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Leggo abbastanza, anche se non quanto vorrei. E prediligo libri scritti da donne. Non è una questione di principio, credetemi. Sarà la prosa, sarà il comune sentire, saranno i temi trattati, ma è un dato di fatto che io ami principalmente la scrittura femminile. Per questo motivo metto a fuoco con un po’ di stupore che le mie ultime letture vedono invece una prevalenza di autori maschili. E visto l’interesse suscitato da uno di questi libri, intravisto nel post sulla routine della buonanotte, ho pensato non fosse male divagare un po’ dai soliti temi e parlarne assieme.

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La montagna come categoria dello spirito. Una credenza tibetana vuole il mondo come un cerchio diviso in otto spicchi, ciascuno dei quali dominato da una montagna. Al centro, un’ulteriore cima, la più maestosa di tutto. La domanda a questo punto è: ha scelto la giusta via chi è partito alla ricerca delle otto montagne, o chi ha scalato fino in cima la più alta? E’ questo l’interrogativo centrale di Le otto montagne di Paolo Cognetti, che racconta l’amicizia tra Pietro, ragazzino di città, e Bruno, suo coetaneo nato e vissuto in montagna. I loro destini si intrecciano in una vicenda che attraversa quarant’anni, con un unico comune denominatore: la montagna, intesa non solo come luogo geografico ma soprattutto come maestra di vita e di affetti. Chi ha letto Il ragazzo selvatico ritroverà molti degli elementi già presenti in quelle pagine (la solitudine che nutre e allo stesso tempo uccide, il disprezzo dell’uomo per la natura, la forza dei legami non solo familiari, la potenza sfidante e la spietatezza della montagna), ma poco importa. E’ un romanzo che coinvolge e affascina, e non solo chi è patito delle alte quote.

Paternità 2.0. Tutt’altro genere per un libretto tenero e divertente nato dalla pagina Facebook di un noto fumettista, che si racconta mentre è alle prese con le sfide della paternità. Come sapete, non sono una grande fan di chi mette a nudo l’infanzia dei propri figli su internet. Perciò quando mi hanno regalato Notti in bianco e baci a colazione di Matteo Bussola sono rimasta perplessa: oddio, ho pensato, adesso ci si mettono anche i padri… Però mi incuriosiva l’idea di vedere le cose da un punto di vista maschile, e devo dire che leggendo i miei pregiudizi sono rapidamente caduti. E’ un libro leggero e delicato, divertente e commovente. L’autore ha la saggezza di non esporre troppo le sue bambine (qualcosa gli scappa, ma niente di imperdonabile) e intercala spesso il racconto del loro quotidiano con riflessioni sulla paternità, la coppia e la famiglia molto intime e per nulla banali. Molto bello, davvero.

La bellezza di una semplice felicità. Semplice come le decolleté color del cielo che danno il titolo – appunto Scarpe azzurre e felicità – ad uno dei romanzi che preferisco di Alexander McCall Smith. Non so se conoscete questo autore inglese, che ambienta i suoi brevi romanzi (soprattutto gialli) tra il Botswana e la Scozia. Il libro di cui vi parlo rientra nel ciclo dedicato a Precious Ramotswe, insolita detective donna del piccolo stato africano. L’avevo letto anni fa e l’ho ripreso in mano dopo aver visto i trailer di un film in uscita in questi giorni che racconta l’amore tra una giovane inglese e l’erede al trono del Botswana, proprio negli anni in cui, non lontano, nasceva l’Apartheid. Nulla a che vedere con i romanzi che vedono protagonista, nell’Africa di oggi, la salda e posata Precious, ma mi è tornato in mente, e l’ho riletto volentieri. I romanzi di McCall Smith sono gialli sui generis, perché i misteri su cui la sua eroina indaga sono semplici, quasi banali: mai banale è invece la bonaria saggezza della detective, che ci guida con molta calma, e una bollente tazza di tè, attraverso i meandri della mente umana.