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©acasadibianca

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Anche questo mese mi sono divertita ad aderire alla proposta di un gruppo Facebook di cui faccio parte, ovvero apparecchiare una tavola per gioco in sintonia con un tema prestabilito. Per il mese di maggio dovevamo preparare una “tavola delle rose”.

Adoro il fiore della rosa, meraviglioso e delicato, di un’eleganza senza tempo. Come potevo non amare questa idea? Ho aspettato fino all’ultimo sperando di poter godere della fioritura delle piante del mio non-giardino di collina, ma purtroppo la stagione lassù è ancora un po’ indietro, e visto che maggio è praticamente alla fine ho dovuto arrendermi e provvedere diversamente.

Come dicevo, per me le rose sono eleganza e raffinatezza. Ne amo in particolare le varietà dal fiore piccolo, in tutti i toni del bianco e del rosa, che accendono il verde lucido delle foglie con poetica discrezione. E sono proprio questi i colori che ho scelto per la mia tavola: bianco, verde e un rosa intenso con punte di corallo.

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Ho apparecchiato all’aperto, su un tavolino basso, con l’idea di fare una cosa a metà strada tra un tè tradizionale e un picnic. Ho coperto il tavolino con una tovaglia di cotone, rustica ma non troppo, sui toni del bianco e del verde chiaro, prodigiosamente provvista di tovaglioli abbinati. A dare un bel tocco di colore, un mazzolino centrale di rose dalla sfumatura intensa, accomodate in un bricco in ferro smaltato decorato a tema.

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Decisamente più discrete, se pur perfettamente in tono, le tazze. Inglesi e vintage, ovviamente, prodotte dalla manifattura Aynsley intorno alla metà del Novecento: hanno un decoro minuto e delicato, a minuscole roselline rosa intenso, con un giro di piccole foglie verdi che riprendono quasi esattamente la sfumatura della tovaglia.

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Le ho acquistate la scorsa primavera da una delle mie “spacciatrici” locali, conquistata dalla loro sobrietà e delicatezza. Non sono d’impatto, lo so, ma proprio per questo le trovo bellissime.

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Per i cucchiaini ancora spirito vintage. Non mi intendo molto di posateria, quindi non so bene di che periodo siano: mi pare però che si abbinino piuttosto bene al resto della tavola.

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Attualissima e svedese la zuccheriera, che in origine conteneva una candela profumata: in assenza di accessori più blasonati, si è guadagnata la promozione sul campo, e direi che si difende dignitosamente.

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Provenienza bavarese invece per i piattini a servire, sempre degli anni Cinquanta.

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Li ho recuperati qua e là per mercatini, sono tutti spaiati – cosa che, lo sapete, in genere non mi fa impazzire – ma per un tè sul prato mi sembrano perfetti.

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Sarà anche stata apparecchiata per gioco, ma questa tavola mi è piaciuta davvero.

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Non mi resta che aspettare che le rose fioriscano e il sole ritorni per replicarla per davvero!