Finalmente venerdì, Volersi bene

Finalmente venerdì! Cara commessa, ti scrivo…

Piano piano il blog riprende i suoi ritmi consueti. Per iniziare, torna “Finalmente venerdì!” la nostra rubrica per chiudere in leggerezza la settimana. Oggi la dedico a quelle multiformi e misteriose creature che sono le commesse. Ne ho incrociate tre, questa settimana, alle quali mi sento di indirizzare, con tutto l’affetto possibile, queste righe.

Pacchetti di annca

Cara commessa della nota catena di intimo, lo so che lavori a provvigione e quindi se non vendi non guadagni. Ma santo cielo, se ti chiedo un pigiama in fibra naturale, perché devi propormene dieci diversi dove l’etichetta indica sempre un’alta percentuale di sintetico? Invece di farmi perdere mezz’ora per niente (e perderla anche tu, che infatti non hai venduto un tubo) non potresti dirmi fin dall’inizio che in fibra naturale non hai nulla perché il sintetico non si stira e la gente lo preferisce? Poi sarò io a decidere se la cosa può avere o meno un risvolto interessante, ma almeno non mi sentirò presa in giro, o peggio ancora, non penserò che non sai nemmeno cosa vendi.

Cara commessa della nota catena di profumerie, pure tu probabilmente pagata a provvigione, se ti chiedo un fondotinta e le decine di euro che costa ti sembrano una vendita insufficiente, non approcciarmi con sguardo dall’alto in basso e frasi tipo “Beh ma un correttore per le occhiaie non ce lo vogliamo abbinare? E naturalmente un siero antiage!” perché A) per quel che ne sai tu, di correttori e sieri antiage potrei avere la casa piena e B) far sentire la cliente inguardabile sperando che così compri di tutto spesso – con me, sempre – ottiene l’effetto contrario. Perché invece non provi con “non so se ha visto, sono usciti i nuovi correttori: le interessa provarli? E abbiamo anche delle novità sui sieri antiage, se li usa le do qualche campione…” Magari mi piacciono e poi torno. E magari chiedo anche di te, così non ti perdi la vendita. Provare per credere.

Cara commessa del negozio di abbigliamento da gggiovani dove tutto sembra ammucchiato a caso, se ti chiedo un aiuto perché non vedo un colore o una taglia, invece di cercare sbuffando e continuando a parlare con la tua collega come se io manco ci fossi, o peggio ancora biascicare un annoiato “è tutto qua”, magari guardami in faccia, spreca un sorriso e se non hai quello che cerco sforzati di suggerirmi qualche alternativa senza che io sia per forza costretta a ribaltare l’intero negozio. Tanto lo sai benissimo che una donna (ahimè) della mia età può spendere più di una ragazzina, e allora fatti furba e approfittane, no? Magari non ti pagano a provvigione, ma se il negozio vende bene il tuo lavoro è più stabile, e la cosa dovrebbe comunque interessarti…

 

14 pensieri riguardo “Finalmente venerdì! Cara commessa, ti scrivo…”

  1. Eh, capisco che il lavoro da commessa sia difficile, ma troppo spesso, ahimé, il problema principale è che non sono affatto formate, e soprattutto mancano di comune buona educazione, fondamentale per lavorare al pubblico. Non intendo generalizzare ovviamente…
    Aprirei poi un capitolo a parte sulle cassiere dei supermercati!

    1. È sicuramente un lavoro faticoso e stressante, e la giornata storta può capitare a tutti, ma temo anch’io che il nocciolo del problema sia la formazione, poca e fatta male perché costa e porta via tempo al lavoro sul campo. Sull’educazione meglio tacere, ormai è un optional in tutti i campi, e mi sa che anche molti clienti dovrebbero darle un bel ripasso 😉

  2. La categoria che io detesto di più sono quelle delle profumerie, credo di sapere tutto su ogni cosa e ahimè capiscono meno di me…
    Poi sono d’accordo con il commento sopra, quello che manca veramente per stare a contatto con il pubblico è una vera formazione.

    1. Tra l’altro nel settore della cosmesi la competenza non è esattamente l’ultimo requisito necessario: la pelle è un organo delicato e sensibile , non le possiamo mettere su la qualunque perché pensiamo solo a seguire le mode!

    1. Ecco appunto, perché poi va a finire così è poi tutti a piangere perché i negozi chiudono. Pensa che qualche mese fa in un negozio di casalinghi mi sono sentita dire che i piatti Spode erano introvabili perché la manifattura era praticamente fallita. Sono tornata a casa, li ho ordinati i su Internet e mi sono arrivati tre giorni dopo. Per dire.

  3. Se lavori in pubblico alla clientela non interessa se la tua vita fa schifo e se sei sottopagata. Devi sempre essere gentile, salutare e portare un sorriso stampato in faccia altrimenti cambia lavoro, ormai sono poche le commesse

  4. Ciao cara DB proprio ieri facevo una considerazione con i miei bambini sulla signora che ha aperto una cortoleria vicino casa, solare e sorridente che ti invoglia all’acquisto. Spero continui così, una cliente fissa sicuramente la avrà con tutto quello che serve per la scuola :). Poi, ho fatto la commessa solo per un periodo, solo al sabato, così per “sport” solo per dare una mano alle mie amiche-colleghe nel giorno più intenso e sotto le feste, nonostante andassi a letto tardissimo dopo la discoteca :)…ero pimpante e sorridente, certo non era il mio lavoro fisso ma almeno cercavo di essere gentile proprio come pretendo siano con me quando chiedo qualche articolo.
    Buon weekend baci luisa

    1. Sono assolutamente d’accordo, anni fa avevo sotto casa un piccolo alimentari gestito da un signore simpaticissimo. C’era sempre la fila perché era un piacere andarci a prescindere da quello che vendeva. Poi la gestione è cambiata, è subentrato un ragazzotto ombroso e scortese e la clientela è sparita. La persona giusta dietro il bancone fa decisamente la differenza!

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