Tag

, , ,

©acasadibianca

©acasadibianca

Mi succede, se pur di rado, di riuscire a ritagliarmi qualche momento di assoluta, pura solitudine. E’ davvero un evento eccezionale, considerato il mio stile di vita e gli impegni che affollano la mia giornata. Perciò, quanto capita l’occasione, non me la faccio sfuggire.

Ecco perché sabato, nel bel mezzo di una toccata e fuga in collina per vedere che tutta la pioggia di queste settimane non avesse combinato disastri, ho approfittato di un momento di pigrizia collettiva e me la sono filata nel bosco. Nessun marito con cui chiacchierare, nessun figlio con cui bisticciare, nessun cane da controllare: solo io, e la macchina fotografica.

©acasadibianca

©acasadibianca

E’ sorprendente scoprire come immergersi nella natura solitaria rilassi la mente e acuisca i sensi. A me, almeno, succede così. Per cominciare, l’assenza di voci e rumori artificiali risveglia in modo incredibile la capacità di concentrazione. Fateci caso: anche se non vogliamo, quando siamo immersi nei rumori e nelle parole altrui (fossero pure solo quelle dei passanti che ci sfrecciano accanto per la strada) il nostro cervello si sforza comunque di seguirne il filo: ecco perché la confusione riesce ad affaticare così tanto.

©acasadibianca

©acasadibianca

Per questo a me non pare vero di liberare completamente la mente da qualsivoglia distrazione, lasciare liberi i pensieri e concentrarmi su quello che davvero mi interessa. Per dire, nei primi quindici minuti di passeggiata nel bosco avevo praticamente definito il bagaglio che dovrò preparare per una vacanza un po’ complicata, e la scaletta quasi completa di “Tea, anyone?”: in un’altra situazione, ci avrei messo come minimo un pomeriggio.

©acasadibianca

©acasadibianca

Quanto ai sensi – lo avete mai notato? – dopo un po’ che si cammina in solitudine, poco alla volta si acuiscono. Prendiamo l’udito. Quello che all’inizio era sembrato silenzio si rivela in realtà un insieme di mille voci. Parlano le foglie mosse dal vento, i legnetti che si spezzano sotto i nostri passi, i mille uccellini che gorgheggiano tra i rami: altro che silenzio, nel bosco c’è un baccano d’inferno, se solo ci si ferma ad ascoltarlo!

©acasadibianca

©acasadibianca

E che dire degli odori? Siamo un po’ troppo abituati a dividerli, semplicisticamente, in “profumi” e “puzze”: l’olfatto, diciamolo, è un senso piuttosto trascurato. Lasciandolo un po’ libero di risvegliarsi, invece, scopriremo che non c’è una così netta distinzione tra buono e cattivo. Le foglie cadute, il legno asciutto o bagnato, la terra intrisa di pioggia, l’erba che ondeggia al sole, tutto emana aromi dalle mille sfumature.

©acasadibianca

©acasadibianca

Anche la vista si aguzza. Improvvisamente, quella che poteva sembrare una massa di verde indistinto si anima e si definisce quale il complicato microcosmo che è.

©acasadibianca

©acasadibianca

L’erba, a vederla da vicino, brulica di vita: fiori dalle fogge incredibili e meravigliose svelano tra i petali e sotto le foglie insetti dalle mille forme e colori.

©acasadibianca

©acasadibianca

©acasadibianca

©acasadibianca

Nemmeno il tatto si sottrae alla gioia di questa esperienza. Costretto com’è nelle retrovie sensoriali dalle norme del vivere civile e dai loro eccessi (“toccare” è uno dei più grandi tabù del nostro tempo), può finalmente riscoprire il piacere di sfiorare il ruvido del legno, il fresco delle foglie, l’appiccicoso dei fiori, il freddo delle pietre.

©acasadibianca

©acasadibianca

Non ultimo, il gusto. Non è facile, e bisogna sapere molto bene quello che si fa (guai a improvvisare!), ma quante cose buone si possono trovare durante una passeggiata? Nel mio caso, proprio perché non conosco abbastanza erbe, funghi e altri frutti spontanei, mi limito a quanto di più affidabile: le fragoline di bosco! Per queste non ci sono foto: lo ammetto, sono stata troppo golosa, e le ho mangiate direttamente.

E voi, amate ritagliarvi qualche momento di vera solitudine?