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©acasadibianca

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Di solito se ne parla a gennaio, tipicamente per colmare l’horror vacui post festività. Non c’è dubbio però che il problema del regalo poco indovinato si ponga il giorno stesso di Natale, se non addirittura prima, nel caso di doni consegnati così per tempo da non arrivare intonsi al 25 dicembre.

Ecco quindi che si manifesta un drammatico dilemma: che farne?  Non è un tema banale, soprattutto se il donatore è persona che ci è cara, e non vogliamo rischiare di offenderla: persino le amicizie più solide possono andare in crisi davanti alla gestione maldestra di un regalo non indovinato. Vediamo quindi le possibili opzioni, e come eventualmente regolarci per evitare il più possibile incidenti diplomatici.

Partiamo dalla prima opzione: cambiare il dono non gradito. Per come sono stata educata io, i regali non si cambiano per principio, con solo due eccezioni: un clamoroso doppione, o la taglia sbagliata. Per doppione si intende ovviamente qualcosa per cui una scorta sia completamente inutile, come due copie dello stesso libro o una maglia identica ad uno che abbiamo appena acquistato. Molti invece trovano del tutto normale cambiare anche ciò che, semplicemente, non piace: io confesso di non riuscire a farlo neanche davanti al regalo più orribile, perché mi sembra di essere maleducata. Piuttosto ficco in fondo a un armadio, e chi vivrà vedrà…

Ed ecco quindi la seconda opzione: abbozzare e mettere in archivio l’oggetto in questione. I gusti cambiano, i tempi pure, e non si sa mai che in futuro ciò che ora non ci attrae possa diventare interessante. Posso garantire che succede!

Terza possibilità: rivendere. A me non sarebbe neanche venuto in mente, ma pare che già a Santo Stefano i vari ebay, subito.it e mercatini dell’usato registrino un picco di nuovi articoli in vendita: e che si tratti in buona parte di regali non graditi, è una facile deduzione. Se si sceglie questa strada, raccomando la giusta cautela: se ci si rivende la cornice d’argento della zia Pina che mai e poi mai girerà su internet o per i vari “Usa e riusa” è un conto, ma il cappello di lana fatto a mano dall’amica hipster potrebbe essere più facilmente individuato, con tutte le conseguenze del caso.

Ho tenuto per ultima la possibilità più discussa e insidiosa: il riciclo. Molti, pur di non ficcare in fondo ad un armadio, e per non fare l’indelicato gesto di chiedere il cambio (cosa che richiede la collaborazione del donatore, visto che di solito serve lo scontrino), preferiscono “rimettere in circolazione” i regali non graditi. Il gesto, in sé, non è sbagliato: ognuno ha i suoi gusti, e ciò che io non amo o non uso può essere perfetto per un altro. Personalmente, credo di non averlo mai fatto. Se proprio, mi è capitato di cedere ad altri dei doni (tipicamente cibarie) che per vari motivi non avrei utilizzato, ma non li ho mai messi al posto di un regalo scelto da me. Trovo comunque che, se riciclo deve essere, almeno sia da fare bene: quindi pacchetto realizzato ex novo (una confezione aperta e richiusa si vede) e accurata indagine per eliminare ogni traccia del precedente donatore. Non ci si pensa, ma si possono fare figuracce epiche. Pensate che  una volta a mio padre arrivò una cassa di vini, apparentemente intonsa, che conteneva ben tre biglietti da visita: come dire, era un vino che aveva girato parecchio!

Altro aspetto del riciclo ben fatto è lo scegliere con cura cosa destinare a chi. Questo, tuttavia, dovrebbe essere il primo pensiero anche quando lo si sceglie, un regalo. Non so voi, ma io preferisco acquistare qualcosa che mi piace poco ma che sono certa sarà gradito piuttosto che un oggetto che mi entusiasma ma non in sintonia con la persona che lo riceverà. Sembra banale, ma credetemi, non lo è: e la quantità di oggetti che “tornano in circolazione” dopo le feste ne è una dimostrazione lampante.

E voi, come vi regolate con i regali non graditi? Abbozzate, chiedete il cambio, rivendete o fate girare? Lo spazio nei commenti, come sempre, è aperto.