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©acasadibianca

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Più che di un decoro in senso stretto, oggi parliamo di un vero e proprio genere che ha conosciuto parte della sua fortuna anche nell’ambito dell’English Trasferware. Con il nome di “Chintz”, infatti, più che un unico disegno si indicano una serie di decorazioni ispirate alla tradizione indiana, che vennero applicate inizialmente ai tessuti e in seguito anche alla ceramica. “Chintz” altro non è che il plurale di “chint”, termine con cui in India si indicavano tessuti a finitura lucida realizzati stampando su un fondo chiaro, con l’aiuto di matrici in legno, disegni floreali più o meno complessi. Questo stesso genere divenne noto in Europa anche come “Calico”, dalla città indiana di Calicut, nello stato indiano del Kerala, dove se ne trovavano le più importanti manifatture.

Il tessuto Chintz venne importato in Europa già nel Seicento, e riscosse da subito grande favore, dapprima solo per l’arredo e in seguito anche per l’abbigliamento. Troppo successo, in verità, tanto da mettere in crisi le manifatture europee, che non riuscendo a riprodurne la tecnica si trovarono ben presto in difficoltà rispetto alla concorrenza dei produttori esotici. Così, per arginare i danni, la Francia nel 1668 e l’Inghilterra nel 1720 vietarono l’importazione del Chintz. Tuttavia le corti reali non erano soggette dall’embargo e continuarono tranquillamente ad utilizzare questi tessuti per gli arredi e gli abiti, cosa che li rese sempre più appetibili. Finalmente, tra il 1734 e il 1742, un ufficiale di marina inglese ed un abate francese svelarono nelle rispettive patrie i segreti di produzione del Chintz, che fu così possibile replicare localmente: ben presto le manifatture europee si lanciarono nella nuova produzione, adattandola al gusto del pubblico locale con crescente successo. Tanto per capirci, appartengono a questo genere i tradizionali tessuti floreali inglesi e quell’emblema dello stile francese che è la Toile de Jouy.

Il gradimento sempre crescente riscontrato da questo genere decorativo fece sì che, nel secolo successivo, si desiderasse trasferirlo anche agli articoli per la tavola. Per la sua natura il Chintz/Calico si prestava benissimo ad essere applicato alla ceramica, e non solo tramite la decorazione a mano ma anche per mezzo della ben più economica tecnica del transferware. Inizialmente si privilegiarono i decori ispirati all’India, con grandi fiori ed esotici uccelli piumati. Ben presto però si introdussero anche pattern originali più vicini al gusto britannico, caratterizzati da minuti e complessi intrecci floreali.

dal web

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Per avere però un successo su larghissima scala del Chintzware, come venne chiamato questo genere di stoviglie, dobbiamo arrivare agli anni Venti del Novecento, quando Royal Winton, Crown Ducal e molte altre manifatture si lanciarono nella sua produzione di massa. Altro momento di grande fulgore per questo genere furono gli anni Cinquanta, che segnarono anche la nascita di alcuni decori tuttora in produzione. A puro titolo esemplificativo, ecco alcuni dei decori del genere, ciascuno caratterizzato da un proprio disegno e di conseguenza da un proprio nome.

Royal Winton, “Hazel”, nato negli anni Trenta

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Johnson Brothers, “Rose Chintz”, pure nato negli anni Trenta, realizzato sia in rosa che in monocolore blu

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Barratts, “Songbirds”, degli anni Cinquanta, realizzato anche in rosso e in verde

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Burleigh, “Calico” nato negli anni Sessanta

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Burleigh, “Arden”, nato negli anni Sessanta.

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Anche se la grande fortuna del Chintzware terminò con gli anni Sessanta del Novecento, non sono pochi i decori ancora in produzione, a riprova del favore che questo genere ancora riscontra tra gli appassionati di arte della tavola.