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©acasadibianca

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Per i primi venticinque anni della mia vita, vacanza è stato sinonimo di mare. Via le scarpe, via i vestiti, spiagge il più possibile deserte, panini con il tonno e mozzarelle grondanti di latte in giornate inghiottite da sole, vento, sabbia e acqua salata in cui tuffarsi a perdifiato.

Per i primi venticinque anni della sua vita, vacanza è stato per mio marito sinonimo di montagna. Scarponi ai piedi e camicie di flanella, sentieri poco affollati e ferrate, panini con lo speck e acqua bevuta direttamente dal ruscello in giornate inghiottite da sole, vento, nuvole capricciose e vette da conquistare.

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Capirete bene che mettersi d’accordo non è stato così semplice. Eppure ce l’abbiamo fatta. Io ho fatto scoprire il mare vero a lui che non era mai andato oltre le spiagge da millemila ombrelloni, lui ha fatto scoprire la montagna vera a me che non ero mai andata oltre quella tristissima mezza costa da colonia della parrocchia.

Quasi venticinque anni dopo, posso dire che gliene sono davvero grata. Ogni anno apprezzo di più la tradizionale settimana in montagna che ci regaliamo in agosto. Amo l’aria limpida e frizzante che ti accoglie la mattina presto per lasciare posto ad un caldo delicato e non opprimente. Amo le notti in cui le lenzuola appiccicose di sudore sono solo un lontano ricordo, e anzi ci si raggomitola godendo del tepore della piuma. Amo il piacere di usare il forno per riempire la casa del profumo di torta e di pane. Amo il saltellare in libertà dalla cucina più estiva a quella già autunnale, secondo l’umore e la temperatura del momento. Amo l’eleganza semplice e informale che si respira per le strade dei paesi, dove la volgarità di certi eccessi cittadini e balneari è bandita, se non altro per ragioni meteorologiche.

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Amo il cocciuto sopravvivere del “galateo dell’escursionista”, che prevede un cenno di saluto a chi si incontra sui sentieri, il cedere sempre il passo a chi sta salendo, l’offrire un pezzo di cioccolata ai compagni di salita, se pure sconosciuti fino a quel momento.

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Amo i sentieri sempre poco affollati, la vista meravigliosa che ti ripaga dello sforzo di camminare tante ore, il canto dei torrenti, i fiori che punteggiano i pascoli e i laghetti che spuntano a sorpresa tra gli alberi.

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Mi manca un’unica cosa: fare pace con le pedule, pesanti e costringenti ma indispensabili per camminare a lungo e in sicurezza.

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Se a tutto quello che ho detto si potesse aggiungere lo stare a piedi nudi, sarebbe davvero la perfezione.