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L’ultimo giorno in Scozia si è aperto con un tempo molto adeguato alla situazione: nebbioso e malinconico! Lasciato l’hotel dopo una colazione semplice ma gustosa, anche in versione gluten free, ci siamo rimessi in cammino verso l’aeroporto di Edimburgo, dove ci aspettavano alle 17 per la riconsegna dell’auto. Onde evitare ansie da contrattempo, avevamo progettato di avvicinarci subito alla città e visitare due posti nei dintorni che mi sembravano particolarmente affascinanti: le rovine del priorato di Inchmahome, che ospitò Maria Stuarda bambina, e il castello di Doune.

Doune Castle Outlander Inchmahome si trova su un’isoletta nel lago di Mentheit e si raggiunge solo per via d’acqua. Avevo visto foto splendide e non vedevo l’ora di andarci, ma purtroppo il tempo, in netto peggioramento nel corso della mattinata, ci ha costretto a rinunciare. A quel punto ce la siamo presa comoda e abbiamo attraversato con calma la zona del Loch Lomond e del Trossachs National Park  area naturale a forte vocazione turistica prediletta dagli scozzesi.

ScotlandLa zona si è rivelata assolutamente splendida e sarà sicuramente oggetto di un approfondimento, quando riusciremo a tornare in Scozia. Il paesaggio è incantevole, e la zona – non ho foto, purtroppo – pullula di meravigliosi cottage in pietra scura uno più bello dell’altro. Numerose le attività che si possono praticare: pesca, vela e altri sport d’acqua nella zona del lago, escursionismo, arrampicata, mountain bike e ovviamente golf sulla terraferma.

ScotlandQuasi in uscita dal parco ci siamo fermati per mangiare qualcosa nella cittadina di Callander. Indirizzati dalla gentile proprietaria di un bistrot ci siamo rifugiati in una deliziosa quanto defilata rosticceria, Deli Ecosse (non hanno sito ma sono su Facebook), dove abbiamo trovato ampia scelta di piatti anche in versione senza glutine, dolci compresi: decisamente una bella sorpresa con un unico piccolo neo, l’assenza del bagno. Ci sono comunque toilettes pubbliche gratuite all’inizio del paese, vicino al parcheggio.

Callander

Dopo il pranzo e una passeggiata per la minuscola cittadina, ai miei occhi meravigliosa perché metteva in fila qualcosa come cinque charity shop altamente provvisti di english transferware (li ho saccheggiati fino a capienza del bagaglio a mano mio e del consorte), abbiamo ripreso l’auto in direzione della nostra ultima meta, Doune Castle.

Doune Castle OutlanderLo avevamo scelto perché vicino a Edimburgo, turistico ma non troppo, e dall’aria decisamente fotogenica. Solo una volta sul posto abbiamo scoperto che è tra i set di una serie televisiva molto famosa, Outlander (la conoscete? Se vi va, recensitela nei commenti così decido se litigarmi o meno la tv coi figli per vederla), tanto che c’era addirittura uno shop interamente dedicato.

Doune Castle OutlanderNon è difficile capire perché l’abbiano scelto.

Doune Castle Outlander

Di origine medievale, parzialmente caduto in rovina nel primo Ottocento e restaurato alla fine del secolo, conserva ambienti maestosi e suggestivi che fanno davvero sognare appassionanti storie di amore e d’avventura.

Doune Castle Outlander

La nostra avventura, in compenso, ormai volgeva al termine. Arrivati a Edimburgo accolti, sulla strada che porta all’aeroporto, dalle imponenti sculture metalliche dedicate ai Kelpies, i demoniaci cavalli d’acqua della mitologia celtica, abbiamo riconsegnato l’auto e preso la strada del terminal. Con le tradizionali due ore di ritardo già sperimentate all’andata (no comment) abbiamo preso il volo per la madrepatria. La nostalgia però era già tanta: Scozia, te lo prometto, prima o poi tornerò…