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Come noto, il tè si prepara immergendo in acqua estremamente calda (ma mai bollente) le foglie essiccate della pianta omonima. Queste foglie possono essere lasciate liberamente fluttuare nella teiera o raccolte nelle famose, per alcuni famigerate, bustine.tea, afternoon tea, tea at home, home, homedecor, vintage, tablescape, tablesetting, tea anyone?

La bustina del tè è infatti splendida per alcuni, e abominevole per altri. I suoi sostenitori ne apprezzano il perfetto dosaggio a misura di tè per uno e la praticità: è già pronta, può essere immersa direttamente nella tazza, perfette di fermare l’infusione esattamente all’intensità desiderata, si smaltisce rapidamente e senza sporcare. I suoi detrattori sostengono che al suo interno le foglie non abbiano abbastanza spazio per espandersi, e che per predisporla non si utilizzino foglie intere ma altre di minore qualità, a discapito ovviamente del risultato finale.

I puristi del tè all’inglese hanno però un altro e più grave motivo per guardarla con disdegno: la bustina da tè infatti non nasce in Gran Bretagna, ma negli Stati Uniti d’America. Anche se i primi brevetti sembrano risalire al 1903, il suo inventore “ufficiale” è considerato Thomas Sullivan, un commerciante di tè newyorkese che, attorno al 1908, prese ad inviare ai suoi potenziali clienti piccoli campioni delle diverse miscele non nelle tradizionali e ingombranti scatole di latta, ma in piccoli sacchetti in seta monodose. Con una certa sorpresa si accorse che molti di loro, anziché aprire il sacchettino, lo immergevano direttamente nell’acqua bollente.

Ben presto il mercato comprese la potenzialità dell’invenzione, e non tardarono ad arrivare innovazioni e miglioramenti. Dalla seta si passò rapidamente alla garza (1910) e – man mano che il prodotto conquistava il pubblico – alla carta (1930). Le bustine vennero inizialmente sviluppate in due dimensioni, una più grande a misura di teiera e una più piccola adatta ad una singola tazza. Fin da subito fu introdotto il cordino, con un cartoncino decorato alla fine, che consentiva di estrarre facilmente la bustina dalla teiera o dalla tazza.

L’approdo in Europa della bustina da tè non fu però immediato. Un primo tentativo fu fatto durante la prima guerra mondiale, quando una ditta con sede a Dresda iniziò a confezionare la “bomba da tè”, ovvero bustine in garza con dosi singole già zuccherate destinate a ristorare i soldati al fronte. L’idea piacque molto, ma la produzione restò confinata agli anni del conflitto. Per assistere ad una diffusione più capillare dell’uso delle bustine dobbiamo appunto arrivare agli anni Trenta, dopo l’introduzione dell’economica versione in carta.

In Gran Bretagna però questa invenzione fu fortemente osteggiata dai puristi del rito dell’Afternoon tea, i quali sostenevano che questo modo di preparare il tè ne peggiorava il gusto, rovinando una delle più amate tradizioni britanniche. Nel lungo periodo però praticità e convenienza ebbero la meglio, e a partire dagli anni Cinquanta la bustina trionfò anche nel Regno Unito, grazie alla sua commercializzazione da parte della Tetley, una delle principali compagnie di tè britanniche.

Peraltro, secondo lo Uk Tea Council, che riunisce produttori e distributori britannici di tè, la bustina ha avuto l’indiscusso merito di salvare un’industria altrimenti destinata al declino, dato che lo stile di vita moderno difficilmente consente di preparare e servire il tè secondo il rito tradizionale. I dati diffusi nel 2008, in occasione del centenario di questa invenzione, parlano chiaro: la bustina ha conquistato ormai il 96% del mercato del tè bevuto in Gran Bretagna.

E il restante 4% ? Può consolarsi con le miscele in foglie sfuse, che restano comunque ampiamente disponibili sul mercato, magari all’Hotel Ritz di Londra, dove la bustina di tè rimane tuttora al bando perché “contraria alle tradizioni”.