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Tea, anyone? Capitolo 4. Tazza o mug pari (non) sono

E dopo un lungo periodo di sospensione di cui mi scuso sinceramente – lavoro e famiglia sono davvero totalizzanti, ultimamente – eccoci di nuovo a parlare del nostro amato tè all’inglese e dei suoi riti. Oggi affrontiamo un argomento che molti riterranno risibile, ma in realtà non lo è, ovvero: mug o tazza?

tea, afternoon tea, tea at home, home, homedecor, vintage, tablescape, tablesetting, tea anyone?Già, perché come per l’italico caffè non sono poche le differenze tra un tipo e l’altro di tazzina (materiale, temperatura, dimensioni possono rendere molto diversa l’esperienza gustativa), lo stesso vale per l’Afternoon Tea.

Iniziamo quindi con il dire che no, non è la stessa cosa usare l’uno o l’altro contenitore. Certo, le differenze non sono abissali, ma ci sono e vanno considerate, come la storia di queste stoviglie insegna. Mug e tazze con il piattino nascono infatti per rispondere alle esigenze di fasce della popolazione nettamente distinte: che dite, andiamo a scoprirne di più?

La tazza come la conosciamo oggi, ovvero un piccolo contenitore con un’ansa come impugnatura completato da un piattino d’appoggio, nasce all’inizio del XVIII secolo. Non che in precedenza non esistessero tazze: erano però più tozze, ampie e soprattutto senza manico.

La tazza, peraltro, non nasce in Occidente. Il nome deriva infatti dalla parola araba tassah, che indicava un bicchierino in ceramica pesante utilizzato per consumare bevande calde. Gli europei lo conobbero probabilmente durante le Crociate, importandolo – a quanto sembra – già nel corso del XIII secolo. E’ comunque accertato che nel Cinquecento la tazza era una stoviglia ampiamente diffusa, se pure in forma tondeggiante e senza manico, insomma molto simile a quella che ancora oggi chiamiamo “scodella”.

Fu solo in seguito al diffondersi della moda delle bevande esotiche come il caffè, la cioccolata e appunto il tè, che nacquero le tazze con manico ad ansa e piattino abbinato. Destinate alle classi più abbienti, erano abbastanza piccole, di forma tonda ma bassa e larga, rigorosamente provviste di piattino da appoggio. Erano realizzate in materiale pregiato (preferibilmente porcellana), decorate a mano e organizzate in servizi completati da teiera, zuccheriera e lattiera. Forma e materiale non rispondevano solo a esigenze di carattere estetico: contribuivano anche a far sì che il tè, preparato e servito quasi bollente, si raffreddasse in un tempo ragionevolmente breve, consentendo di consumarlo senza troppe lungaggini e soprattutto evitando imbarazzanti rischi di scottatura.

A differenza di questo tipo di tazze, le mug nascono più pesanti e robuste, anche perché originariamente realizzate in materiali molto meno nobili della porcellana. Prive di piattino, caratterizzate da una forma cilindrica alta e stretta, mantengono in comune con le tazze “nobili” solo il manico ad ansa, indispensabile per reggerle senza scottarsi. Per le loro caratteristiche, infatti, all’opposto delle tazze con piattino, le mug tendevano a mantenere molto più a lungo la temperatura del loro contenuto, il che le rendevano adatte ad un consumo in tempi prolungati (per esempio durante il lavoro) e in ambienti meno riscaldati. Rispetto alle tazze classiche, poi, le mug nascevano anche molto più capienti, potendo contenere circa il doppio del liquido.

Ancora a differenza delle tazze “di alta gamma”, in origine le mug non erano necessariamente decorate – anzi, il più delle volte non lo erano per nulla – non andavano a formare veri e propri servizi, e men che meno erano abbinate a teiera e altri pezzi a servire. Spesso, addirittura, fungevano indistintamente da bicchiere, tazza da tè e boccale per birra e altri alcolici. Per tutti questi motivi le mug, rustiche, pratiche e poco costose, erano chiaramente destinate alle fasce sociali più basse, tanto in città che nelle campagne.

Oggi la differenza “sociale” tra tazza con piattino e mug si è quasi annullata. Certo, le tazze classiche mantengono la palma dell’eleganza e della ricercatezza, ma rispetto al passato le mug hanno salito parecchi gradini della scala sociale. Sono prodotte anche in porcellana, decorate quanto e più delle altre, spesso con decori divertenti e informali (qualche volta anche troppo). Se ancora non sono ammissibili per un vero Afternoon Tea, che rimane rigoroso territorio d’elezione delle tazze con piattino, per la loro innegabile praticità sono sempre più spesso le preferite per i momenti informali: la colazione, un tè preso al volo da soli, ma anche sorbito con calma mentre si lavora.

8 pensieri riguardo “Tea, anyone? Capitolo 4. Tazza o mug pari (non) sono”

  1. Io sono una che predica bene e razzola male, cioè in teoria per me dovrebbero esistere solo tazze con piattino, poi per praticità uso le mug e purtroppo ormai anche mio marito lo fa in automatico, non esiste altro per lui 😦
    Fra l’altro come dici tu il tè e qualsiasi bevanda nella mug ci mette un sacco di tempi ad arrivare alla temperatura giusta, mentre per esempio ho sempre trovato assurde le tazze da tè dei bar in bella ceramicona pesante e spessa che si ok evita di buttarne dieci al giorno ma a te utente ti ustiona se tenti di bere nei primi 15 minuti.
    Piccola nota ho fatto caso – vedendole su un blog di una tipa che vive in Germania e le colleziona – tazze da tè vintage tedesche che sono forma sono proprio diverse da quelle britanniche, sono più basse e larghe.

    1. C’è poco da fare, le mug nel quotidiano sono molto più comode, non c’è proprio partita…
      Sulle tazze da tè grossolane dei bar non potresti trovarmi più d’accordo, cioè se uno ha mezz’ora da perdere vanno anche bene, ma quando si hanno pause brevi sono proprio un incubo. Di peggio credo esistano solo quelle tedesche di vetro, perfette in montagna ma altrimenti terribili: lì le cose non si raffreddano proprio mai!
      E a proposito di tedeschi, ho notato anch’io questa differenza di forma tra tazze inglesi e bavaresi. Sarebbe interessante capire se dipende solo da questioni estetiche o se ci sono dietro anche motivi funzionali 🤔

      1. e vorrei dire che lassù nel regno della amata Lilibet il tè te lo servono nelle tazze vere, quelle di porcellana sottile o comunque di buona ceramica e che l’estate scorsa sono finita in un posticino delizioso (in campagna) che serviva il cream tea con tazze vintage, una meraviglia che ancora mi viene da piangere se ci penso. e c’era anche un giardino con i tavoli all’aperto. 😥

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