Memorie, storie

Storie di un tempo passato. Piccole mani, farina e magie di Carnevale

Nella mia città a Carnevale è grande festa. Non si arriva ai fasti di Venezia o Viareggio (siamo pur sempre in provincia) ma abbiamo comunque una nostra tradizione più che dignitosa, che comprende anche la cucina: curiosamente però da noi il piatto di Carnevale non è un dolce, ma un primo, ovvero i gnocchi (rigorosamente “i”, guai a dire “gli”!) di patate, cibo di tradizione che, nell’ultimo venerdì di festa, non può mancare su nessuna tavola della città.

gnocchi di patate, gnocchi di carnevale, a casa di bianca

Per me i gnocchi di Carnevale sono indissolubilmente legati alla figura della mia  nonna. Prepararli con lei era un rito: si partiva con la scelta delle patate, un autentico lavoro di concetto perché da questo primo passo dipendeva il risultato finale; poi c’era la loro bollitura, monitorata con pazienza certosina per non superare il perfetto punto di cottura; quindi le si sbucciava, ancora roventi, tra strilli, risate e squittii; schiacciarle a fontana con l’apposito strumento sull’asse infarinata era un’attività ambitissima, che scatenava tra noi bambine liti persino più accese di quelle per mettere il Bambinello nel Presepe.

A quel punto però il timone passava alla nonna, che sola era autorizzata ad affondare le mani in quella montagna fumante per impastare le patate con uova e farina, rigorosamente aggiunta a occhio, fino ad ottenere la consistenza perfetta. A quel punto, in ordinata formazione lungo il tavolo in legno, noi creavano con le mani tanti rotolini, li tagliavamo a tocchetti con una coppia di vecchissimi coltellini da burro, e per finire li rotolavamo (ancora una volta bisticciando come cani e gatti) sul retro di una storica grattugia riservata unicamente a quello scopo, in modo da dar loro la forma più adeguata a trattenere il sugo.

Non c’era Carnevale senza i gnocchi della nonna. Ed era tutto così dolce e perfetto che – incredibilmente, o forse più che comprensibilmente – per tanti, troppi anni nessuno di noi ne ha voluto raccogliere il testimone. I gnocchi in tavola ci sono sempre stati, intendiamoci, ma forniti da mamma o suocera, se non addirittura – sommo orrore, lo so – acquistati.

Non so bene perché sia andata così: i gnocchi non erano certo l’unico piatto che la nonna preparasse per noi bambini, e nemmeno il più buono. Eppure quel rito di fine Carnevale ha conservato per tutti noi un’aura così magica e costituito un ricordo così prezioso che non abbiamo osato toccarlo, quasi avessimo paura di cancellarlo, sovrascrivendolo – come succede per ogni tradizione, in ogni famiglia – con il nostro tocco personale.

Un bel dì però ho preso il coraggio a due mani, ho cotto le patate, le ho schiacciate, le ho impastate e in un lampo ero di nuovo lì, bambina, a far rotolare allegramente i gnocchi lungo lo scivolo creato dalla grattugia. La magia di Carnevale, nonostante tutto, poteva ancora brillare.

10 pensieri riguardo “Storie di un tempo passato. Piccole mani, farina e magie di Carnevale”

  1. Stessa storia mia…anche se mia nonna è ancora tra di noi ma non ha.più voglia di fare GLI gnocchi (ma perché I? Suona cosi male..i gnomi non si dice mica..) cmq prendo l’idea al volo e stasera farò gli gnocchi col ragù avanzato, ma i miei saranno RIGORISAMENTE senza uova e con pochissima farina….tiro fuori la grattugia…

      1. Si dice “i” perché essendo un piatto di tradizione si porta dietro una terminologia dialettale. Però se dici “gli” si capisce subito che sei forestiero: diciamo che potrebbe essere la versione locale della famosa “prova della cadrega” di Aldo Giovanni e Giacomo 😊.
        Sul fronte farina per una volta ho usato quella di frumento perché il figlio celiaco non li mangia (non ti dico poi a pulire 😱) però nel caso ti consiglierei quella per pasta della Nutrifree che secondo me nel genere mix pronti funziona molto bene

  2. Buongiorno Db che tenerezze i ricordi legati alla cucina della nonna…io ho vissuto poco la quotidianità con la mia per via della lontananza (e mi spiace che anche i miei bimbi vivano la stessa esperienza)…ma quei momenti passati insieme nelle varie ricorrenze di festa rimangono davvero impressi nel cuore e nella mente.
    Hai fatto bene ad onorare così il Carnevale.
    “I” gnocchi sono legati ad una cadenza dialettale probabilmente come “il” gnocco fritto o al forno in Emilia ;).
    Buona giornata Luisa

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