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Dal punto di vista dello stile personale, ho praticamente una personalità bipolare. Se al lavoro, un po’ per voglia un po’ per necessità, adotto un abbigliamento formale e molto classico, nel tempo libero – lo ammetto serenamente – sbrago di brutto abbraccio l’hygge.

Audrey Hepburn in versione sportiva

Il mio abbigliamento tipo per il fine settimana? Pantaloni (quasi sempre jeans) o gonna lunga, scarpe basse, maglie morbide, borse sportive e zero gioielli, al netto della fede, dell’orologio e dei miei inseparabili orecchini di perle. Dopo una settimana piuttosto imbrigliata negli stretti canoni della formalità, ho voglia di rilassarmi e di sentirmi a mio agio in quelle che sono le mie tipiche attività del week end: spesa, giro per mercatini e vivai, passeggiate con il cane.

Intendiamoci, però: lo faccio perché il contesto me lo permette. Mai mi presenterei in ufficio con jeans, gonnellona o scarpe da ginnastica, perché sarebbe inappropriato. Per lo stesso motivo, non metterei vestito di seta e tacchi per andare per prati con il cane, o un tailleur da donna in carriera per una serata in pizzeria.

E qui arriviamo al nocciolo della questione. Perché per me eleganza non vuol dire “mettersi in tiro” sempre e comunque, ma al contrario, saper sapientemente adattare il proprio stile alle diverse situazioni. Per come la vedo io, la persona veramente elegante è colei che sa quando è il momento dei tacchi e quando quello delle scarpe da ginnastica, e non sbaglia un colpo: come il mio mito assoluto, l’inarrivabile Audrey, che non a caso ho scelto – in versione decisamente informale, e allo stesso tempo  incredibilmente perfetta – per illustrare questo post.

Certo, il tutto nel rispetto dello stile personale, che come noto varia secondo il carattere e il gusto di ognuno. Perché dai, nulla è più triste, nell’abbigliamento come nell’arredamento ma anche nell’allestimento della tavola, dell’adesione acritica alla moda del momento.

Tutti uniformati, tutti uguali: è eleganza questa? Per me no. Mi sa che l’ho già scritto in passato, ma lo ripeto: la moda si può subire, creare o fare propria. Ecco, io sono per il punto numero tre: prendere dalla moda del momento qualcosa che piace e sentiamo nostro e inserirlo armoniosamente nel nostro guardaroba. E come vi ho già detto, è anche il più ambizioso dei miei obiettivi di inizio primavera: visto che con gli altri sono a buon punto, direi che è tempo di fare i primi passi in questa direzione…