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Rileggendo il pdf di Brocante folies! mi sono resa conto che al tempo non avevo affrontato se non di sfuggita il tema dei numeri di registrazione. Era stata una scelta, dato che per i pezzi vintage la questione è di importanza relativa, ma visto che nel gruppo Facebook la curiosità su questi aspetti è alta e che in giro si leggono diverse cose inesatte, ho pensato valesse la pena chiarirne almeno i punti principali.

English transferware teal a casa di BiancaIniziamo con il dire che i numeri di registrazione non datano necessariamente un oggetto, ma possono aiutarci molto nel farlo. Essi infatti non indicano la data di produzione del pezzo ma quella in cui il modello e/o il decoro è stato registrato presso il British Patent Office, istituito nel 1842 per tutelare i frutti della proprietà intellettuale. Il pezzo registrato infatti può tranquillamente essere rimasto in produzione per decenni, in qualche caso anche più di un secolo.

Forma e contenuti del marchio di registrazione variano nel tempo, in tre periodi ben distinti: il primo va dal 1842 al 1867, il secondo dal 1868 al 1883 e il terzo dal 1884 ad oggi. I primi due periodi si distinguono per l’utilizzo del cosiddetto marchio a diamante: siccome non ho oggetti che lo riportino uso per esemplificare una foto da web.

Come vedete, il marchio, a forma romboidale, contiene lettere e numeri che hanno un significato ben preciso, ma che per essere compreso necessita delle apposite tabelle di corrispondenza. Il numero romano che sta all’apice del diamante indica il materiale di cui è costituito l’oggetto, mentre quello immediatamente sottostante l’anno di registrazione. Nella parte centrale la sigla Rd sta appunto per “Registred”, la lettera che si trova sulla sinistra indica il mese dell’anno mentre il numero arabo sulla sinistra il giorno preciso. Nella parte inferiore del diamante si trova invece il “parcel number”, che identifica chi – persona fisica o manifattura – ha registrato il pezzo. Un esempio concreto tratto dal web: il marchio indica una registrazione eseguita il 27 aprile 1847.

Nel 1868 il marchio prende una nuova veste, che come abbiamo detto conserverà sino al 1883. La forma rimane analoga, ma le informazioni cambiano di posto: resta invariata l’indicazione del materiale, mentre le posizioni del giorno del mese e dell’anno risultato invertite, così come il “parcel number” e il mese. Cambia anche il modo di indicare l’anno. Ancora un esempio tratto dal web: il marchio indica una registrazione eseguita il 29 settembre 1879.

Dal 1884 i criteri cambiano ancora, semplificandosi in modo notevole. Il diamante sparisce per fare posto ad un essenziale “Rd N°…” seguito da un numero. Scompaiono le informazioni su materiale, giorno e mese della registrazione e soprattutto sul detentore del diritto, ma sono tutte informazioni facilmente recuperabili, vuoi grazie al marchio individuale di fabbrica vuoi grazie ai numerosi repertori esistenti.

I numeri di registrazione si susseguono in stretto ordine cronologico, cosa che consente di stabilire con una certa facilità, se non il mese e il giorno, quantomeno l’anno di registrazione dell’oggetto. Un esempio concreto? Eccolo da uno dei miei ultimi acquisti.

Il numero di registrazione riporta all’anno 1886, precisamente al mese di aprile. Il numero è inserito nel marchio di fabbrica, che riporta anche il nome della manifattura produttrice (Keeling & Co.) e, nel cartiglio, del decoro (“Gloucester”).