©acasadibianca

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Incredibile ma vero, dopo ben quindici anni di vacanze più o meno stanziali, ce l’abbiamo fatta: ci siamo regalati un vero viaggio! Uno di quelli sognati a lungo, ma che quando arrivano riescono lo stesso a coglierti di sorpresa.

Il Canada era la meta designata per il nostro viaggio di nozze. Poi la vita ci ha messo lo zampino e il sogno è tornato nel cassetto. Ci è uscito adesso, quasi diciotto anni e due figli dopo: non è stato il viaggio che avremmo fatto allora, ma è stato comunque bello, bellissimo, tanto da lasciarci un grande desiderio di tornare. Tra altri diciott’anni, forse prima, o forse mai: chissà…

Avevo pensato di scrivere una serie di post dettagliati su questo viaggio, ma mi conosco e credo sia meglio sintetizzare il tutto in soli due articoli: uno per il viaggio e uno per gli inevitabili mai-più-senza che sono tornati a casa con me.

Eccezionalmente, metterò anche dei link per facilitare quanti volessero saperne di più, visto che dovrò essere molto sintetica. In ogni caso, se avete curiosità o domande approfittate pure dello spazio dei commenti: sarò felice di rispondere!

Il tutto parte da un impegno di lavoro del marito, in quel di Toronto.

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La cosa ci ha costretti ad una sosta di quattro giorni, che sono francamente tanti per quello che la città offre: segnalo, tra le cose da vedere, il Royal Ontario Museum (in particolare la parte relativa alla storia del Canada e delle popolazioni native), il quartiere fricchettone (pure troppo per i miei gusti) di Kensington Market, il St. Laurence Market (un vero mercato, questa volta) e il piccolo quanto delizioso Gardiner Museum, a dir poco irrinunciabile per chi ama l’arte della tavola. Da fare assolutamente un giro nel Path, sorta di città parallela sotterranea nata per proteggere gli abitanti dal rigore degli inverni canadesi, e che si snoda per chilometri sotto la Toronto di superficie.

Vista la distanza, minima per gli standard nordamericani, non ci siamo fatti mancare una gita alle cascate del Niagara. Scusate la qualità della foto, ma per comodità durante questo viaggio ho usato quasi sempre il cellulare e il risultato è quello che è.

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Abbiamo optato per un piccolo tour operator formato da ragazzi del posto, il Seesight Tours. Ottima scelta: un minivan e una guida (simpaticissima) solo per noi, che ci ha consentito di fare tutte le attrazioni (Skylon Tower, giro dietro le cascate, escursione in battello) e un bel giro dei dintorni saltando tutte le chilometriche code. La nostra guida ci ha anche portati al grazioso The Works, piccola catena che offre un’ottima scelta di hamburger anche gluten free.

A proposito di senza glutine. Se capitate nella zona di Toronto e non siete alla ricerca di ristorantini raffinati, vi segnalo altre tre catene interessanti: Aroma Espresso (French Toast e classiche colazioni british style), Hero Burger per un rispettabile hamburger à la carte e Jimmy the Greek, originale fast food di cucina greca con buona scelta di pesce e carne grigliati al momento. Se viaggiate con dei ragazzini, non avete grandi pretese culinarie e non volete spendere un patrimonio, vi risolvono il 90% dei problemi! Alla larga invece da Starbucks, che non ha praticamente nessun prodotto gluten free: se volete provare qualche bevanda american style rivolgetevi piuttosto al canadese Tim Hortons, che almeno offre un minimo di scelta senza la malefica proteina del grano. In ogni caso, quando ordinate specificate sempre – e questo vale anche per gli USA – che chi deve mangiare è una persona celiaca: la moda del gluten free è molto diffusa e l’attenzione alle contaminazioni crociate davvero bassa. Non stupitevi quindi se, di fronte alla precisazione, qualche alimento improvvisamente non sarà più ritenuto adatto al vostro consumo.

Lasciata Toronto con un’auto a noleggio, siamo partiti alla volta dell’Algonquin Provincial Park: un vero paradiso, dove cielo e acqua si fondono in una sinfornia di luci e di colori che lascia veramente senza fiato.

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Qui la natura la fa da padrona.

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Non abbiamo avuto la fortuna di vedere gli animali più grandi (alci e orsi: detto tra noi, per i secondi non ho grande rimpianto), ma ci siamo divertiti come matti a giocare con i socievolissimi scoiattoli grigi e chipmunk (vederli bisticciare selvaggiamente per la stessa nocciolina è stata una delle cose più divertenti del viaggio!), e ad ammirare incantati le ghiandaie azzurre e gli infotografabili colibrì dalla gola rossa.

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Meno simpatiche le zanzare, onnipresenti e fameliche: se andate in quelle zone, premunitevi un repellente superefficace!

Abbiamo scelto di dormire all’interno del parco, dove esistono solo tre strutture alberghiere: per ragioni di praticità abbiamo optato per il Killarney Lodge, romantico complesso di casette in legno affacciate sul Lake of Two Rivers.

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Ottima cucina e ospitalità squisita: non c’era un menu specificamente pensato per gli ospiti celiaci ma lo chef ha sempre trovato soluzioni che consentissero di salvaguardare salute e gusto.

Da qui ci siamo spostati a Ottawa, per una tappa velocissima, ma sufficiente a permettermi di visitare la spettacolare National Gallery of Canada e vedere una mostra meravigliosa, dedicata a Elizabeth Louise Le Brun, nota soprattutto come ritrattista ufficiale di Maria Antonietta. Splendida!

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Ancora auto e via lungo queste strade senza fine fino a Quebec City, capitale dell’omonimo stato.

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Québec è una città deliziosa, se pur estremamente turistica. Un affascinante connubio di Francia e Inghilterra dove vizi e virtù dei due popoli si mixano alla perfezione, con quel pizzico di Nuovo Mondo che la rende veramente unica.

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L’abbiamo girata serenamente, senza particolari premure, soffermandoci sulla curiosa Cittadella militare e sulla parte più antica e suggestiva della città. Per mangiare senza glutine, la prima sera l’hotel ci ha indirizzati a un piccolo ristorante (più o meno) italiano nelle vicinanze, il Ciccio Cafè. Ammetto che ci siamo andati per pura pigrizia, invece siamo rimasti soddisfatti. Altro posto interessante è Le Billig, che prepara la tradizionale galette bretone (crepe di grano saraceno) in versione dolce e salata: segnalate che siete celiaci e avranno tutte le attenzioni del caso!

Abbiamo quindi salutato il Canada per tuffarci nella Grande Mela.

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Ammetto i miei limiti, ma ragazzi, ecco un posto che non fa per me. A parte l’incantevole Central Park, un rumore, un traffico, una quantità di gente da lasciare veramente senza fiato! Aggiungeteci che è stato il posto dove abbiamo avuto più difficoltà in assoluto a trovare da mangiare veramente senza glutine (due indirizzi in Dowtown Manhattan: l’ottimo locale italiano – altro suggerimento dell’albergo accettato di malavoglia e invece davvero azzeccato – PizzArte per una pizza senza glutine di tutto rispetto e il The Counter per un hamburger senza glutine à la carte davvero buono), e capirete il mio disagio. Comunque. Abbiamo camminato tantissimo, per immergerci il più possibile nel clima della città. Ne siamo usciti distrutti e purtroppo con poco tempo da dedicare ai meravigliosi musei di cui la città è ricca: a parte il Memorial 9/11, intenso e commovente, il Metropolitan e una toccata e fuga al Moma, non abbiamo visto altro. Un motivo per tornarci? Sinceramente, non lo so. In questo momento, il mio cuore anela piuttosto ad un giro più lungo e ampio del Canada Orientale. Dovrò aspettare altri diciotto anni? Può darsi, ma ne sarà valsa la pena!