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©acasadibianca

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Non amo l’arancio. So che è il colore per eccellenza dell’autunno, stagione che amo con tutto il cuore, ma proprio non riesco a farmelo piacere. Quest’anno però, me lo sono ritrovato dappertutto: andavo alla ricerca di zucchette ornamentali bianche o verdi, e le trovavo solo arancio. Cercavo dei sottopiatti neutri, e li trovavo arancio. Guardavo i profili delle mie blogger preferite, e vedevo solo tavole all’insegna dell’arancio.

Insomma, alla fine mi sono detta: questo colore ha deciso di sfidarmi, e allora perché tirarsi indietro? Così ho deciso di dar vita ad una tavola che lo avesse come filo conduttore, senza però esserne sovrastata. Il che, peraltro, molto ben si prestava al tema mensile del solito gruppo Facebook, appunto la tavola autunnale.

©acasadibianca

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Ne è risultata un’apparecchiatura che mixa classico e rustico, dal gusto decisamente anglosassone (direi più americana che inglese), e piuttosto ricca per i miei standard: del resto, ogni tanto bisogna pur osare, e visto che già un colore così acceso era una botta di vita, tanto valeva esagerare anche con il resto.

In omaggio ai cugini d’oltreoceano, ho bandito la tovaglia a favore del nudo legno, coperto solo da tovagliette rotonde in paglia arancio usate a mo’ di sottopiatto. Per contrasto, ho scelto dei piatti bianchi e blu che rappresentano la quintessenza della tavola tradizionale: gli Old Britain Castles di Johnson Brothers.

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Ho abbinato loro un tovagliolo color ecrù (ho provato l’arancio, ma era veramente “troppo”), arricchito da un semplice segnaposto composto da una foglia secca e da una zucchetta ornamentale in tono con il sottopiatto. Piattino per il pane, bicchieri in vetro ottico e posate effetto madreperla hanno completato il posto tavola.

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Come vi ho già detto, il mio tavolo non è molto largo, e male si presta a centrotavola importanti. Questa volta però ho voluto osare più del solito, inserendo al centro una decorazione che occupasse tutta la lunghezza disponibile. Così, su una striscia di feltro ancora color ecrù, ho creato una composizione di zucchette, foglie secche, nocciole, castagne matte (quelle vere ancora non si sono viste), piccole pigne e fiori di topinambur.

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Ne è risultata proprio quella combinazione di classico e rustico che volevo ottenere. Una tavola insolita per i miei gusti, ma gradevole e molto apprezzata dalla famiglia, tanto che alla fine ci abbiamo anche mangiato: non è stato comodissimo, ma per una volta abbiamo applicato anche al desinare il famoso detto “chi bello vuole apparire un po’ deve soffrire”.

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Insomma, esperimento riuscito e sfida superata. Mi sa che di tanto in tanto anch’io, rappresentazione vivente del “less is more”, passerò al lato oscuro. Come dice (credo) Bette Midler, “Less is less: I want more!”. Certo non sempre, ma qualche volta perché no?