paesi anglosassoni, non si può non menzionare il romanzo per bambini Blue Willow, scritto dall’americana Doris Gates nel 1940. Il libro, uno dei primi romanzi per ragazzi dai contenuti fortemente realistici, racconta le vicissitudini della piccola Janey e della sua famiglia negli anni della Grande Depressione. La bambina, costretta a trasferirsi continuamente al seguito del padre, alla disperata ricerca di un po’ di lavoro, ha come unico tesoro un piatto “Blue Willow” appartenuto alla sua trisnonna. Janey lo ama e lo protegge perché il suo decoro rappresenta per lei il sogno di un futuro migliore: una casa vera e stabile, all’ombra di un grande salice, proprio come quella dipinta sul suo piatto. La troverà? Leggete questo romanzo, e lo saprete. E davanti a un “Blue Willow”, probabilmente non penserete più “è solo un piatto”.