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Tra i libri che più mi sono di ispirazione nella mia passione per l’arte di apparecchiare (dovrò farveli vedere, prima o poi), c’è sicuramente Tavole del famoso architetto e interior designer Alberto Pinto (1943-2012). Ora, di tutto il libro, che pubblica un allestimento più incredibile dell’altro, sapete quale è la pagina su cui ho veramente lasciato il cuore? Eccola qua

Alberto Pinto, tavole

Cioè, ci rendiamo conto? Una stanza intera solo per piatti, bicchieri e compagnia meticolosamente censiti e archiviati, tutti sott’occhio e a portata di mano. Proprio come me insomma, che ormai ho roba ovunque, sistemata rispondendo solo al criterio “ok, qui ci sta”, tanto che spesso e volentieri mi dimentico di quello che ho e, se anche me lo ricordo, non so dove cercarlo.

Così, ispirata dal mio guru ma non disponendo di una vera stanza da utilizzare, ho deciso di crearne una virtuale. Ecco quindi che nelle prossime settimane (o più probabilmente mesi) mi dedicherò a un ambizioso progetto: censire e catalogare tutto quello che possiedo relativo alla tavola in un database che mi consenta di avere sempre una visione complessiva del mio corredo e mi permetta di recuperare al volo ciò che mi serve senza dover ogni volta ribaltare la casa.

Non so se ridere o piangere al pensiero (ho veramente di tutto di più e ho occupato ogni pertugio disponibile), ma voglio essere ottimista e pensare a quanto mi sarà utile il risultato finale: un impeccabile archivio virtuale dove saranno sufficienti pochi click per avere in perfetta evidenza ciò che potrebbe essermi utile in quel momento. E non escludo che, lungo la strada, la Marie Kondo che forse è in me (molto ben nascosta, almeno al momento) faccia anche in modo che mi decida a declutterare qualcosina.

Non è un’idea meravigliosa? Ora si aprono le scommesse: avrò davvero il tempo e la pazienza di realizzare questo progetto? Ai posteri l’ardua sentenza…