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©acasadibianca

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Anche quest’anno abbiamo trascorso il Ferragosto in collina. Il tradizionale pranzo è stato convertito in un’hamburgerata gourmet, in ossequio all’attuale passione del marito (gli hamburger, appunto), assoluto signore e padrone dell’accessorio cuciniero ferragostano per eccellenza: il barbecue.

Inutile dire che un menù così poco ricercato ha fatto mettere al bando qualunque formalità in tema di apparecchiatura. Dopo il tradizionale aperitivo in piedi, costituito da Virgin Mojito per i ragazzi e un sano e classico Spritz per i grandi, accompagnati da assortimento di olive greche, schegge di parmigiano e fette di salamino rustico, ci siamo accomodati sui nostri tradizionali tavoli Oktoberfest chic, ovvero i classici tavolacci da sagra con annessa panca.

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Lo so, sono orrendi, ma è davvero difficile immaginare qualcosa di altrettanto grande e allo stesso tempo veloce da allestire e comodo da stivare, com’è necessario in collina. Ne abbiamo due, che usiamo singolarmente o abbinati a formare un grande tavolo quadrato, secondo il numero dei commensali. Visto che eravamo in dieci, abbiamo optato per la seconda opzione.

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In questi casi, viste le dimensioni del tavolo è francamente impossibile trovare una tovaglia a misura, per cui ci si industria come si può, limitandosi a coprire la giuntura centrale: così ho fatto anche questa volta.

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Quest’anno ho scelto di stare su un classico abbinamento estivo, che trovo un peccato riservare solo a mare e/o lago: il bianco e blu. Ecco quindi che attorno ad un telo spiaggia in cotone a rigoni ho sistemato il mio amatissimo servizio (inglese, guarda un po’) Regal Peacock. L’ho portato in collina con parecchia riluttanza, sapendo che l’avrei usato relativamente poco, considerato che non frequentiamo questa casa quanto vorrei. Alla fine ne sono rimasta comunque contenta: è abbastanza rustico da non stonare con il contesto, e altrettanto bello da impreziosire anche la più semplice delle apparecchiature.

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Gli ho abbinato tumbler in vetro e posate in acciaio, destinate più che altro ai contorni (l’hamburger, ovviamente, si mangia con le mani) e al dolce, che per contrastare l’esterofilia del piatto forte non poteva che essere il principe dei dessert italiani: il tiramisù. Tovaglioli rigorosamente di carta (non so voi, ma io sono incapace di mangiare un hamburger senza fare più disastri di un bambino piccolo) scelti tono su tono: li avevo anche nello stesso decoro dei piatti, ma mi sembravano “troppo” e ho ripiegato su un abbinamento più semplice.

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Immancabile, come in tutte le mie tavole, il tocco floreale: un tris di brocche di diversa misura abbellite da altrettante composizioni, messe assieme accontentandosi di quel poco che i prati offrono in questi giorni di piena estate, tra un taglio e l’altro.

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Tutto molto semplice e pulito, come mi piace sia in collina, dove informalità, riposo e relax la fanno da padroni. Per tutti, senza eccezioni.