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©acasadibianca

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Chi ama l’arte della tavola non vede l’ora che arrivi il Natale: è il momento dell’anno in cui ci si può maggiormente sbizzarrire, non solo per quanto riguarda gli aspetti decorativi ma anche perché ci si può concedere qualche dettaglio elegante in più senza paura di risultare fuori luogo. Materiali preziosi e stile ricercato non sono d’obbligo, ma sono comunque attesi e graditi: difficile che davanti alla tavola di Natale qualche ospite se ne esca con la frase più deprimente per un padrone di casa che ama apparecchiare, ovvero “non ti dovevi disturbare”. E’ festa e si sa, anche la tavola indossa il suo abito migliore.

I dettagli, come sempre, dipendono da gusti e abitudini di ciascuno. Personalmente, ne considero irrinunciabili – e mi sento di consigliare – almeno cinque. Eccoli qui.

Segnaposto. Questa volta non intendo il dettaglio decorativo, ma proprio il cartellino con il nome che indica il posto assegnato a ciascuno. I pranzi delle feste sono normalmente numerosi, c’è confusione e la padrona di casa è più impegnata che mai. Avere già assegnato in modo chiaro i posti a sedere serve non solo ad avere un impegno in meno al momento di andare a tavola, ma anche a disporre strategicamente gli ospiti, non necessariamente seguendo le rigide regole del galateo. A casa mia, per dire, niente precedenze dettate dallo status sociale, ma semplice buonsenso: ecco perché l’ospite anziano e un po’ acciaccato sarà tenuto lontano dagli spifferi, e i padroni di casa si riserveranno i posti più comodi per gestire servizio e cucina senza dover continuamente incomodare gli altri ospiti.

Doppio bicchiere. Non è una questione di “forma”, ma proprio di sostanza. A Natale si portano in tavola i vini migliori, ed è un delitto servirli nello stesso bicchiere dell’acqua. In primo luogo, perché così facendo si impedisce ai commensali di bere ora l’uno ora l’altra senza dover ogni volta vuotare il bicchiere. Inoltre, usando un unico bicchiere si mescolano i sapori, e ci si ritrova a bere un vino che sa di acqua, e un’acqua che sa di vino. Quasi come mangiare primo e secondo nello stesso piatto: almeno a Natale, non si fa!

Saliera. Galateo vuole che l’ospite non debba mai chiedere il sale, perché sarebbe come dire alla padrona di casa che sta servendo del cibo sciapo. Oggi però è sempre più diffuso un uso moderato di questo ingrediente, soprattutto per le pietanze destinate ad anziani, bambini o persone con qualche delicatezza in fatto di salute. Ecco perché sarà preferibile cucinare usando poco sale, ma prevedendo la possibilità per gli ospiti di poterne aggiustare il quantitativo a proprio gusto. Saliera in tavola dunque, nel numero di una ogni quattro/sei ospiti al massimo: in questo modo tutti riusciranno facilmente a servirsene senza complicati passaggi avanti e indietro per la tavola.

Piattino per il pane. Lo uso spesso anche nel quotidiano ma nelle tavole di festa lo trovo proprio fondamentale. Oltre a dare un tocco aggiuntivo di eleganza all’apparecchiatura, contribuisce infatti a tenere pulita e in ordine la tavola. Il pranzo di Natale culmina nell’arrivo del dolce di tradizione, e non è bello servirlo su una tavola piena di briciole. Passare la classica spazzolina non è molto elegante, ed è un lavoro in più per la padrona di casa che è già abbastanza impegnata: molto meglio evitare, e risolvere il problema semplicemente sparecchiando i piattini con tutto il loro contenuto.

Candele. Per l’ultimo dettaglio irrinunciabile sulla tavola di festa passiamo dal pratico al puramente decorativo. Non è Natale senza le candele. Siano utilizzate come segnaposto individuale o come centrotavola, danno alla tavola di festa un tocco di bellezza ed eleganza assolutamente unico. Sono inoltre fortemente simboliche: la loro fiamma rappresenta la luce che trionfa sulle tenebre, il giorno che sconfigge la notte, il bene che vince sul male. Tutto ciò, insomma, che l’uomo – indipendentemente dal credo religioso – festeggia il giorno di Natale.